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Dalla frazione Sant’Angelo alla guerra di mafia fra i Loielo e gli Emanuele. Il ruolo degli Altamura e l’inarrestabile escalation di agguati rimasti ancora impuniti

Cronaca

Sant’Angelo di Gerocarne ed il “locale” di ‘ndrangheta di Ariola. Un legame storico, ma che potrebbe non bastare per decifrare compiutamente l’omicidio di Domenico Stambè, il 55enne ucciso ieri a colpi d’arma da fuoco proprio nella sua Sant’Angelo e nel cortile di casa lungo la provinciale che da Sant’Angelo porta a Dasà ed al bivio per Mileto e Dinami. Decisive, in tal senso, dovrebbero rivelarsi le prossime ore al fine di capire se si è dinanzi allo scoppio di una nuova faida oppure se ci si trova dinanzi ad una “punizione” da accettare in silenzio per via di uno “sgarro” che non è il caso di vendicare. Ancora presto per dire che si tratti di un delitto di ‘ndrangheta, ma le modalità del fatto di sangue sono chiaramente quelle tipiche dell’agguato mafioso.

 La via di fuga e l’auto bruciata. Appare quasi certo che ad agire non sia stato un killer solitario, ma almeno due persone di cui una impegnata a guidare un’auto che si è poi guadagnata una facile via di fuga. Non vi è ancora la certezza che l’auto ritrovata ieri bruciata nel territorio comunale di Dinami sia quella usata per la mortale missione di morte, ma tutto lascia propendere per tale ipotesi. L’automobile è stata sequestrata dagli investigatori che in queste ore stanno effettuando tutti i rilievi del caso per trovare ogni traccia o indizio utile per orientare le indagini nella giusta direzione. Dal luogo dell’omicidio alla zona dove è stata ritrovata l’auto carbonizzata, la distanza in linea d’aria non è molta. Dalla provinciale che attraversa Sant’Angelo di Gerocarne in direzione di Dasà, un bivio a destra conduce subito verso i territori comunali di Mileto e Dinami, proprio dove è stata ritrovata l’auto distrutta dalle fiamme.

 Sant’Angelo di Gerocarne e gli Stambè. Gli investigatori sono impegnati in queste ore a delineare pure la nuova geografia mafiosa in tutta la zona delle Preserre vibonesi, nella quale il piccolo centro di Sant’Angelo ha sempre avuto un ruolo non secondario. Dal punto di vista criminale il paese ricade infatti sotto la competenza mafiosa del “locale” di Ariola di Gerocarne guidato dal boss Antonio Altamura con accanto tre gruppi militari poi decimatisi a vicenda: i Maiolo di Acquaro soppiantati dai Loielo di Gerocarne e, da ultimo, i fratelli Emanuele originari di Sorianello e tuttora in guerra contro i reduci del gruppo Loielo ed alleati a quel che resta del clan Maiolo. In mezzo due “famiglie”: i Patania di Stefanaconi, originari proprio di Sant’Angelo e negli anni legatisi ai Caglioti, e gli Stambè di Sant’Angelo di Gerocarne, con una discreta autonomia criminale ma perennemente in bilico fra gli opposti schieramenti: prima con i Maiolo, da ultimo con i Loielo.

 Il personaggio di maggiore rilievo criminale sarebbe stato sino al suo omicidio, avvenuto nel 2000 a Torino, Giovanni Stambè (cl. ’62). Secondo i collaboratori di giustizia Francesco Loielo ed Enzo Taverniti, Giovanni Stambè avrebbe fatto il “doppio gioco”: apparteneva al gruppo Maiolo di Acquaro ma avrebbe favorito i Loielo di Gerocarne con un ruolo non secondario nel tentato omicidio ai danni di Rocco Maiolo, il defunto boss di Acquaro poi vittima della “lupara bianca”. Un agguato, quello ai danni di Rocco Maiolo, per il quale anche la polizia tedesca aveva trasmesso una segnalazione alla Direzione centrale della Polizia criminale di Roma in data 27 aprile 1989. Da tale comunicazione emergeva che i Loielo avevano due obiettivi da eliminare in Germania: Antonio Maiolo cl. 56, e Samuele Barba. Entrambi i soggetti erano all’epoca soggiornanti in Germania ed ospiti proprio di Giovanni Stambè che avrebbe dovuto attirarli a Torino per ucciderli, in quanto ritenuti responsabili dell’agguato in danno del boss Vincenzo Loielo cl. ’47 avvenuto il precedente 13 marzo a Gerocarne. Da un’intercettazione della Squadra Mobile di Vicenza disposta nell’ambito del procedimento afferente al sequestro di Carlo Celadon (imprenditore catturato in provincia di Vicenza nei 1988 e poi liberato in Calabria) emergeva inoltre che Giovanni Stambè e Rinaldo Loielo erano in attesa di sapere se Rocco Maiolo sarebbe sopravvissuto alle ferite riportate nell'attentato, posto che, in quel caso, appena uscito dall'ospedale avrebbero tentato nuovamente di ucciderlo. Circostanza effettivamente verificatasi poco tempo dopo, il 14 giugno 1989, sia pure senza che lo stesso venisse ancora ammazzato come avverrà invece nell'estate del 1990. Significativa, al riguardo la dichiarazione ai magistrati del pentito Francesco Loielo: “Lo Stambè prima era con i Maiolo, poi, automaticamente, quando hanno visto che i Maiolo traballavano, cioè,non erano più onesti e sinceri, automaticamente Stambè passò con me. Per questo si decidette, poi, di potere organizzare, di fare questo piano nell'eliminazione di...Antonio Maiolo."

L’omicidio di Giovanni Stambè e gli arresti di Angelo e Nazzareno. Sull’omicidio di Giovanni Stambè, avvenuto nel 2000 a Torino, non è mai stata fatta luce ma secondo il collaboratore di giustizia, Francesco Loielo, a decidere la sua morte sarebbero stati il boss Antonio Altamura ed il suo presunto “braccio-destro” Vincenzo Taverniti, alias “Cenzo d’Ariola”. Accuse mai provate, così come ancora da chiarire restano molti aspetti sul sequestro di armi – 20 fucili e 13 pistole a bordo di un Fiat Ducato - avvenuto nel 2013 (video) ad un casello autostradale di Asti Est. In tale occasione sono stati arrestati Angelo e Nazzareno Stambè, fratelli di Domenico Stambè ucciso ieri. 

 Gli Stambè e le elezioni comunali. Domenico Stambè apparteneva ad una famiglia numerosa, circa dieci fra fratelli e sorelle, oltre a numerosi cugini. Una famiglia “forte” dal punto di vista numerico e della quale non si sarebbero dimenticati pure alcuni contendenti alle elezioni comunali del 2005. Significativa al riguardo è un’intercettazione ambientale che svela come proprio in occasione delle elezioni comunali dell’aprile 2005 alcuni candidati si sarebbero fortemente preoccupati del mancato sostegno elettorale da parte degli Stambè. Una perdita rilevante, atteso che gli Stambè sarebbero stati capaci di muovere a Sant’Angelo di Gerocarne non pochi consensi.

 Le Preserre e gli ultimi fatti di sangue. Dopo gli omicidi nel 2002 ai danni dei fratelli Giuseppe e Vincenzo Loielo ad opera del clan Emanuele e dopo la “strage di Ariola” che il 25 ottobre del 2003 costa la vita ai cugini Francesco e Giovanni Gallace ed a Stefano Barilaro, a Gerocarne ed a Sorianello si ritorna a sparare nell’aprile del 2012 con il tentato omicidio di Giovanni Emanuele a cui segue l'omicidio del 26enne Nicola Rimedio due mesi dopo. La scia di sangue continua e si porta dietro altre vittime, prima Antonino Zupo, indicato come il “braccio destro” del boss Bruno Emanuele, e una settimana dopo (siamo nel settembre del 2012) Domenico Ciconte imprenditore boschivo di Sorianello già noto alle forze. Nella cruenta faida fra gli Emanuele ed i Loielo perde la vita anche il 19enne Filippo Ceravolo di Soriano, ucciso per sbaglio dai killer nell'ottobre del 2012 dopo aver chiesto un passaggio a Domenico Tassone, ritenuto vicino agli Emanuele e reale obiettivo dei sicari. Poi l’omicidio nell'aprile del 2013 del 21enne Salvatore Lazzaro ucciso anche lui nella sua abitazione mentre si trova agli arresti domiciliari.

 La faida si riapre nel luglio 2014 con il tentato omicidio di Valentino Loielo, 20 anni, figlio del boss Giuseppe, ucciso nel 2002 dal clan Emanuele. Valentino Loielo viene ferito a colpi di mitraglietta mentre viaggiava a bordo di una Fiat 500 con la sorella e la madre lungo la strada che da Sorianello conduce a Soriano Calabro. Un anno prima era stato arrestato Rinaldo Loielo, fratello di Valentino, mentre trasportava in auto un potente ordigno esplosivo che doveva servire per alimentare la faida delle Preserre con l’appoggio del boss Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”. Quindi nell’ottobre e nel novembre del 2015 ottobre seguono altri due tentati omicidi contro la famiglia Loielo: il primo il 22 ottobre nei pressi di Ariola di Gerocarne dove i killer sparano senza uccidere con un fucile calibro 12 contro la macchina in corsa di Antonino Loielo che si trovava in compagnia della moglie in gravidanza, delle due figlie piccole e del primogenito maschio Alex, tutti cugini di Rinaldo e Valerio; il secondo il 5 novembre 2015 nella medesima località con bersaglio Valerio Loielo, Walter Loielo (fratello di Alex) e Rinaldo Loielo, quest’ultimo figlio dell'ex boss Vincenzo Loielo ucciso nell'agguato dell'aprile 2002 costato la vita anche al fratello Giuseppe.

Ieri il nuovo agguato, questa volta mortale, ai danni di Domenico Stambè. Per le Preserre vibonesi la pace è ancora lontana.

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