mercoledì,Settembre 22 2021

Rinascita-Scott: le imposizioni all’Eurospin e all’Intertonno

Nuovi indagati nell’inchiesta della Dda, con i vibonesi che avrebbero imposto assunzioni nel supermercato mentre nel mirino del clan di Sant’Onofrio sarebbe finito l’imprenditore Sardanelli

Rinascita-Scott: le imposizioni all’Eurospin e all’Intertonno
Shopping cart in a grocery store

Fa luce anche sulle intimidazioni e l’imposizione di alcuni lavoratori in due aziende con sede a Vibo e Maierato, il nuovo troncone dell’inchiesta Rinascita-Scott giunto all’avviso di conclusione delle indagini preliminari con nuovi indagati. [Continua]

Salvatore Morelli

Dei reati di tentata estorsione e danneggiamento aggravato dalle modalità mafiose sono chiamati a rispondere: Salvatore Morelli, 37 anni, di Vibo Valentia, alias “l’Americano”; Jessica Castagna, 30 anni, di Vibo Valentia; Domenico Lo Bianco, 30 anni, pure lui di Vibo. In particolare, Salvatore Morelli e Jessica Castagna quali ideatori ed istigatori della condotta criminale, e Domenico Lo Bianco quale esecutore e beneficiario della condotta, il 14 agosto dello scorso anno avrebbero avvicinato (con l’ausilio di altri soggetti allo stato ignoti) il capo settore del supermercato Eurospin al quale avrebbero richiesto insistentemente e con velate minacce di intermediare con l’azienda per revocare i trasferimenti di personale già decisi. Il 19 settembre dello scorso anno, quindi, i tre sono accusati di aver incendiato il magazzino adibito a deposito di derrate alimentari del supermercato Eurospin di Vibo Valentia. Il 21 settembre 2019 sarebbe stato invece inviato un sms sia al capo settore del supermercato Eurospin e sia al capo Area della società dal seguente contenuto: Devi fare tornare le cose come erano. Questa volta il magazzino di Vibo. La prossima volta tu e tutta la tua famiglia”.

Tali condotte sarebbero state poste in essere per costringere il direttore dell’Eurospin Sicilia spa a revocare il trasferimento dei dipendenti Jessica Castagna e Domenico Lo Bianco dal punto vendita di Vibo Valentia rispettivamente a quello di Cittanova e Palmi e a procurarsi, quindi, un ingiusto profitto con pari danno per la parti offese. Intento non riuscito per cause indipendenti dalla volontà degli autori e da qui l’accusa di tentata estorsione.

Andrea Mantella

Estorsione aggravata dalle modalità mafiose per l’imposizione di alcune assunzioni all’Eurospin è invece l’accusacontestata ad altri imputati in un diverso capo di imputazione. In particolare, di tale reato rispondono: Andrea Mantella, 48 anni, di Vibo, attuale collaboratore di giustizia; Salvatore Morelli; Jessica Castagna; Michele Manco, 32 anni, di Vibo; Leoluca Lo Bianco, 55 anni, di Vibo Valentia; Rossana Morgese, 32 anni, di Vibo. Sono tutti accusati di aver costretto Vincenzo Renda e Agostino Crudele – rispettivamente il primo quale socio (al 51%) ed amministratore unico della Calfood srl ed il secondo quale procuratore speciale dei soci (al 49%) Giovanni Crudele e Virginia Crudele – all’assunzione di sodali e di soggetti legati ad esponenti della ‘ndrangheta di Vibo Valentia nel supermercato Eurospin di Vibo, gestito dalla citata società, così procurandosi un ingiusto profitto con pari danno per la parti offese.

Pantaleone Mancuso

La richiesta di Mantella. Secondo la ricostruzione accusatoria della Dda di Catanzaro, dopo che Vincenzo Renda e Agostino Crudele “avevano ottenuto da Pantaleone Mancuso, alias Scarpuni, esponente di vertice dell’omonimo clan di Limbadi, la “protezione mafiosa” dell’attività economica in virtù degli ottimi rapporti intercorrenti con la famiglia Mancuso, Andrea Mantella – ritenendo che l’attività commerciale ricadesse nella zona di propria competenza mafiosa – prima minacciava Renda, che alle prime richieste di Mantella opponeva di aver già risolto con Mancuso la questione della realizzazione e gestione del supermercato”, poi l’avrebbe informato che parlando con Mancuso non aveva risolto nulla a Vibo Valentia e che presto avrebbe avuto dei dispiaceri”.

Gianfranco Ferrante

Mantella da Mancuso tramite Ferrante. Attraverso Gianfranco Ferrante, altro imprenditore di Vibo arrestato nell’inchiesta Rinascita-Scott (che avrebbe presentato Renda a Mantella) e poi attraverso Michele Palumbo – il perito assicurativo ucciso nel marzo del 2010 a Longobardi e ritenuto l’uomo di Scarpuni sul territorio di Vibo – Mantella avrebbe così avviato un’interlocuzione con Pantaleone Mancuso (Scarpuni) vincendone la resistenza, ottenendo che Vincenzo Renda, in cambio della sicurezza della “protezione” mafiosa su Vibo all’Eurospin, assumesse soggetti “legati ad esponenti della consorteria di Vibo Valentia”. Tra questi, secondo l’accusa: “Rossana Morgese, Jessica Castagna, Michele Mancuso, Leoluca Lo Bianco e Damiano Pardea”. Tali assunzioni sarebbero state effettuate anche con la collaborazione di Salvatore Morelli (attualmente latitante) che, per conto di Andrea Mantella, avrebbe consegnato a Gianfranco Ferrante la documentazione dei soggetti da assumere.

Domenico Bonavota

L’estorsione a Sardanelli. Estorsione aggravata dal metodo mafioso è anche il reato contestato a Domenico Bonavota, 41 anni, di Sant’Onofrio, Onofrio Barbieri, 40 anni, di Sant’Onofrio, residente a Vena in contrada Vaccaro; Giuseppe Barbieri, 44 anni, di Sant’Onofrio; Rosaria Papalia, 37 anni, di Vena Superiore; Paolo Petrolo, 27 anni, di Sant’Onofrio; Giuseppe Serratore, 67 anni, di Sant’Onofrio.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il 14 gennaio del 2005 Onofrio Barbieri – su mandato del clan Bonavota – avrebbe collocato davanti al cancello di ingresso della ditta Intertonno srl di Sardanelli Carmine, sita nella zona industriale di Maierato, una bottiglia contenente liquido infiammabile e tre cartucce di pistola.

Così facendo, gli indagati avrebbero costretto l’imprenditore Carmine Sardanelli “a fornire utilità economiche quali denaro ed assunzioni presso la sua ditta, nonché a concedere dei privilegi ad alcuni dipendenti vicini al sodalizio. In particolare: nel mese di ottobre 2015, tramite l’interessamento di Domenico Bonavota, veniva assunta all’Intertonno Rosaria Papalia mediante contratto di lavoro siglato con l’agenzia interinale Obiettivo Lavoro, mentre in data 7 gennaio 2016 veniva rinnovato il contratto di lavoro di Rosaria Papalia all’Intertonno S.r.l., ancora grazie all’intercessione di Domenico Bonavota.

Giuseppe Barbieri

Mediante l’intercessione di Giuseppe Barbieri, il quale sarebbe andato a parlare personalmente con l’imprenditore Carmine Sardanelli, veniva concesso – in via del tutto eccezionale – un periodo di ferie alla dipendente Rosaria Papalia a seguito dell’improvvisa assenza dal luogo di lavoro da parte di quest’ultima, protrattasi dal 20 luglio 2016 al 3 agosto 2016, senza che ne venisse dato preventivo avviso al datore di lavoro”.

In data 23 agosto 2016, quindi, Rosaria Papalia ed il marito Onofrio Barbieri sono accusati di aver avvicinato l’imprenditore Carmine Sardanelli, avendo già appreso dall’agenzia interinale che quest’ultimo non intendeva rinnovare il contratto di lavoro della donna. Contratto che alla fine – grazie, secondo la Dda, alle pressioni sull’imprenditore – è stato rinnovato.

Paolo Petrolo

In data 7 dicembre 2016, invece, Paolo Petrolo è accusato di aver prelevato, senza pagarne il prezzo, un ingente quantitativo di merce dalla sede della Intertonno S.r.l., consegnandola nell’abitazione di Giuseppe Serratore.

Tutti gli indagati avranno ora venti giorni di tempo per chiedere al pm di essere interrogati o presentare eventuali memorie difensive attraverso i rispettivi avvocati.

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