mercoledì,Maggio 18 2022

‘Ndrangheta: revocato il carcere duro all’ergastolano Pasquale Pititto

Decisione del Tribunale di Sorveglianza di Roma dopo un precedente annullamento con rinvio ad opera della Cassazione. Il 54enne di San Giovanni di Mileto si trova da tempo su una sedia a rotelle dopo un agguato

‘Ndrangheta: revocato il carcere duro all’ergastolano Pasquale Pititto
Pasquale Pititto

Il Tribunale di Sorveglianza di Roma, chiamato a decidere sulla proroga del regime di 41 bis (carcere duro) disposta dal Ministero della Giustizia (in data 8 marzo 2018) nei confronti di Pasquale Pititto, 54 anni, di San Giovanni di Mileto, ha revocato la misura accogliendo i rilievi della difesa che di recente aveva ottenuto un annullamento con rinvio da parte della Corte di Cassazione. Pasquale Pititto, difeso dagli avvocati Francesco Sabatino, Giovanni Marafioti e Barbara Amicarella, era stato sottoposto al carcere duro in seguito all’arresto per l’operazione antidroga denominata “Stammer”, essendo ritenuto dalla Dda di Catanzaro a capo di un cartello dedito all’importazione di centinaia di chili di cocaina dal Sud America. Pasquale Pititto dall’inchiesta Stammer è stato però assolto in primo e secondo grado a fronte di una richiesta di condanna a 30 anni di reclusione. Nel procedimento dinanzi al Tribunale di Sorveglianza di Roma, la Procura nazionale antimafia aveva insistito per la proroga del regime del carcere duro, anche sulla base dell’operazione Miletos, ma i giudici hanno revocato il 41 nei confronti di Pititto che allo stato rimane detenuto in regime di alta sicurezza in attesa di ulteriori determinazioni da parte del Tribunale di Sorveglianza di Bologna sulle sue condizioni di salute. [Continua in basso]

Pasquale Pititto sta attualmente scontando l’ergastolo per l’omicidio di Pietro Cosimo (esecutore materiale insieme a Nazzareno Prostamo), delitto consumato a Catanzaro su mandato del boss dei Gaglianesi, Girolamo Costanzo, che pagò all’epoca per il fatto di sangue cinque milioni di lire ai due vibonesi. Pasquale Pititto ha poi rimediato una condanna a 25 anni di reclusione definitiva nel processo nato dalla storica operazione “Tirreno” scattata nel 1993 ad opera dell’allora pm della Dda di Reggio Calabria, Roberto Pennisi. Unitamente al cognato Michele Iannello (collaboratore di giustizia e condannato per l’omicidio di Nicolas Green), Pasquale Pititto è stato ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio di Vincenzo Chindamo e del tentato omicidio di Antonio Chindamo, fatti di sangue commessi a Laureana di Borrello l’11 maggio 1991 su mandato del boss Giuseppe Mancuso di Limbadi (da qualche mese in libertà dopo aver scontato la pena). Nel delitto dei Chindamo sono poi rimasti coinvolti anche i vertici dei clan Piromalli e Molè di Gioia Tauro, alleati ai Mancuso nell’eliminazione dei due elementi del clan Chindamo contrapposti al clan dei Cutellè di Laureana appoggiato dai Piromalli-Molè-Mancuso.
Pasquale Pititto si trova su una sedia a rotelle dopo aver subito negli anni ’90 un tentato omicidio ad opera del contrapposto clan Galati di San Giovanni di Mileto.

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