domenica,Febbraio 5 2023

Rapina a Vibo Marina: due condanne in Cassazione

Vittima la titolare di un supermercato a Zambrone, aggredita nel luglio 2018 prima alla nuca e poi con un pugno in faccia per poi vedersi sottratta la borsa contenente l’incasso della giornata

Rapina a Vibo Marina: due condanne in Cassazione
Rosario Pardea

Diventano definitive le condanne nei confronti di Giacomo Colace, 55 anni, di Portosalvo, e Rosario Pardea, 51 anni, di Vibo Marina, accusati di rapina aggravata in concorso. La seconda sezione penale della Cassazione ha infatti ritenuto inammissibili i loro ricorsi confermando la pena a 2 anni e 8 mesi nei confronti di Colace ed a 4 anni nei confronti di Pardea. La sentenza in appello era stata emessa a Catanzaro l’8 gennaio 2021, mentre in primo grado erano stati giudicati con rito abbreviato (che è valso loro uno sconto di pena pari ad un terzo).
Giacomo Colace avrebbe fatto da basista e Rosario Pardea da esecutore materiale della rapina. Vittima, la titolare del supermercato Contè di Zambrone (Antonella Liberata Malara), attesa sotto casa il 29 luglio 2018 e qui aggredita alle spalle da Rosario Pardea che l’avrebbe prima percossa violentemente alla nuca per poi sferrarle un pugno in faccia prima di impadronirsi della borsa contenente l’incasso della giornata: 6.500 euro. [Continua in basso]

A fornire gli orari e le abitudini della titolare del supermercato sarebbe stato Giacomo Pietro Colace (la cui figlia lavorava come dipendente proprio all’interno del supermercato ma è risultata totalmente estranea alla vicenda). Rosario Pardea si sarebbe quindi portato in viale delle Industrie a Vibo Marina nei pressi dell’abitazione della titolare del supermercato monitorando l’intera zona. Qui Pardea, individuata la vittima, con il volto travisato, ha aggredito la vittima alle spalle per impossessarsi della borsa con il denaro. E’ stata la stessa donna, una volta rialzatasi, a chiamare la polizia che, intervenuta prontamente sul posto, è riuscita prima a recuperare la borsa ed il cellulare di cui i rapinatori si erano liberati dopo aver prelevato il denaro, e poi grazie alla visione delle immagini di alcuni impianti di videosorveglianza presenti nella zona, riuscire ad individuare Rosario Pardea. Anche la vittima ha riconosciuto dalle immagini il suo aggressore in Rosario Pardea. Quest’ultimo, all’atto di una perquisizione, è stato trovato con 1.500 euro in contanti nascosti negli slip ma è stato necessario acquisire altri elementi per arrivare agli arresti e chiudere così il cerchio sulla rapina.

Secondo la Cassazione, la Corte d’appello di Catanzaro è «pervenuta alla conferma dell’affermazione della penale responsabilità sulla scorta di una molteplicità di elementi probatori adeguatamente vagliati e considerati, dovendosi ribadire che il giudizio sulla rilevanza ed attendibilità delle fonti di prova è devoluto insindacabilmente ai giudici di merito».

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