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Autobomba di Limbadi, è il giorno della requisitoria della Procura generale di Catanzaro

I giudici di secondo grado hanno deciso di non risentire in aula i genitori di Matteo Vinci. Respinta anche la richiesta di una nuova perizia su auto ed esplosivi. Acquisita una relazione dei carabinieri e un’intercettazione tra Francesco Vinci e Rosina Di Grillo

Autobomba di Limbadi, è il giorno della requisitoria della Procura generale di Catanzaro
Nel riquadro Matteo Vinci
Rosaria Mancuso

E’ il giorno della requisitoria della Procura generale nel processo di secondo grado che ruota attorno all’autobomba di Limbadi costata la vita il 9 aprile 2018 al biologo Matteo Vinci. Accanto alle condanne all’ergastolo per Rosaria Mancuso, 67 anni, e per il genero Vito Barbara, 31 anni – quali mandanti dell’attentato – si sono registrate in primo grado la condanna a 10 anni di reclusione per Domenico Di Grillo (marito di Rosaria Mancuso), 75 anni (il pm aveva chiesto la condanna a 20 anni) e a 3 anni e 6 mesi per Lucia Di Grillo, 33 anni (figlia di Rosaria Mancuso e per la quale in primo grado erano stati chiesti dal pm 12 anni di carcere). Dopo la costituzione delle parti e la sospensione dei termini di custodia cautelare disposta dalla Corte d’Assise d’Appello – in accoglimento di una richiesta della Procura – il sostituto procuratore generale di Catanzaro, Luigi Maffia, aveva chiesto alla Corte di risentire in aula le persone offese, vale a dire Francesco Vinci e Sara Scarpulla, genitori di Matteo Vinci. La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro (Gabriella Reillo presidente, giudice a latere Domenico Commodaro) ha però respinto la richiesta della Procura generale così come non ha accolto la richiesta della difesa di Vito Barbara finalizzata ad  una nuova perizia sugli esplosivi e sull’auto dei Vinci saltata in aria con la bomba. Acquisita, invece, con l’accordo delle parti – accusa e difesa – la trascrizione di un’intercettazione successiva alla sentenza tra Francesco Vinci e Rosina Di Grillo (altra figlia di Rosaria Mancuso). Acquisita anche una relazione di servizio dei carabinieri di Soverato confluita nell’inchiesta Anteo, così come chiesto dai difensori degli imputati. Impegnati nel collegio di difesa gli avvocati: Giovanni Vecchio e Francesco Capria per Rosaria Mancuso; Francesco Capria e Gianfranco Giunta per Domenico Di Grillo; Giovanni Vecchio e Fabrizio Costarella per Vito Barbara; Giovanni Vecchio e Stefania Rania per Lucia Di Grillo. Oggi, quindi, è la giornata della requisitoria della Procura genrale con le richieste di pena per gli imputati.

La sentenza di primo grado

Ricordiamo che in primo grado il reato di tentato omicidio – riferito ad un episodio del 30 ottobre 2017 – è stato riqualificato dalla Corte nel più lieve reato di lesioni personali.  In particolare, Domenico Di Grillo, Vito Barbara e Rosaria Mancuso erano accusati e sono stati ritenuti responsabili di aver colpito con un’ascia ed un forcone Francesco Vinci, con Rosaria Mancuso che avrebbe incitato gli altri due gridando: “Ammazzatelo, ammazzatelo”.  I colpi hanno provocato a Francesco Vinci un focolaio emorragico, una frattura scomposta della mandibola, una ferita al cranio, una ferita al viso, una vasta lacerazione della mucosa interna della guancia e ferite alle mani. Vito Barbara, Domenico Di Grillo e Lucia Di Grillo sono stati ritenuti responsabili della detenzione illegale nel 2018 e della ricettazione di una pistola da ritenersi clandestina, oltre che della detenzione illegale di un fucile a pompa con matricola punzonata e della detenzione illegale di numerose munizioni, alcune caricate a pallettoni. Non ha retto, invece, l’accusa di estorsione aggravata dalle modalità mafiose mossa a Domenico Di Grillo, al genero Vito Barbara, a Lucia Di Grillo, e a Rosaria Mancuso. Nello specifico, gli imputati – secondo l’accusa – avrebbero intimato a più riprese ai coniugi Vinci-Scarpulla di cedergli il fondo del quale erano proprietari sito a Limbadi in contrada Macrea. Stessa formula assolutoria anche per il reato di minaccia aggravata dalle modalità mafiose contestato a Vito Barbara, Rosaria Mancuso e Domenico Di Grillo in relazione alle pressioni rivolte nei confronti di Francesco Vinci e Sara Scarpulla a cedere i terreni.

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