I “cacciatori d’erba” vibonesi sull’Espresso: «Così combattiamo i narcos della Colombia d’Italia»

Il settimanale sulle tracce dell’oro verde delle cosche nella zona di Nardodipace insieme ai militari del Roan della Guardia di Finanza di Vibo Marina

Il settimanale sulle tracce dell’oro verde delle cosche nella zona di Nardodipace insieme ai militari del Roan della Guardia di Finanza di Vibo Marina

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I finanzieri del Roan di Vibo tra i boschi delle Serre (Foto l'Espresso)

C’è una piccola Colombia nell’entroterra calabro, al confine tra le province di Vibo Valentia e Reggio Calabria. Una sorta di “terra di mezzo”, dove, tra vallate inaccessibili e vegetazione folta, i clan che detengono il monopolio nella produzione di marijuana hanno costruito il loro “Eldorado”.

Vaste piantagioni, nascoste nella macchia di alberi ad alto fusto, impercettibili ai più, che non sfuggono però ai mezzi arei della Guardia di Finanza, nello specifico a quelli del Reparto operativo aeronavale di stanza a Vibo Marina, da sempre impegnato a rintracciare con ricognizioni dall’alto e poi ad accertare sul campo la presenza delle coltivazioni della sostanza stupefacente.

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Una di queste perlustrazioni, condotta dal Roan nella zona di Nardodipace, all’estremo confine sud della provincia di Vibo Valentia, è stata documentata dal settimanale l’Espresso in un’inchiesta di Giovanni Tizian sull’“erba dei clan” in Calabria e in Campania.

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Sul campo una pattuglia di finanzieri vibonesi, specializzata e armata di fucili d’assalto M12, pistole d’ordinanza e machete per farsi largo tra la folta vegetazione di quella che «a detta di alcuni esperti investigatori – scrive l’Espresso -, è una micro Colombia. La Colombia d’Italia. Per altri, per produzione di marijuana e controllo del territorio, ricorda più lo stato messicano del Sinaloa, quello del re dei narcos “El Chapo” Guzman, nemmeno così diverso da un qualunque narco-boss calabrese».

Piantagione di cannabis scoperta a Nardodipace

Un fenomeno dai numeri importanti che il settimanale sintetizza in questi termini: «per fare un esempio, nella narco-regione calabrese, nei primi mesi del 2016, sono state sequestrate 11.300 piante, ognuna di queste può produrre fino a 500 grammi».

La maggior parte, oltre 6mila, le ha scovate proprio il gruppo Aereo navale della Guardia Finanza di Vibo Valentia. «Ogni grammo al dettaglio viene venduto a una media di 8 euro. Clan che, dunque, avrebbero potuto fatturare circa 55 milioni. A questo malloppo vanno sommati i ricavi di altre 100 tonnellate di merce già stoccata e intercettata, sempre nello stesso periodo, dalle forze dell’ordine calabresi. Valore complessivo sul mercato: poco meno di un miliardo di euro. Nel 2015, invece, sono state 45 mila le piante bruciate dagli agenti, per un valore di almeno 200 milioni».

Maxi-piantagione di cannabis sequestrata tra Vibonese e Reggino

Ma è solo la punta di un iceberg. «“Per una piantagione che individuiamo, ce ne sono altre cinque che ci sfuggono”, spiega un finanziere esperto del gruppo dei “cercatori di maria” di Vibo. Denari che finiscono direttamente nelle casseforti della ’ndrangheta. “I boss sono il terminale della sostanza, coltivata per conto loro da piccoli agricoltori locali”, osserva Domenico Tavone, che comanda il Reparto aeronavale di Vibo».

Nucleo che, ricorda infine l’Espresso, è l’unico «a disporre di tecnologie avanzatissime per la ricerca dell’oro verde delle cosche».

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