mercoledì,Ottobre 5 2022

Emanuele Mancuso si rivolge a Mattarella e denuncia che la figlia si trova in mano al clan

Il collaboratore di giustizia scrive anche al Garante per l’infanzia lamentando un sistema e servizi sociali che non funzionano, non tutelano la minore (affidata alla madre condannata) e parla di “complotto” per farlo recedere dalla collaborazione

Emanuele Mancuso si rivolge a Mattarella e denuncia che la figlia si trova in mano al clan
Emanuele Mancuso
Nancy Vera Chimirri

Il collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso – per come reso noto dal suo legale, Antonia Nicolini – ha inoltrato due lettere per denunciare la situazione della figlia di quattro anni, affidata al servizio sociale dopo la sua scelta di collaborare con gli inquirenti. Una lettera è stata indirizzata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, un’altra a Carla Garlatti, autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza.
Sono convinto che ci sia un inquietante complotto per stancarmi e indurmi ad abbandonare la collaborazione con la giustizia. E lo strumento è mia figlia”, denuncia Emanuele Mancuso. “Sette giorni prima che nascesse la mia primogenita, ho deciso di collaborare con la giustizia” si legge nella lettera inviata a Mattarella quale “custode e garante della nostra Costituzione. Mi riferisco soprattutto agli articoli che riguardano i doveri e i diritti dei cittadini e soprattutto la tutela dell’infanzia”.Emanuele Mancuso ipotizza quindi un complotto per indurlo ad abbandonare la collaborazione con la giustizia e il programma di protezione”. [Continua in basso]

Sergio Mattarella

Nelle lettere inviate a Mattarella e Garlatti, Emanuele Mancuso ribadisce di voler continuare a collaborare con la giustizia, ricordando che la sua ex compagna Vera Nensy Chimirri – madre della bimba e che non ha aderito al programma di protezione – è stata condannata a 4 anni per violenza privata e intralcio alla giustizia (con l’aggravante delle finalità mafiose). Nensy Vera Chimirri è stata anche condannata al risarcimento dei danni (da liquidarsi in separata sede) in favore di Emanuele Mancuso (in proprio e in qualità di genitore della figlia). Mediante violenza psichica e paventando la possibilità di non poter vedere la figlia minore avrebbe cercato di costringere Emanuele Mancuso a interrompere la collaborazione con la giustizia avviata il 18 giugno 2018 e ad uscire dal programma di protezione il 20 maggio 2019. Nancy Chimirri avrebbe poi fatto recapitare al compagno una foto della figlia in braccio al fratello Giuseppe Mancuso, preannunciandogli che la strategia difensiva dei familiari era quella di farlo passare per pazzo.

Pantaleone Mancuso (Ingegnere)

Emanuele Mancuso nelle due lettere denuncia “continui maltrattamenti” che la sua bambina subirebbe da parte degli operatori dei servizi sociali, fatti segnalati da tempo ma che avrebbero registrato sinora il “totale disinteresse da parte di tutti”. Il collaboratore avrebbe chiesto da tempo di essere ascoltato anche dalla Dda di Catanzaro. Lamentata poi la fatiscenza dei locali nei quali sta incontrando la figlia per poco più di 60 minuti, “con la perpetrazione da parte degli assistenti sociali di atteggiamenti traumatici”. Emanuele Mancuso spiega poi che la sua ex compagna Nency Vera Chimirri “in tutta tranquillità e serenità, interloquisce e si incontra con soggetti del calibro di Mancuso Giuseppe e Mancuso Pantaleone, alias l’Ingegnere”, cioè il fratello ed il padre dello stesso collaboratore.

Nel corso di uno degli incontri, la bambina si sarebbe inoltre rivolta a lui chiamandolo “uccello canterino”, uno dei tanti appellativi che nel mondo dei clan si riservano ai pentiti e secondo Mancuso frutto del clima creatole dalla madre. “Alcune distorsioni del sistema stanno permettendo a mia figlia – conclude Emanuele Mancuso – di crescere a contatto con la madre, che non si è mai dissociata dalla famiglia d’origine, la cosiddetta cosca Mancuso, custodendone i segreti criminali più stretti, ma le viene vietato di avere relazioni costanti e significative con me che ho deciso di recidere ogni legame con la criminalità organizzata”.

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