Trasferito a Castrovillari il detenuto in sciopero della fame nel carcere di Vibo

Per 35 giorni non ha toccato cibo per protestare contro le “condizioni degradanti” in cui era costretto. A sollevare il caso, attraverso la nostra testata, il padre del giovane: «Ha fatto valere i suoi diritti»

Per 35 giorni non ha toccato cibo per protestare contro le “condizioni degradanti” in cui era costretto. A sollevare il caso, attraverso la nostra testata, il padre del giovane: «Ha fatto valere i suoi diritti»

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È stato trasferito ad altra struttura carceraria, il detenuto 27enne che aveva intrapreso un’estrema forma di protesta per denunciare le condizioni cui era sottoposto da circa sei mesi all’interno della casa circondariale di Vibo Valentia. Una protesta che lo aveva portato, dapprima, a chiedere il trasferimento in una cella d’isolamento e, successivamente, ad intraprendere uno sciopero della fame protrattosi per oltre 35 giorni.

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A denunciare, dalle pagine della nostra testata, una situazione che ha avuto gravi ripercussioni sullo stato di salute del giovane e che rischiava di metterne seriamente a repentaglio la vita, era stato il padre del 27enne crotonese, preoccupato che la vicenda potesse risolversi con un esito tragico.

«Mio figlio – aveva rivelato – è un ragazzo caparbio e temo per la sua salute. So che non si arrenderà finché non otterrà ciò che chiede e so che se è arrivato a tanto è stato perché le condizioni in cui si trova sono davvero insopportabili».

Vibo, dura protesta in carcere: detenuto in sciopero della fame per 35 giorni

Il giovane chiedeva il trasferimento ad un’altra struttura per sottarsi a quelle che lui stesso aveva descritto al genitore, nel corso di diversi colloqui, come «condizioni disumane». E quel trasferimento è effettivamente arrivato, a due giorni dalla denuncia pubblica del padre attraverso “Il Vibonese”, e il 27enne è stato spostato nel carcere di Castrovillari, in provincia di Cosenza.

Una notizia accolta con sollievo dalla famiglia, tanto che il padre ha commentato: «Finalmente ce l’ha fatta e non è più in pericolo. Ha fatto valere i suoi diritti in maniera non violenta. Lui non voleva essere liberato ma solo traferito per “incompatibilità”. Speriamo che il suo caso serva da monito per il futuro».

Al caso del giovane, dopo la pubblicazione dell’articolo, si era interessata anche l’associazione Antigone attraverso il presidente regionale Francesco Alessandria che ha contattato il padre offrendo il proprio contributo.

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