‘Ndrangheta: processo Black money contro i Mancuso, in Appello il troncone dell’abbreviato

I giudici di secondo grado di Catanzaro fissano il nuovo processo per sette imputati dopo gli annullamenti in Cassazione dello scorso anno

I giudici di secondo grado di Catanzaro fissano il nuovo processo per sette imputati dopo gli annullamenti in Cassazione dello scorso anno

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Si riparte dalla Corte d’Appello di Catanzaro per il troncone in abbreviato del processo nato dall’operazione antimafia “Black money” contro il clan Mancuso. Sono sette gli imputati che dovranno affrontare un nuovo giudizio di secondo grado dopo che il 19 febbraio dello scorso anno la prima sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio la precedente sentenza. La Corte d’Appello di Catanzaro ha quindi ora fissato il processo che inizierà l’11 settembre prossimo nei confronti dei seguenti imputati: Giovanni D’Aloi (cl. ’66), di Nicotera, ma residente a San Calogero, che era stato condannato in appello a 8 anni, 6 mesi e 20 giorni. Nei suoi confronti si è registrato un annullamento con rinvio per alcuni reati legati alle armi e quindi un rinvio ai giudici d’appello per la rideterminazione della pena essendogli invece stata confermata la responsabilità penale per il reato di associazione mafiosa; Antonio Pantano (cl. 57), nativo di San Calogero ma residente a Santa Maria di Ricadi, condannato in appello a 2 anni e 10 mesi per reati legati alle armi ma assolto dall’accusa di associazione mafiosa. Per lui dovrà dunque procedersi alla rideterminazione della pena; Ercole Palasciano (cl. ’61), commercialista di Catanzaro (condannato nel procedente giudizio d’appello a un anno e 4 mesi); Francesco L’Abbate (cl. ’76), avvocato di Reggio Calabria, che era stato condannato in appello a 6 mesi; Domenico Musarella (cl. ’75) di Campo Calabro, condannato in precedenza a 6 mesi in appello; Antonio Cuturello (cl. ’90), di Nicotera, condannato nel precedente giudizio d’appello a 5 anni e 6 mesi (annullamento con rinvio per il reato di associazione mafiosa e condannato per reati legati alle armi); Orazio Cicerone (cl. ’73) di Limbadi che in appello era stato condannato a 5 anni e 4 mesi (annullamento per rideterminare la pena). 

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Il 19 febbraio dello scorso anno, la sentenza era stata invece confermata dalla Cassazione per: Fabio Costantino (cl. ’77) di Comerconi, frazione di Nicotera (5 anni e 6 mesi, ma già assolto in appello dall’associazione mafiosa); Giuseppe Costantino (cl. ’66), di Nicotera ma residente a Vibo Valentia (6 anni, 4 mesi e 20 giorni per usura, ma assolto già in appello dall’associazione mafiosa; Francesco Tavella (cl. ’68), di Portosalvo, frazione di Vibo Valentia (5 anni e 5 mesi). [Continua dopo la pubblicità]

Nutrito il collegio di difesa rappresentato dagli avvocati: Giuseppe Di Renzo, Sergio Rotundo, Leopoldo Marchese, Michelangelo Miceli, Giovanni Vecchio, Guido Contestabile, Francesco Muzzopappa, Francesco Calabrese, Aldo Labate, Francesco Gambardella, Franco Coppi, Giancarlo Pittelli, Salvatore Staiano, Giangregorio De Pascalis, Alfredo Gaito, Massimo Krogh, Maria Claudia Conidi.

L’operazione “Black money” era scattata nel marzo del 2013 con il coordinamento della Dda di Catanzaro. Nel troncone ordinario celebrato dinanzi al Tribunalecollegiale di Vibo Valentia non ha retto l’accusa di associazione mafiosa a carico dei vertici del clan Mancuso ed è in corso il processo d’appello nei confronti di 11 imputati, mentre altre assoluzioni definitive (in quanto non appellate in Cassazione) si erano registrate nel troncone dell’abbreviato. 

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