‘Ndrangheta: operazione Rimpiazzo contro i Piscopisani, la Dda chiede nuovi arresti

Dinanzi al Tribunale del Riesame discusso l’appello della Procura distrettuale avverso il rigetto del gip all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di otto indagati

Dinanzi al Tribunale del Riesame discusso l’appello della Procura distrettuale avverso il rigetto del gip all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di otto indagati

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Per la Dda di Catanzaro devono andare in carcere, per la difesa – che concorda ovviamente sul punto con le valutazioni del gip distrettuale – devono restare a piede libero. Si tratta di otto indagati dell’inchiesta “Rimpiazzo” contro il clan dei Piscopisani per i quali il gip distrettuale, Carmela Tedesco, nell’aprile scorso ha rigettato la misura cautelare e nei cui confronti la Dda di Catanzaro ha presentato appello al Tribunale del Riesame. Dinanzi al Tdl, pertanto, è stato stamane discusso l’appello della distrettuale che ha chiesto l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di: Giuseppe Brogna, 61 anni, Giuseppe D’Angelo, 45 anni, Nazzareno Felice, 58 anni (tutti difesi dall’avvocato Francesco Muzzopappa), Giuseppe Merlo, 45 anni, Saverio Merlo, 41 anni (difesi dall’avvocati Francesco Lione), Domenico D’Angelo, 56 anni (assistito dall’avvocato Gaetano Scalamogna), Caterina Cutrullà, 40 anni (avvocati Gabriele Bordoni e Luigi La Scala) e Pasquale Fiorillo, 43 anni (avvocato De Fazio). Tali indagati sono tutti di Piscopio e nei loro confronti il Tribunale del Riesame dovrà decidere se confermare la decisione del gip in ordine alla mancanza di elementi giustificativi per l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare oppure ribaltare tale decisione decidendo per una custodia in carcere o ai domiciliari. 

Nei confronti di Giuseppe Brogna, Giuseppe D’Angelo, Nazzareno Felice e Domenico D’Angelo, l’accusa è quella di associazione mafiosa con ruoli ben definiti all’interno del clan dei Piscopisani al cui vertice vengono indicati Nazzareno Fiorillo (alias “U Tartaru”), Pino Galati, Rosario Battaglia, Rosario Fiorillo (alias “Pulcino”), Michele Fiorillo (detto “Zarrillo”). In particolare, Giuseppe D’Angelo (detto “Pino Il Biricchino”) sarebbe stato un partecipe della “società minore” di Piscopio con il grado di “punteruolo”, mettendo a disposizione degli associati la propria abitazione per le riunioni. Giuseppe Brogna avrebbe invece avuto il grado di “picciotto” all’interno della consorteria di Piscopio, prendendo parte alle riunioni in cui venivano decise le strategie delittuose del clan dei Piscopisani. Domenico D’Angelo, anche lui con il grado di “picciotto”, oltre a prendere parte attivamente alle riunioni in cui venivano decise le strategie delittuose da seguire nella guerra di mafia contro il clan Patania di Stefanaconi, è accusato di aver partecipato alle fasi propedeutiche del tentato omicidio ai danni di Andrea Patania, reperendo l’autovettura che sarebbe stata utilizzata per l’attentato. Ruolo importante anche quello che la Dda delinea per Nazzareno Felice il quale avrebbe preso parte all’associazione mafiosa con il compito di mantenere i rapporti con gli altri clan del Vibonese. Per Pasquale Fiorillo – figlio di Michele Mario Fiorillo, ucciso nel settembre del 2011 dal clan Patania di Stefanaconi – l’accusa è quella di aver preso parte al clan dei Piscopisani con compiti di ausilio e collaborazione di tipo operativo e logistico, mettendo materialmente a disposizione degli associati la propria abitazione per le riunioni. Concorso esterno in associazione mafiosa sono poi le accuse nei confronti di Giuseppe e Saverio Merlo, mentre Caterina Cutrullà (moglie di Sasha Fortuna) è accusata di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico.   In foto dall’alto in basso: Giuseppe Brogna, Giuseppe D’Angelo, Giuseppe Merlo, Saverio Merlo, Domenico D’Angelo, e Pasquale Fiorillo

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