Droga nelle Serre Vibonesi: chiusa l’inchiesta, 16 indagati

Il pm della Procura di Vibo, Filomena Aliberti, firma l’avviso di conclusione indagini per l’indagine dei carabinieri che ha fatto luce sulla cessione e produzione di sostanze stupefacenti

Il pm della Procura di Vibo, Filomena Aliberti, firma l’avviso di conclusione indagini per l’indagine dei carabinieri che ha fatto luce sulla cessione e produzione di sostanze stupefacenti

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Quindici capi di imputazione che vanno dalla detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti (marijuana, hashish ed in qualche caso pure cocaina) sino alla produzione e coltivazione di canapa indiana. Il pm della Procura di Vibo Valentia, Filomena Aliberti, chiude il cerchio sull’inchiesta che nel giugno scorso ha fatto luce sulla cessione e produzione di sostanze stupefacenti nella zona delle Serre e delle Preserre e firma un avviso di conclusione indagini nei confronti di 16 indagati.

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Un’indagine meticolosa messa in piedi dai carabinieri del Norm di Serra San Bruno, diretti dal luogotenente Massimiliano Staglianò, e che ha disarticolato una rete di spacciatori attiva nelle Serre vibonesi con diramazioni pure nel Soveratese, nel Reggino ed in altre zone d’Italia. 

 La rete di spaccio avrebbe inondato di hashish, marijuana, e in alcuni casi anche di cocaina, le “piazze” di Serra San Bruno, delle Serre e del Soveratatese, contando su solidi canali di approvvigionamento e su una capillare distribuzione sul territorio. Il tutto coordinato attraverso uno strumento comunissimo quanto fallace: una chat di WhatsApp. Ed è stato proprio il noto dispositivo di messaggistica a tradire i componenti del gruppo, senza alcuna posizione verticistica o componente associativa.

Gli indagati. Damiano Mamone, 34 anni, di Serra San Bruno; Davide Tassone, 24 anni di Serra San Bruno; Simone Musolino, 26 anni di Brognaturo; Giovanni Gimigliano, 23 anni di Catanzaro; Angelo Garieri, 31 anni di Cardinale; Francesco Attilio Candido, 24 anni residente a Isca sullo Ionio; Cristian Francesco Valenti, 21 anni di Serra San Bruno; Fernando Spatola, 20 anni di Serra San Bruno; Nino Emanuele, 28 anni di Santa Caterina dello Ionio; Manuel Delfino, 29 anni di Reggio Calabria; Giuseppe Gamo, 27 anni, di Spadola; Emanuele Mancuso, 29 anni, di Nicotera; Francesco Cannizzaro, 27 anni, di Sant’Eufemia d’Aspromonte; Piera Tounsi, 23 anni di Suzzara (Mn); Marco Cunsolo, 31 anni di Soverato; Vincenzo Tino, 27 anni, di Capistrano.

Le accuse. Damiano Mamone, è accusato di aver fornito sostanze stupefacenti a Simone Musolino per il tramite di Davide Tassone. Musolino avrebbe acquistato e rivenduto la sostanza stupefacente facendo confluire i proventi dell’attività illecita sulla carta Postepay di Davide Tassone. Il tutto sarebbe avvenuto a Serra San Bruno e Gonzaga, fra l’ottobre 2015 ed il giugno 2016. Simone Musolino avrebbe inoltre spacciato cocaina nell’agosto agosto del 2015.

 Detenzione ai fini di spaccio di marijuana è poi l’accusa mossa in concorso a Damiano MamoneDavide TassoneSimone MusolinoGiuseppe GamoMarco CunsoloPiera Tounsi, mentre altro specifico capo di imputazione relativo alla cessione di canapa indiana viene elevato nei confronti di Davide Tassone che avrebbe fornito marijuana a Fernando Spatola, e poi anche a Cristian Valenti. Ancora accuse di cessione di marijuana l’accusa mossa poi a Damiano Mamone in concorso con Cristian Valenti, Nino EmanueleFrancesco CandidoGiovanni Gimigliano.

 Emanuele Mancuso (in foto), figlio del boss della ‘ndrangheta Pantaleone Mancuso, detto “l’Ingegnere”, Damiano Mamone e Vincenzo Tino sono quindi i protagonisti di altra specifica contestazioni. In particolare, Emanuele Mancuso avrebbe acquistato o ricevuto sostanza stupefacente non meglio indicata e che nell’occasione sarebbe stata trasportata da Vincenzo Tino. La contestazione viene mossa con l’aggravante della recidiva per Emanuele Mancuso e la recidiva infraquinquennale e specifica per Vincenzo Tino. Fatti di reati che sarebbero stati commessi tra Capistrano e Serra San Bruno in un arco temporale ricompreso fra il giugno 2015 ed il luglio dello stesso anno.  

Altre contestazioni riguardano la cessione di marijuana e cocaina da Damiano Mamone a Francesco Cannizzaro in un periodo ricompreso fra il novembre 2015 ed il luglio 2016, e dallo stesso Mamone ad Angelo Garieri.

Infine le accuse di produzione, mediante coltivazione, di canapa indiana. Un’accusa mossa a Damiano Mamone e Manuel Delfino. Damiano Mamone avrebbe proceduto materialmente alla coltivazione della marijuana, mentre Manuel Delfino avrebbe fornito i semi di canapa fra il marzo del 2015 ed il maggio 2016.

Altra coltivazione di marijuana nel territorio comunale di Serra San Bruno sarebbe stata curata da Davide Tassone tra l’11 ed il 19 luglio dello scorso anno, mentre tra il maggio ed il luglio 2015 lo stesso Tassone avrebbe coltivato canapa indiana insieme a Simone Musolino.

Gli indagati avranno ora venti giorni di tempo per chiedere al pm di essere interrogati o presentare eventuali memorie difensive attraverso i rispettivi legali.

Gli avvocati. Impegnati nel Collegio di difesa gli avvocati: Vito Regio, Cosimo Albanese, Domenico Barillari, Vincenzo Galeota, Ignazio Di Renzo, Pietro Funara, Domenico Cortese, Giuseppe Gervasi, Giuseppe Tropiano, Domenico Pietragalla, Pasquale Foti, Bruno Ganino, Francesco Sabatino, Francesco Capria, Gregorio Calarco, Giuseppe Monardo, Giuseppe Morelli, Francesco Muzzopappa.

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