Da 35 giorni in sciopero della fame nel carcere di Vibo, l’appello del padre: «Ascoltatelo»

Un giovane detenuto protesta per denunciare le «condizioni disumane» vissute nell’istituto di pena vibonese. A dargli voce il genitore pronto a portare il caso in Procura: «Ha perso più di 20 chili, temo per la sua vita»

Un giovane detenuto protesta per denunciare le «condizioni disumane» vissute nell’istituto di pena vibonese. A dargli voce il genitore pronto a portare il caso in Procura: «Ha perso più di 20 chili, temo per la sua vita»

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Il carcere di Vibo Valentia

Si trova da ormai 35 giorni in sciopero della fame e in cella d’isolamento nel carcere di Vibo Valentia. Si tratta di un giovane detenuto italiano trasferito da qualche tempo nell’istituto di pena vibonese. Lo stesso ha intrapreso questa estrema forma di protesta per denunciare i disagi e le vessazioni cui sarebbe sottoposto ormai da mesi, come riferisce il padre del ragazzo, O. G., angosciato per le condizioni del figlio cui, a suo dire, non sarebbero garantiti neppure i minimi standard di salute.

Una situazione che il genitore appare determinato a denunciare alla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, dopo averne prospettato la gravità al personale penitenziario anche nel corso della sua ultima visita in carcere. Qui, durante il colloquio con il figlio, ha avuto modo di verificare in prima persona il suo stato psico-fisico.

Lo stesso giovane è infatti apparso fortemente denutrito agli occhi del genitore. «Era un ragazzone di 1 metro e 90 per 120 chili di peso – ha riferito -, ne ha già persi più di 20. E se fino a una settimana fa ha accettato di prendere degli integratori e fare delle flebo, ora rifiuta ogni tipo di alimento e di cura, tanto è determinato a portare la sua protesta fino alle estreme conseguenze».

Il giovane deve scontare ancora circa un anno di pena per una condanna cumulativa a 10 anni. Un periodo di detenzione che lo ha visto “ospite” di vari istituti carcerari, fino ad arrivare, da circa sei mesi, nella casa circondariale di Vibo Valentia dove la condanna, afferma il padre, si è fatta per lui insopportabile. «Qui sta vivendo il periodo più difficile di sempre – spiega – e ciò che mi ha raccontato della sua vita in questo carcere mi ha fatto rabbrividire: qualcosa di veramente disumano».

Vibo, protesta in carcere: detenuto in sciopero della fame da 35 giorni

Ora il detenuto chiede di essere trasferito in un altro carcere e, assicura ancora suo padre, «caparbio e ostinato com’è, non interromperà la protesta finché non avrà risposte. Sono molto preoccupato e anche gli assistenti sociali con i quali ho parlato hanno definito il caso di mio figlio un “fatto senza precedenti”. Trentacinque giorni senza mangiare non sono uno scherzo per nessuno. Spero che l’amministrazione penitenziaria prenda coscienza della gravità della situazione e intervenga prima che sia troppo tardi».

Questo l’appello di un padre disperato che si è rivolto alla nostra redazione nel tentativo di fare breccia nel muro di silenzio che spesso avvolge le carceri italiane. Un’invocazione accorata che, certamente, è l’auspicio, non resterà inascoltata ma che al tempo stesso deve anche far riflettere sulla funzione del sistema carcerario. Un sistema che, come raccontano le cronache e come spesso anche noi abbiamo documentato, sembra aver smarrito la sua funzione riabilitativa.  

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