Operazione Tunus, assoluzioni e prescrizioni a Vibo

Non regge l’impianto accusatorio per la contestata bancarotta fraudolenta del gruppo imprenditoriale Naso-Mirabello. Prescrizione per il reato di truffa
Non regge l’impianto accusatorio per la contestata bancarotta fraudolenta del gruppo imprenditoriale Naso-Mirabello. Prescrizione per il reato di truffa
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Tutti assolti ed altri tre prescritti dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Giulio De Gregorio, gli imputati coinvolti nel processo nato dall’operazione “Tunus” scattata nel luglio del 2013.

Assoluzione per: Haythem El Ayadi, di 39 anni; Agostino Naso, di 39 anni, di Drapia; Rosario Mirabello, di 45 anni, residente a Vibo-Pizzo;  Francesco Mirabello, di 43 anni, di Vibo Marina; Iole Filia, di 65 anni, di Vibo Marina; Teresa Filia, di 69 anni, originaria di Pizzoni, ma residente a Brescia; Elisabetta Bagnato, di 63 anni, di Drapia. Nei loro confronti l’ufficio di Procura aveva chiesto la condanna a 2 anni e 4 mesi a testa. Assoluzione anche per: Pietro Naso, di 66 anni, di Drapia (nei cui confronti il pm aveva chiesto 4 anni di reclusione); Fortunato Mirabello, di 77 anni, di Vibo Marina (anche per lui era stata chiesta la condanna a 4 anni). In relazione ad un capo di imputazione per bancarotta fraudolenta per distrazione, il Tribunale ha derubricato il reato in quello di truffa ed è quindi scattata la prescrizione per: Fortunato Mirabello, Francesco Mirabello e Agostino Naso. In questo caso, Fortunato Mirabello nella qualità di amministratore di fatto della “Costruzioni Santa Venere srl”, dichiarata fallita dal Tribunale di Vibo con sentenza del 2011, Francesco Mirabello e Agostino Naso – in qualità di beneficiari di somme distratte dall’attivo fallimentare – erano accusati di aver distratto l’11 gennaio del 2011 le risorse finanziarie derivanti da una transazione con la Sanpaolo Banco di Napoli spa per un ammontare complessivo di 170mila euro. Tale condotta è stata derubricata dai giudici in truffa e quindi dichiarata prescritta. [Continua]

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Tutti gli imputati erano accusati di concorso in bancarotta fraudolenta per aver distratto dal patrimonio della “Costruzioni Santa Venere srl” beni societari e risorse finanziarie per un ammontare complessivo di 1.213.237,48 euro. Reato che, secondo l’accusa, sarebbe stato commesso a Vibo Valentia l’8 aprile del 2011, data dell’intervenuta sentenza di fallimento della “Costruzioni Santa Venere srl”. A Fortunato Mirabello ed al tunisino Haythem El Ayadi veniva contestato anche di aver sottratto e distrutto i libri e le scritture contabili della società fallita allo scopo di procurarsi un ingiusto profitto e rendere impossibile la ricostruzione del patrimonio.

Gli accertamenti erano scattati dopo una denuncia da parte di Equitalia del 2010 che segnalava come sin dal 2006 vi erano dei crediti insoddisfatti per 500mila euro nei confronti delle società della famiglia Naso-Mirabello. Nel corso delle indagini, gli investigatori avevano appurato che la società “Costruzioni Santa Venere srl”, gravata da rilevanti debiti di natura tributaria, aveva ceduto la proprietà delle quote ad una società tunisina e contestualmente trasferito la propria sede in Tunisia, dopo aver provveduto a spogliarsi a favore di altre società riconducibili agli imputati – la “Casa del Sole srl”, con sede a Vibo, la “Blu Mar & Charter srl” con sede a Brescia e la “Immobiliare Vielle srl di Firenze – dell’intero patrimonio immobiliare. Il tutto – secondo l’accusa – al fine di sottrarsi alle procedure di riscossione dei crediti da parte dell’erario ammontanti a circa 16 milioni di euro. Il meccanismo messo in piedi dagli imputati sarebbe consistito nel svuotare l’originaria società “Costruzioni Santa Venere srl”, poi dichiarata fallita, simulando dei trasferimenti di tutti i beni, attraverso contratti di compravendita, in altre società del gruppo che avrebbero continuato ad operare normalmente. Il passaggio della titolarità della “Costruzioni Santa Venere srl” ad altre società della famiglia vibonese Mirabello-Naso sarebbe servita, secondo gli inquirenti, per allontanare la responsabilità dalle persone fisiche, tanto che della “Santa Venere srl” gli investigatori non hanno rinvenuto nel corso dell’operazione neppure una carta. Altri trasferimenti fittizi sarebbero avvenuti in favore di società con sede a Novara. La curatela fallimentare era rappresentata dall’avvocato Enzo Cantafio che aveva presentato al Tribunale una corposa memoria difensiva tesa a dimostrare la penale responsabilità degli imputati. Nel collegio di difesa gli avvocati: Domenico Colaci, Mario Lo Schiavo, Andrea Alvaro, Francesco Sorrentino, Domenico Silipo, Salvatore Papa e Giovanni Marafioti.