La “Guerra dei Gal” finisce sotto la lente della Procura

L’ufficio giudiziario vibonese ha delegato la Guardia di finanza ad indagare sulle presunte pressioni che avrebbero indotto alcuni Comuni ad aderire al nuovo Gal Terre vibonesi. Fanno discutere i casi di Rombiolo (tra i fondatori del Cogal) e Nardodipace dove a decidere sono stati i commissari. E Pileggi ricorre al Tar

L’ufficio giudiziario vibonese ha delegato la Guardia di finanza ad indagare sulle presunte pressioni che avrebbero indotto alcuni Comuni ad aderire al nuovo Gal Terre vibonesi. Fanno discutere i casi di Rombiolo (tra i fondatori del Cogal) e Nardodipace dove a decidere sono stati i commissari. E Pileggi ricorre al Tar

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La programmazione europea 2014-‘20 rappresenta evidentemente un’occasione troppo ghiotta per non attrarre l’attenzione dei soggetti che a vario titolo possono avanzare proposte per accedere ai relativi fondi.

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In particolare a quelli previsti dal Psr (Piano di sviluppo rurale) della Regione Calabria che, sulla base di progetti strutturati presentati da soggetti accreditati, può dare l’accesso a consistenti somme. 5,8 milioni di euro in particolare, destinati allo sviluppo della cosiddetta economia rurale basata su offerta turistica di qualità, agroalimentare e filiere produttive di nicchia, attraverso progettualità disegnate su misura rispetto alle caratteristiche dei territori.

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Obiettivi sui quali lavora da circa un ventennio il Cogal Monte Poro Serre vibonesi che, quasi sulla linea del traguardo della presentazione del Pal (Piano di azione locale), si è visto affiancare da un nuovo soggetto che ha preso forma in pochi mesi su spinta di alcuni amministratori locali ed esponenti politici specie di area dem, raccogliendo però adesioni anche su altre sponde politiche.

Il Gal Terre vibonesi ha così scompigliato un assetto che sembrava consolidato, ponendo molti amministratori locali di fronte ad un bivio: aderire o mantenere la propria adesione al Cogal oppure associarsi al nuovo soggetto. Chi si riconosce nella stessa espressione politica del Gal non ha evidentemente avuto dubbi. Altri, da avversari di quell’area, neppure. C’è però chi si è trovato letteralmente in mezzo al guado ed alla fine si sarebbe lasciato sedurre da un’opera di convincimento stringente. Su queste presunte pressioni, che sarebbero state denunciate da alcuni amministratori, la Procura di Vibo Valentia ha deciso di vederci chiaro, affidando alla Guardia di finanza le opportune verifiche.

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I due soggetti, in quanto ad adesioni, hanno al momento pareggiato i conti: 29 Comuni si sono schierati con il Cogal (che ha dalla sua anche la Camera di commercio, il Consorzio industriale e l’Amministrazione provinciale) e altrettanti con il Gal Terre vibonesi (che può contare anche sull’appoggio di Confindustria). Ci sono, evidentemente, per far quadrare i conti, Comuni che hanno aderito al nuovo Gal benché già aderenti al Cogal, nonostante il bando pubblico non preveda una doppia adesione. Tra questi il caso eclatante di Rombiolo che da comune fondatore del Cogal ha poi formalizzato la sua adesione al nuovo Gal. Nella stessa condizione di “un piede in due scarpe” anche Drapia, Spilinga, Limbadi, Ricadi, Joppolo, Soriano, Capistrano e Cessaniti. Enti che rischiano addirittura di restare fuori dalla programmazione.

C’è poi un altro caso che fa discutere in queste ore e che avrebbe indotto il presidente del Cogal Monte Poro Paolo Pileggi a presentare ricorso al Tar. È la discussa adesione del Comune di Nardodipace, retto da una triade commissariale dopo lo scioglimento, al Gal Terre vibonesi.

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A parere di Pileggi, i commissari non avrebbero dovuto entrare nel merito della questione anche perché questa adesione in extremis (formalizzata dopo che il Cogal aveva già presentato il suo Pal) sbilancerebbe gli equilibri a favore del nuovo soggetto e, ha detto il presidente alla Gazzetta del Sud, «al pari di un intervento a gamba tesa, va sanzionato con un cartellino rosso».