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‘Ndrangheta: l’inchiesta Orthrus e le dinamiche criminali nelle Serre vibonesi e catanzaresi

L’operazione contro i clan Iozzo di Chiaravalle e Chiefari di Torre di Ruggiero – arrivata a sentenza nel troncone in abbreviato – ha permesso di ricostruire gli assetti mafiosi delle ‘ndrine rientranti nel locale di ‘ndrangheta di Serra San Bruno prima e dopo l’omicidio del boss Damiano Vallelunga

‘Ndrangheta: l’inchiesta Orthrus e le dinamiche criminali nelle Serre vibonesi e catanzaresi
Serra San Bruno dall'alto e nel riquadro Damiano Vallelunga

Permette di gettare un fascio di luce anche sulle dinamiche della ‘ndrangheta vibonese ed in particolare della zona delle Serre e di Filadelfia, l’inchiesta Orthrus della Dda di Catanzaro che martedì scorso ha portato alle prime 13 condanne per i clan Iozzo di Chiaravalle e Chiefari di Torre di Ruggiero al termine del processo celebrato con rito abbreviato. [Continua in basso]

Il “locale” di Serra San Bruno e le ‘ndrine distaccate 

E’ il pentito Gianni Cretarola della ‘ndrina di Gagliato – capeggiata secondo gli inquirenti da Massimiliano Sestito – a spiegare in particolare nell’ambito dell’inchiesta Orthrus  la suddivisione mafiosa del territorio prima dell’omicidio di Damiano Vallelunga (settembre del 2009). Del “locale” di ‘ndrangheta di Serra San Bruno, guidato dal boss Damiano Vallelunga, oltre alla ‘ndrina di Gagliato avrebbero fatto parte pure la ‘ndrina di Soverato – con a capo Vittorio Sia (ucciso il 22 aprile 2010 con sessanta colpi di kalashnikov a Soverato Superiore mentre si trovava a bordo di uno scooter) – quella di Chiaravalle Centrale con a capo gli Iozzo, quella di San Sostene con i Procopio ed i Lentini, quella di Torre Ruggiero con a capo i Chiefari, quella di Vallefiorita con i Bruno.

Il summit per la divisione del territorio e i patti non rispettati

I pentiti raccontano poi che si era svolta una riunione tra esponenti della ‘ndrangheta dell’area delle Serre, tra cui quelli di Torre di Ruggiero e di Chiaravalle Centrale, presieduta da Damiano Vallelunga, il quale aveva stabilito che il territorio di Gagliato doveva essere di competenza di Massimiliano Sestito, mentre “il paese di Argusto – località geograficamente ubicata vicino Chiaravalle Centrale – doveva essere diviso a metà fra i Sestito e gli Iozzo”. Alla riunione sarebbero stati presenti, oltre a Damiano Vallelunga, anche Maurizio Tripodi di Soverato Superiore (cugino dello stesso Damiano Vallelunga), Vittorio Sia, Fiorito Procopio, Michele Lentini, gli Iozzo e i Chiefari. A seguito della morte di Damiano Vallelunga (ucciso a Riace nel settembre del 2009 su ordine dei clan Gallace di Guardavalle e Leuzzi di Stignano), i patti non sarebbero stati tuttavia rispettati. “Quando infatti – sottolineano i pentiti – un escavatore di Antonio Chiefari è stato portato a Gagliato per effettuare dei lavori, i Sestito e Vittorio Sia lo hanno danneggiato per ritorsione dandogli fuoco”. [Continua in basso]

Il taglio dei boschi

Legati a loro volta – i Iozzo ed i Chiefari – da un matrimonio (la moglie del presunto boss Mario Iozzo di Chiaravalle è figlia di Maria Chiefari, sorella di Antonio Chiefari, 68 anni, detto “U Tartaru”, ritenuto al vertice del clan di Torre Ruggiero), sarebbe stato Mario Iozzo, detto “Marino”, ad avviso del collaboratore di giustizia Salvatore Danielie, ad intromettersi nell’aggiudicazione delle gare d’appalto per il taglio dei boschi ricadenti nei comuni di Chiaravalle, Cenadi, Olivadi e Centrache, in accordo con la consorteria di ‘ndrangheta di Vallefiorita e di quella riconducibile al boss Rocco Anello di Filadelfia, con un sistema di rotazione delle imprese boschive assoggettate alle rispettive cosche nell’aggiudicazione dei lotti per i quali le ditte erano tenute a versare una somma a titolo di estorsione ovvero a essere favorite nell’aggiudicazione.

I summit per spartizione dei boschi a Cenadi

Il pentito Salvatore Daniele ha anche raccontato agli inquirenti di aver preso parte a diversi incontri per la spartizione degli appalti boschivi unitamente a Giuseppe Bruno di Vallefiorita e Mario Iozzo di Chiaravalle, i quali avevano convenuto che, per il territorio di Cenadi, occorresse un accordo fra tre cosche – Bruno di Vallefiorita, Iozzo di Chiaravalle e Anello di Filadelfia – essendo tale comune al confine con i territori controllati dalle stesse.

Gli Iozzo al matrimonio con i Vallelunga e i Bonavota

Ad ulteriore conferma del pieno inserimento della famiglia Iozzo di Chiaravalle in contesti di ‘ndrangheta, gli investigatori nell’operazione Orthrus hanno sottolineato che in occasione del matrimonio di tale “Ciccio di Vallefiorita”, a Raffaele Iozzo sarebbe stato riservato un posto a capotavola in quanto figlio di Marino Iozzo. Al matrimonio sarebbero stati presenti pure esponenti del clan Bonavota di Sant’Onofrio. Al lato opposto dello stesso tavolo si sarebbe invece accomodato Mario Vallelunga, figlio del defunto boss Damiano Vallelunga. Gli organizzatori del matrimonio avrebbero quindi precisato a Raffaele Iozzo che “quel posto gli spettava, così come al figlio di Damiano”. Non sarebbe mancata del resto neppure la mediazione degli Iozzo con il boss Rocco Anello di Filadelfia per il ritrovamento di un escavatore rubato ai Chiefari di Torre di Ruggiero.

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