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Le dichiarazioni inedite dei collaboratori di giustizia Giuseppe Giampà e Guglielmo Capo confluite nell’inchiesta “Costa pulita” della Dda di Catanzaro

Cronaca

Ci sono anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Giampà, 37 anni, di Lamezia Terme, figlio di Francesco Giampà, alias “Il Professore”, fondatore storico dell’omonimo clan, alla base dell’impalcatura accusatoria dell’inchiesta “Costa pulita” che ha colpito i clan vibonesi. Accanto a lui, le accuse del collaboratore Guglielmo Capo, 34 anni, soggetto proveniente dal napoletano ma ritenuto contiguo al clan dei Giampà.

Giuseppe Giampà (in foto) individua sul territorio di Briatico l’esistenza di una cosca guidata dagli Accorinti, con il capo che viene indicato quale socio della struttura ricettiva denominata “Green Garden”, nonché gestore di una società di navigazione.

“Sul territorio di Briatico – fa mettere a verbale Giuseppe Giampà ­– so dell’esistenza di una cosca che fa capo a tale Accorinti che non ho mai conosciuto di persona. Della mia famiglia i rapporti con gli Accorinti erano tenuti da mio cugino Giampà Vincenzo, detto Enzo, nonché da un altro mio cugino che si chiama Pasquale Giampà. So che Accorinti è socio di una struttura turistica denominata “Green Garden” , struttura nella quale ha ospitato mio cugino Vincenzo con la famiglia, se non sbaglio, nell’estate del 2009. So  anche che Accorinti è proprietario di una nave di viaggi. Mio cugino – prosegue Giampà - si era  interessato di pubblicizzare l’attività di Accorinti occupandosi anche di distribuire volantini a Lamezia, quindi di fare pubblicità e di procurargli clientela a Lamezia. Sono a  conoscenza del fatto che la rotta di tale nave era per le isole Eolie, inoltre su questa nave,  per come riferitomi da mio cugino Vincenzo, si tenevano anche delle serate di discoteca.

Per quanto ne so – aggiunge ancora il collaboratore di giustizia - per la collaborazione mio cugino non ha percepito compensi in quanto si trattava di attività che egli svolgeva a titolo di amicizia, d’altra parte, sempre per come riferitomi da lui, mio cugino Enzo non ha pagato per il soggiorno al “Green Garden”. Non sono a conoscenza di attività illecite che la mia famiglia ha svolto con Accorinti. Vi sono senza dubbio rapporti di reciproco rispetto tra le due famiglie”.

A conferma del legami fra i clan di Briatico ed i clan di Lamezia Terme, agli atti dell’inchiesta “Costa pulita” vi sono poi le dichiarazioni del collaboratore di giustizia napoletano Guglielmo Capo, dal 2005 al 2007 stabilmente in Calabria tanto da abitare a Falerna in una villetta “nella disponibilità di Vincenzo Giampà” e poi in un appartamento in piazza d’Armi a Lamezia Terme.

Gravato da precedenti penali e di polizia, Guglielmo Capo viene indicato dagli inquirenti come “soggetto contiguo al clan lametino dei Giampà”. Soggetto attivo in particolare nel traffico di stupefacenti su vasta scala tra la Campania e la Calabria, nel corso di un’escussione ad opera dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia il collaboratore di giustizia ha riconosciuto in foto tre persone: Giuseppe Garrì (cl.’72) di San Costantino di Briatico, detto “Peppe u Papa”, coinvolto nell’inchiesta “Costa pulita”; Antonio Accorinti, 37 anni, di Briatico, pure lui coinvolto nell’inchiesta “Costa pulita”, figlio del presunto boss Antonino Accorinti (sotto in foto i due Accorinti); Vincenzo Franco Accorinti, 57 anni, fratello di Antonino Accorinti e già vicesindaco del Comune di Briatico nell’amministrazione del 2002 guidata dall’allora sindaco Costantino Massara poi sciolta nel 2003 per infiltrazioni mafiose.

Guglielmo Capo, dopo aver riconosciuto in foto tali soggetti, ha riferito altresì agli investigatori di aver visto più volte Vincenzo Franco Accorinti (non indagato in Costa pulita) a “Lamezia Terme insieme a Giampà Vincenzo e Pasquale”. Il collaboratore ha poi aggiunto che Giuseppe Garrì “in più occasioni aveva avuto degli incontri con Giampà Vincenzo e con Giampà Alberto per definire i prezzi della droga e nello specifico di erba”.

   Lo stesso Guglielmo Capo riferiva  infine  di essersi recato in            un’occasione nella Stazione    Ferroviaria di Paola per prendere   Garrì  ed    Antonio Accorinti.

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