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Il raggiro del Pennello di Vibo Marina e la sdemanializzazione ignorata dalle istituzioni. Intervista all’avvocato Albanese

Si continua a non dare seguito alla legge Murmura. Ecco la cronistoria di una vicenda paradossale e incredibile dove un ruolo importante lo gioca il Comune, con beni pubblici inalienabili oggetto di un atto di compravendita affetto da nullità assoluta e richieste alle istituzioni – Capitaneria, Procura e Corte dei Conti – rimaste sinora inascoltate

Il raggiro del Pennello di Vibo Marina e la sdemanializzazione ignorata dalle istituzioni. Intervista all’avvocato Albanese
L’avvocato Michele Albanese

Dopo l’articolo pubblicato il 19 gennaio scorso sull’annosa vicenda del quartiere Pennello e la successiva replica della dirigente del Comune, Adriana Teti, vista la notevole rilevanza pubblica della vicenda e il conseguente interesse che ha suscitato nei lettori, abbiamo ritenuto opportuno interpellare l’avvocato Michele Albanese, il quale segue da anni i coniugi Dragone-Vinci nel giudizio avviato per il riconoscimento dell’usucapione nonché nei vari procedimenti penali in cui sono chiamati a rispondere da imputati per reati concernenti la presunta occupazione di suolo demaniale nell’ambito della località Pennello.

Abbiamo quindi richiesto al legale un’intervista nel corso della quale sono emerse più ombre che luci sull’operato delle Amministrazioni coinvolte. Ne pubblichiamo integralmente il contenuto lasciando ai nostri lettori ogni ulteriore considerazione in merito. [Continua in basso]

Avvocato, da quanto tempo assiste la famiglia Dragone-Vinci nelle vicende giudiziarie concernenti il quartiere Pennello?

Assisto i Sigg.ri Dragone dall’agosto 2019, da quando cioè il personale della locale Capitaneria di Porto ha proceduto al sequestro di una cassa mobile di proprietà della sig.ra Vinci e da questa adibita a chiosco per la vendita, durante il periodo estivo, di bevande e dolciumi. Ricordo che il chiosco era stato posizionato all’interno di una delle particelle possedute dai Dragone-Vinci sita nell’area Pennello e la Sig.ra era in possesso di tutte le necessarie autorizzazioni per la vendita itinerante dei prodotti in questione. Nella circostanza, tuttavia, il personale della Capitaneria ritenne che il piccolo chiosco si trovasse su suolo demaniale e quindi ne dispose il sequestro procedendo a denunciare la Sig.ra Vinci alla locale Procura della Repubblica. Il procedimento risulta tuttora pendente  e siamo in attesa delle determinazioni dell’Ufficio di Procura. Successivamente, a distanza di poco tempo, anche il suocero della Sig.ra Vinci, cioè il Sig. Antonio Dragone è stato destinatario di una denuncia per occupazione di suolo demaniale commesso mediante edificazione di alcuni corpi di fabbrica ubicati anche questi all’interno dell’area Pennello e il procedimento si trova pendente davanti al Tribunale monocratico di Vibo Valentia in fase istruttoria.  

Vuole raccontarci cosa ha avuto modo di accertare in relazione alla situazione del quartiere Pennello?

Guardi, in relazione alla vicenda Pennello devo confessarle, innanzitutto, che dal 2019 tento, senza ahimè riuscirci, di rappresentare alle amministrazioni interessate, in primis la Capitaneria di Porto, un fatto del tutto evidente: cioè che l’area in questione non è più demanio dal 1973, da quando cioè la c.d. “legge Murmura” ne ha sancito la sclassifica. A tal proposito, ricordo che qualche anno addietro avevo anche chiesto di poter conferire personalmente con il comandante della Capitaneria nel tentativo di poter avviare un’interlocuzione con l’amministrazione che speravo potesse servire a fare luce su una vicenda molto fosca che, col passare del tempo, presenta aspetti sempre più inquietanti. Purtroppo il comandante dell’epoca non ritenne opportuno incontrarmi e preferì farmi ricevere da un suo sottoposto il quale, tra l’altro, era uno degli stessi sottoufficiali che aveva poco tempo prima proceduto al sequestro nei confronti della Sig.ra Vinci e che poco o nulla sapeva delle questioni sottese. Lascio alla sua immaginazione quale sia stato l’esito dell’incontro. [Continua in basso]

Ma, se ho ben capito, l’intero quartiere Pennello nel 1973 ha cessato di essere demanio?

Esatto. Lei ha inteso perfettamente.

Ma scusi avvocato, com’è possibile che le amministrazioni coinvolte e gli organi competenti non siano a conoscenza di questa situazione?

Personalmente penso che alcuni soggetti siano perfettamente consapevoli di tale circostanza e fingono di ignorarla; altri ne hanno tratto e sperano di poterne trarre ancora beneficio. Gli unici a ignorarla incolpevolmente sono molti degli abitanti del quartiere Pennello i quali, malgrado siano ormai divenuti proprietari degli immobili per averli posseduti ininterrottamente per oltre venti anni dall’epoca della sdemanializzazione, continuano a subire vessazioni da parte di quelle amministrazioni che avrebbero dovuto dare seguito alle prescrizioni della legge Murmura e trasferire la proprietà di ciascuna unità immobiliare a chi ne aveva il possesso. Tutta la porzione del comprensorio Pennello, delimitata dal torrente Bravo e dalla via provinciale, era stata sdemanializzata dalla legge Murmura che ne aveva previsto infatti il trasferimento dal Demanio al Comune di Vibo e da questo a ciascuno dei soggetti occupanti. Ed è proprio nella fase del trasferimento dal Demanio al Comune che si registra il primo dei “giochi di prestigio” di cui le parlavo.

A cosa si riferisce quando parla di “giochi di prestigio”?

Mi riferisco al fatto che il trasferimento dal Demanio al Comune era funzionale, come le ho già detto, alla successiva cessione degli immobili ai singoli occupanti. Le Amministrazioni interessate, cioè Comune e Demanio, nel delimitare la porzione di territorio da trasferire in proprietà al Comune, invece che osservare il disposto della legge Murmura, che aveva individuato e circoscritto la zona sdemanializzata indicando precisi confini naturali – torrente Bravo e strada provinciale -, hanno pensato bene di escludere dal trasferimento alcuni degli immobili che rientravano nella zona delimitata dalla legge Murmura, tra cui quello di Dragone, e ne hanno invece inserito altri, che si trovavano da tutt’altra parte, in zone limitrofe ed estranee all’intervento di sdemanializzazione operato dalla legge Murmura. Il risultato è stato che gli immobili di Dragone e di qualche altro sventurato abitante del Pennello, sebbene sdemanializzati, sono rimasti fuori dalla cessione fatta a beneficio del Comune e sottratti alla prospettiva di essere dal Comune ceduti agli occupanti.
Altri immobili appartenenti al Demanio, invece, pur non essendo stati oggetto di alcuna sclassifica, sono stati surrettiziamente inseriti nel medesimo atto di compravendita con cui il demanio ha trasferito al Comune gran parte degli immobili sdemanializzati ubicate nell’area Pennello.
L’operazione di delimitazione dell’area oggetto di trasferimento, peraltro, presenta aspetti che sono davvero surreali. Pensi che la planimetria predisposta al fine di individuare gli immobili oggetto di cessione al Comune opera su alcuni manufatti un taglio parziale amputando camere da letto o verande. Nel caso degli immobili di Dragone e di qualche altro soggetto, invece, l’operazione di trasferimento dal Demanio al Comune, senza un’apparente ragione, ne ha visto estromessi completamente le unità immobiliari malgrado esse si trovassero al centro dell’area e senza dubbio all’interno dei confini naturali indicati dalla legge Murmura.
Nei confronti di costoro il Comune di Vibo, con incredibile solerzia, ha recentemente ingiunto la demolizione dei manufatti anche se mal gliene incolse dal momento che, nel caso di Dragone, il Consiglio di Stato ha sospeso in via cautelare il provvedimento aprendo scenari davvero interessanti. A voler pensar male si potrebbe sospettare che l’estromissione degli immobili di Dragone e di altri sia stata operata per compensare l’incremento dovuto all’inserimento surrettizio dei citati immobili non sdemanializzati, affinché il totale dei metri quadrati ceduti rimanesse nell’ambito della cifra indicata dalla legge Murmura, e cioè circa 150.000 mq. Ma a pensar male si fa peccato e quindi… [Continua in basso]

Chi guadagna e chi perde in questa situazione?

Beh, mi pare evidente che a perdere siano, ancora una volta, i più deboli, cioè le centinaia di cittadini-elettori che vivono in quel comprensorio e che da cinquant’anni attendono di vedersi riconosciuto un diritto che spetta loro per legge. A trarre vantaggio sono invece tutti coloro che occupavano, magari in regime concessorio, quegli immobili demaniali che, pur non essendo stati oggetto di sdemanializzazione ad opera della legge Murmura, sono stati tuttavia surrettiziamente e illegittimamente ceduti al Comune con la prospettiva che quest’ultimo ne trasferisca a costoro la proprietà, magari anche ad un prezzo particolarmente appetibile. Non credo tuttavia che ciò accadrà poiché, dopo tanti sforzi, sono convinto che la verità stia emergendo e, pertanto, chi di dovere sarà costretto, purtroppo credo soltanto obtorto collo, a prendere atto dell’enorme raggiro e ad intervenire di conseguenza. Del resto, gli immobili non sdemanializzati di cui stiamo trattando, non avendo perso la loro natura di beni pubblici inalienabili ed inusucapibili, sono stati oggetto di un atto di compravendita affetto da nullità assoluta ed insanabile a fronte del quale le Amministrazioni competenti dovrebbero, a mio avviso, agire immediatamente in autotutela onde limitare i già enormi danni erariali causati dalla scellerata gestione dell’intera operazione.

E forse sarebbe il caso che pure la Corte dei Conti si occupasse di una vicenda che, sotto il profilo del pregiudizio economico per la collettività, appare di enorme gravità. Se lei riflette, infatti, è dal 2011, cioè dal momento in cui tali beni demaniali sono stati illegittimamente ceduti al Comune, e dunque sottratti alla loro naturale e necessaria destinazione di pubblica utilità, che gli occupanti di essi non pagano canoni concessori con perdite rilevanti per l’Erario.

Ma tutto questo che lei riferisce è mai stato portato a conoscenza dei responsabili delle varie amministrazioni?

Come le dicevo ho tentato di conferire con il comandante della Capitaneria di porto con i risultati che le ho già anticipato; al Comune di Vibo, nell’agosto del 2021, in seguito all’avvio del procedimento che sarebbe poi esitato nell’ordine di demolizione a carico di Dragone – Vinci, ho notificato una memoria difensiva in cui, sia pure sinteticamente, rappresentavo i termini della questione; francamente le confesso che speravo che il sindaco, che so essere avvocato, riscontrasse tali note e cogliendo la gravità dei fatti rappresentati, avviasse un’attività interlocutoria in contraddittorio per approfondire la questione e verificarne la fondatezza. Anche in questo caso, purtroppo, mi sono scontrato con il solito muro di gomma.

Ma il sig. Dragone ha mai denunciato questi fatti all’autorità giudiziaria?

Vista la delicatezza della vicenda, più di due anni addietro abbiamo avanzato istanza al procuratore di Vibo Valentia per poter conferire preventivamente e siamo in attesa di essere convocati.

Da più di due anni?

Sì, ma ormai penso che non abbia più alcuna utilità e temo, purtroppo, che i Sigg.ri Dragone abbiano ormai perso fiducia in una giustizia penale che, finora, ha colpito soltanto loro accusandoli ingiustamente di occupare suolo demaniale.

Che prospettive ci sono, secondo lei, per gli abitanti del Pennello?

Io ritengo, come le dicevo prima, che tutti coloro i quali possiedono gli immobili ricadenti nell’area delimitata dal torrente Bravo e dalla via Provinciale, siano ormai proprietari dal 1993, dalla maturazione cioè del termine ventennale previsto dalla legge per conseguire l’acquisto a titolo originario per usucapione. Tutti coloro i quali si trovino in questa condizione possono proporre un’azione giudiziaria per chiedere che venga accertato a loro favore l’intervenuto acquisto per usucapione dei singoli immobili occupati.

Adriana Teti

Avvocato, cosa pensa a proposito delle repliche pubblicate dalla nostra testata a firma della dott.ssa Teti, dirigente del Comune di Vibo Valentia, rispetto al precedente articolo sulla vicenda Pennello?

Penso, ma ovviamente è un mio personalissimo parere, che la dirigente Teti, seguendo il suggerimento di Oscar Wilde, avrebbe fatto meglio a tacere, lasciando ai lettori il dubbio che costei potesse essere effettivamente estranea alla vicenda. Quello che la Teti scrive in proposito, infatti, ha il colore di un tentativo maldestro di prendere le distanze rispetto a quanto narrato nell’articolo, mediante argomentazioni che sono del tutto inconsistenti e, per certi versi, mi sia consentito, anche offensive dell’intelligenza dei lettori. La dott.ssa Teti parla di “planimetrie su cui si è operata la sdemanializzazione” fingendo di non sapere, e ove effettivamente non lo sapesse la cosa sarebbe molto grave, che la sdemanializzazione è intervenuta per effetto della legge Murmura nel 1973 e le planimetrie a cui la dirigente si riferisce sono state predisposte soltanto successivamente per delimitare la zona da trasferire con atto di compravendita dal Demanio al Comune.

Le planimetrie non servivano a sdemanializzare alcunché e sono, ovviamente, successive alla sclassificazione dell’area. In ogni caso, se non ricordo male, nell’articolo al quale la dott.ssa Teti ha inteso replicare, la stessa Teti e tale Cefalà venivano accusati di avere beneficiato di una surrettizia sdemanializzazione e cessione al Comune di Vibo dei beni da loro occupati finalizzata a consentire a costoro di divenirne proprietari allorquando l’Ente si determinerà a trasferire detti beni agli occupanti. In quell’articolo, quindi, si citavano due casi concreti, quelli per l’appunto relativi alla Teti e a Cefalà, espressione di quel meccanismo di cui parlavo sopra, finalizzato a consentire un’illecita acquisizione da parte di privati di immobili aventi natura demaniale e surrettiziamente inseriti nell’atto di vendita del 2012 intervenuto tra il Demanio e il Comune. Allora è su questo che la Teti avrebbe dovuto semmai replicare, non su questioni tecniche afferenti la sdemanializzazione dell’area e delle quali, peraltro, la dirigente dimostra stranamente di non possedere particolare dimestichezza.
Risponda la dott.ssa Teti alle accuse mosse nel vostro articolo e spieghi se sia vero che lei o suoi congiunti abbiano interessi rispetto ad una o più unità immobiliari inserite nell’atto di compravendita del 2012 intervenuto tra il Demanio e il Comune di Vibo. E’ questo mi pare il tema centrale dell’articolo, non le questioni del tutto irrilevanti, e comunque inesatte, agitate dalla dirigente nelle sue “repliche”.

Quali sono le iniziative che prenderete nell’interesse dei Sigg.ri Vinci Dragone?

Crediamo fermamente nelle ragioni dei nostri assistiti, che consideriamo vittime di mala amministrazione, e quindi proseguiremo nelle azioni intraprese, compresa quella per ottenere il riconoscimento dell’usucapione dei beni occupati da costoro, certi che…ci sia un “Giudice a Berlino” e che Giustizia sarà fatta.

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