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E’ la compagna di Salvatore Pititto di Mileto che avrebbe prestato la sua casa a Vibo per i summit con i broker della cocaina

Cronaca

Ha deciso di “saltare il fosso” per collaborare con la Dda di Catanzaro, Oksana Verman, 41 anni, ucraina residente a Vibo Valentia. Era stata arrestata il 24 gennaio scorso nell’ambito dell’operazione antidroga “Stammer” che ha colpito il narcotraffico internazionale gestito dai clan Fiarè di San Gregorio d’Ippona, Pititto-Iannello di San Giovanni di Mileto e Ventrici di San Calogero.

Si tratta della compagna di Salvatore Pititto, 49 anni, di San Giovanni di Mileto, uno dei principali indagati e destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’operazione.

Oksana Verman avrebbe avuto il compito di ospitare i colombiani nella sua casa di via Enrico Gagliardi n. 76 a Vibo Valentia, collaborando con Salvatore Pititto che nel traffico di droga si sarebbe avvalso pur di Massimo Pannaci di Vibo Valentia, Antonio Varone, Vania Luccisano di Mileto (moglie di Varone), Fortunato Baldo, Mariantonia Mesiano, entrambi di Mileto, Giuseppe Capano di Vibo, Michele Villì di Locri ma residente a Milano, Fulvio Luccisano, Giuseppe Pititto e Gianluca Pititto, anche loro di Mileto.

La collaborazione. Trovano riscontro dalle dichiarazioni di Oksana Verman i ruoli di alcuni indagati nell’organizzazione di un’importazione di cocaina in Italia. In particolare, nel marzo 2015 Antonio Varone si sarebbe recato in aereoporto a Milano per prendere John Peludo, l’emissario colombiano inviato da Jota Jota per portare a compimento la trattativa. Una volta giunto a Milano, Jhon Peludo veniva accompagnato in Calabria dove dimorava inizialmente nell’hotel “L’Orchidea” dei fratelli Grillo di San Calogero (sodali di Francesco Ventrici) e, successivamente, nell’abitazione sita in via Gagliardi di Vibo Valentia n.76, in uso a Oksana Verman, amante di Salvatore Pititto.

Dopo aver ottenuto il danaro necessario a finanziare l’acquisto dello stupefacente, in data 8 marzo 2015, Jhon Peluso, accompagnato da Massimo Pannaci, si recava a Roma per incontrare Wael Canbohura, soggetto di etnia libanese demandato a recapitare il denaro all’organizzazione colombiana.

Il 14 agosto 2015 veniva avviata dagli investigatori l’intercettazione ambientale all’interno dell’abitazione di Oksana Verman ubicata nel centro di Vibo Valentia. In tale appartamento posto all’ultimo piano di un palazzo di via Enrico Gagliardi numero 76 avevano luogo alcuni summit tra i sudamericani e gli esponenti dell’organizzazione italiana, per come confermato da Oksana Verman ai magistrati.

Le confessioni fatte da Salvatore Pititto all’amante ucraina Oksana Verman hanno consentito agli inquirenti di acquisire chiari e circostanziati elementi probatori, non solo in ordine al traffico di stupefacenti, ma anche ad ulteriori dinamiche criminali riguardanti il comprensorio vibonese. Salvatore Pititto avrebbe infatti raccontato alla compagna ucraina fatti inerenti la conduzione degli illeciti affari del clan, riferendo notizie particolarmente circostanziate, sia con riferimento al traffico di cocaina, sia alla gestione del mercato della marijuana e ai relativi canali di approvvigionamento.

Grazie a tali confessioni è stato possibile ottenere importanti elementi anche sul conto di alcuni personaggi di grosso calibro e spiccata caratura criminale, quali: Pasquale Pititto (cugino di Salvatore, nonché cognato del pentito Michele Iannello) e Filippo Fiarè di San Gregorio d’Ippona. Oksana Verman, oltre ad accompagnare Salvatore Pititto durante i viaggi compiuti per la cessione dello stupefacente nei confronti dei soggetti di Mesoraca, non avrebbe disdegnato di elargire consigli al suo uomo anche in merito agli orientamenti da perseguire per la conduzione degli illeciti affari.

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