Allerta meteo in provincia, scuole chiuse a Vibo e in altri Comuni

Il prefetto ha attivato l’Unità di crisi per monitorare costantemente la situazione ma dall’ultima riunione non sono emerse particolari criticità
Il prefetto ha attivato l’Unità di crisi per monitorare costantemente la situazione ma dall’ultima riunione non sono emerse particolari criticità
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Alla luce dell’allerta meteo diramata da Protezione civile e Arpacal per le giornate di oggi e domani 12 novembre, in alcuni casi con codice arancione (Cala 3) ed in altri rosso (Cala 8), alcuni Comuni del Vibonese, compreso il capoluogo, hanno disposto la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado sui rispettivi territori. Nello specifico, risultano emesse le ordinanze nei Comuni di Vibo Valentia, Pizzo, Mileto, Nicotera, Cessaniti, Rombiolo, Francavilla Angitola, Simbario, Stefanaconi, Capistrano, Fabrizia e Serra San Bruno, in quest’ultimo caso la chiusura è stata disposta anche per il giorno seguente, mercoledì 13 novembre. I provvedimenti sono stati adottati dai sindaci in questione a titolo precauzionale rispetto alle previsioni meteo che parlano di rovesci a carattere temporalesco e forte attività elettrica.

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Proprio per monitorare la situazione, si sono tenute due riunioni dell’Unità di crisi in Prefettura a Vibo Valentia. Il prefetto Francesco Zito, alle 14, dopo che è pervenuto il messaggio di allertamento unificato, ha ritenuto di riconvocare la medesima Unità di crisi nel pomeriggio odierno, dalla quale non sono comunque emerse criticità particolari. «Il monitoraggio – informa una nota della Prefettura – continua senza interruzioni e l’Unità di crisi si intende permanentemente allertata e, ove necessario, il prefetto provvederà ad ulteriore convocazione del medesimo organismo in Prefettura».

In alcuni centri del Vibonese le scuole sono state chiuse anche oggi, ma alla luce delle reali condizioni meteo, tutt’altro che apocalittiche, non si può che registrare una eccessiva prudenza, per così dire, di diversi amministratori locali calabresi che forse ricorrono alle ordinanze più per “autotutela” che per effettiva necessità.