Coronavirus, in mare con malati a bordo. L’incubo dei marittimi di Pizzo: «Fateci sbarcare»

L’odissea della Costa Magica che da giorni vaga nel Mar dei Caraibi respinta da tutti i porti. La testimonianza: «L’equipaggio è al limite. Più tempo passa più molti di noi non faranno ritorno»
L’odissea della Costa Magica che da giorni vaga nel Mar dei Caraibi respinta da tutti i porti. La testimonianza: «L’equipaggio è al limite. Più tempo passa più molti di noi non faranno ritorno»
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La Costa Magica, da giorni in navigazione nel Mar dei Caraibi senza una meta
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Da qualche parte nel Mar dei Caraibi. Sospesi in mezzo al grande blu in attesa di una svolta. Una svolta – un’autorizzazione allo sbarco o una procedura di recupero – che tarda ad arrivare. Sono i 970 membri dell’equipaggio della nave da crociera italiana Costa Magica. Una nave in emergenza medica, a bordo della quale vi sono almeno 5 persone contagiate dal coronavirus e una settantina in isolamento. I passeggeri sono stati fatti sbarcare nei giorni scorsi a Guadalupe, con una navetta d’emergenza.

L’odissea dell’imbarcazione, che ora si trova davanti alle coste della Martinica (isola delle Antille appartenente alla Francia) è iniziata circa un mese fa, quando ad un passeggero e ad un membro dell’equipaggio è stato diagnosticato il virus. Da allora tutti i porti hanno negato l’attracco e dal 10 marzo scorso la Costa Magica naviga senza una meta. In attesa di una svolta, appunto. [Continua]

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A bordo tre marittimi di Pizzo

La Costa Magica in porto

A bordo, tra i 130 italiani dell’equipaggio, anche tre marittimi vibonesi, due di Pizzo e uno di Filadelfia. «La situazione non è bella – racconta uno di loro a Il Vibonese -, alcuni di noi stanno male, avendo il coronavirus. Oggi siamo fuori le acque territoriali di Martinica che ha rifiutato il nostro ingresso in porto, nonostante la nave abbia dichiarato lo stato di emergenza medica perché uno dei contagiati è in crisi respiratoria. Ora stiamo aspettando il soccorso medico tramite elicottero, che nonostante le continue sollecitazioni tarda ad arrivare. Il comandante – prosegue disperato il suo racconto -, per riuscire a sbarcare il membro dell’equipaggio in crisi respiratoria, ha dovuto contattare la Capitaneria italiana, affinché faccia da tramite con le autorità locali, nel tentativo di convincerli a mandarci un soccorso immediato».

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Equipaggio allo stremo

Il ponte superiore della nave

La preoccupazione è soprattutto per quello che potrebbe avvenire a bordo. «La nave – racconta il membro napitino della crew – continua ormai da giorni a vagare nel mar dei Caraibi, rifiutata da tutti i porti locali, e con una situazione sanitaria a bordo che non può che peggiorare. Al momento non abbiamo risposte dalla compagnia, che tarda a prendere una posizione in merito. L’equipaggio è ormai al limite».

E, nonostante le precauzioni, il pensiero del personale a bordo non può che volgere al peggio. «Abbiamo messo in atto le procedure sanitarie per tentare di contenere il virus – racconta il giovane marittimo -, ma è ormai chiaro a tutti che più tempo passiamo in queste condizioni, più aumentano le possibilità che qualcuno non faccia rientro. Continuiamo tutti a sperare in un risvolto positivo».

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Le possibili soluzioni

A bordo regnano incertezza e paura

Tre le ipotesi per uscire dall’impasse: la traversata dell’Atlantico fino a Tenerife (sei giorni di viaggio); lo sbarco a Martinica e il recupero con voli d’emergenza da parte del Governo italiano; la quarantena in mare con il rischio che il numero dei contagiati cresca a dismisura. E tra l’equipaggio sono in molti a temere che possa essere proprio l’ultima soluzione quella che, infine, verrà adottata.

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