Sorveglianza speciale al collaboratore Mantella, la Cassazione sconfessa i giudici di merito

Per la Suprema Corte, Tribunale di Vibo e giudici d’appello di Catanzaro non hanno tenuto conto della sua ammissione al programma di protezione

Per la Suprema Corte, Tribunale di Vibo e giudici d’appello di Catanzaro non hanno tenuto conto della sua ammissione al programma di protezione

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Accolto dalla prima sezione penale della Cassazione il ricorso di Andrea Mantella, 47 anni, di Vibo, dal 2016 collaboratore di giustizia. Sarà quindi necessario un nuovo esame da parte della Corte d’Appello di Catanzaro in ordine alla sua pericolosità sociale e, quindi, dei presupposti giustificativi dell’irrogazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. La misura di prevenzione era stata applicata ad Andrea Mantella – ex elemento di spicco del clan Lo Bianco e negli ultimi a nni a capo di un autonomo gruppo operante a Vibo – il 18 aprile dello scorso anno dal Tribunale di Vibo Valentia ed era stata poi confermata dalla Corte d’Appello. Tale ultima decisione è stata quindi appellata in Cassazione che ha ora dato ragione ad Andrea Mantella. I giudici d’appello di Catanzaro avevano sottolineato, in sostanziale adesione alla tesi del Tribunale di Vibo, che la novità determinata dalla collaborazione con la giustizia di Andrea Mantella “non era dimostrativa nel caso concreto del venir meno dell’attualità della sua pericolosità sociale, dal momento che, dovendo tenersi conto anche dei vantaggi che si connettevano alla suddetta collaborazione, non poteva sussistere automatismo tra l’espressione della volontà di coadiuvare gli inquirenti e la cessazione della proclività a delinquere”. 

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La Corte d’Appello di Catanzaro aveva poi aggiunto che, nel caso di specie, era da considerarsi “l’indubbia caratura criminale di Mantella, autore di molteplici reati, fra cui quelli di omicidio e di associazione a delinquere di stampo mafioso, per condotte commesse fino al 2008 e non vi era ragionevole certezza che egli avesse eliso il vincolo associativo con la consorteria di appartenenza e avesse deciso di mutare il suo stile di vita”. Per la Cassazione, però, alla luce delle allegazioni della difesa di Mantella, era compito dei giudici di merito accertare “in concreto, alla luce della modificata situazione, la sussistenza o meno della pericolosità sociale di Mantella, accertamento che non poteva che essere effettuato verificando se gli ulteriori elementi dedotti e in primo luogo la collaborazione con la giustizia e l’avvio del corrispondente programma di protezione, con il dedotto distacco dalla compagine criminale a cui era appartenuto. In particolare, l’ammissione di Mantella al programma di protezione per i collaboratori di giustizia avrebbe dovuto essere oggetto di vaglio specifico, e non nominalistico, posto che lo stesso inserimento nel programma implica un accertamento positivo delle qualità personali, che non richiedono, quindi, un onere dimostrativo da parte dell’interessato ai fini della valutazione sulla persistenza della pericolosità sociale: in tal caso, diviene, pertanto, necessario procedere al controllo del requisito della pericolosità sulla base di elementi di fatto idonei a superare la presunzione che il soggetto abbia troncato i rapporti con l’ambiente criminale, radicata sulla sua ammissione al programma di protezione per i collaboratori di giustizia. Da qui l’annullamento con rinvio operato dalla Cassazione in ordine alla misura della sorveglianza speciale inflitta ad Andrea Mantella. Per l’annullaento con rinvio della decisione della Corte d’Appello di Catanzaro si era espressa anche la Procura generale della Cassazione. 

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