‘Ndrangheta: operazione “Costa pulita” nel Vibonese, fissata l’udienza preliminare

In 82 dal gup distrettuale di Catanzaro il 10 marzo prossimo. In cinque escono dall’inchiesta: ecco chi sono e le originarie accuse

In 82 dal gup distrettuale di Catanzaro il 10 marzo prossimo. In cinque escono dall’inchiesta: ecco chi sono e le originarie accuse

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E’ stata fissata dal gup distrettuale antimafia di Catanzaro, Pietro Carè, l’udienza preliminare nei confronti degli 82 indagati dell’inchiesta “Costa pulita” nei cui confronti il 14 febbraio scorso la Dda (pm Andrea Mancuso e Annamaria Frustaci, con il visto del procuratore Nicola Gratteri e dell’aggiunto Giovanni Bombardieri) ha chiesto il rinvio a giudizio. La data è quella del 10 marzo prossimo nei locali del Tribunale ordinario di Catanzaro di via Argento, aula C del primo piano del palazzo di giustizia. Associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento, detenzione e porto illegale di armi da fuoco ed intestazione fittizia di beni i reati, a vario titolo, contestati agli indagati. Colpiti i clan Mancuso di Limbadi e Nicotera, Accorinti, Melluso e Bonavita di Briatico e Il Grande di Parghelia. 

Per cinque si procede separatamente. Rispetto all’avviso di conclusione delle indagini preliminari vergato dalla Dda di Catanzaro, per cinque posizioni la Procura distrettuale non ha avanzato alcuna richiesta di rinvio a giudizio. Si tratta di: Ernesto Clerici, 76 anni,  di Lomezzo (Co), direttore della filiale della Banca popolare di Maierato; Domenico Grillo, 65 anni, di Vibo Valentia, dipendente della Capitaneria di Porto di Vibo Marina; Giuseppe Lo Preiato, 66 anni, nativo di Maierato, imprenditore titolare del ristorante L’Approdo e dell’hotel “Cala del porto” a Vibo Marina; Giuseppe Lo Bianco, 52 anni, di Vibo Valentia; Vincenzo Perugini, 26 anni, di Cosenza.

Ernesto Clerici era accusato del reato di concorso esterno in associazione mafiosa poiché quale direttore della filiale della Banca popolare di Maierato avrebbe cambiato degli assegni non più negoziabili accordando ad Antonino Accorinti, presunto boss dell’omonimo clan di Briatico, l’erogazione di fidi bancari e contratti di mutuo di capienza economica superiore rispetto ai profili reddituali del richiedente.

Anche per Domenico Grillo l’accusa iniziale era quella di concorso esterno in associazione mafiosa per delle presunte condotte in favore del clan Accorinti quali l’ipotizzata comunicazione in anticipo agli appartenenti alla cosca dello svolgimento di servizi di controllo operati dalla Guardia costiera in cambio della realizzazione, a titolo gratuito, di lavori edilizi nella sua unità immobiliare di Briatico grazie all’intervento di Nino Accorinti.

Giuseppe Lopreiato era invece accusato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, in concorso con il boss Cosmo Michele Mancuso, ai danni dell’imprenditore Francesco Cascasi. Secondo La Dda, Lopreiato e Mancuso avrebbero voluto entrare in una costituenda società di Cascasi avente per oggetto sociale la gestione del pontile nel porto di Vibo Marina.

Tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso anche l’accusa mossa inizialmente nei confronti di Giuseppe Lo Bianco per delle minacce, in concorso con il boss Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, e Nazzareno Colace, che sarebbero state rivolte all’imprenditore Francesco Cascasi per entrare a far parte di una società dello stesso Cascasi

Intestazione fittizia di beni al fine di eludere le leggi in materia di prevenzione patrimoniale era poi il reato inizialmente contestato a Vincenzo Perugini per la titolarità ritenuta formale delle quote di partecipazione nella società “Costa dei” riconducibile per gli inquirenti ad Antonino Accorinti.

Per tali cinque indagati la Dda non ha avanzato la richiesta di rinvio a giudizio e nei loro confronti si procede separatamente.

Per i NOMI degli 82 indagati che rischiano il processo CLICCA QUI: ‘Ndrangheta: operazione “Costa Pulita” a Vibo, Dda chiede 82 rinvii a giudizio