Truffe e assicurazioni: le accuse di falso formulate dalla Procura di Vibo

Emergono ulteriori dettagli dall’inchiesta “Dirty Business” per la quale il pm Concettina Iannazzo ha chiesto al gup il rinvio a giudizio di 65 indagati

Emergono ulteriori dettagli dall’inchiesta “Dirty Business” per la quale il pm Concettina Iannazzo ha chiesto al gup il rinvio a giudizio di 65 indagati

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Sono numerosi i capi d’imputazione contestati nell’ambito dell’inchiesta “Dirty Business”. Un’inchiesta per la quale il pm Concettina Iannazzo ha chiesto  il rinvio a giudizio nei confronti di 65 indagati.

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Ci siamo già occupati di parte delle singole contestazioni rivolte agli indagati (LEGGI QUI: Truffa alle assicurazioni nel Vibonese: ecco le singole accuse). Continuiamo ad esaminare le restanti accuse così come riportate nei singoli capi d’imputazione.

 Truffa alle assicurazioni nel Vibonese: 65 richieste di rinvio a giudizio (NOMI)

Falso materiale. Di tale reato rispondono Domenicantonio Arena, Giovanni Battista Arena, Mylene Molina, Giammaicol La Torre, Giasmara La Torre, Maria Antonia Nicolaci e l’avvocato Giuseppe Santamaria in relazione alla falsa documentazione contestata dalla Procura per un sinistro stradale occorso sulla carta nel 2011 a Ricadi ma in realtà, secondo i carabinieri all’epoca diretti dal lugotenente Nazzareno Lopreiato, comandante della Stazione di Vibo Valentia, mai avvenuto. La compagnia di assicurazioni tratta in inganno è in questo caso, secondo il pm, la Duomo Unione Assicurazioni-Cattolica.

Stesso reato in altro capo di imputazione formulato per i due Arena, Giuseppe De Vita e il medico ortopedico Giacomo Streva. In questo caso, il pedone Giuseppe De Vita sarebbe rimasto investito nell’ottobre 2010 a San Calogero e sarebbe stata presentata della falsa certificazione medica di prolungamento della prognosi di guarigione con certificati medici redatti nel reparto di Ortopedia dell’ospedale di Tropea. Ad essere tratta in errore sarebbe stata la compagnia di assicurazioni Ina Assitalia, così come per un altro sinistro stradale del novembre 2012 a San Calogero per il quale sono indagati ancora i due Arena in concorso con Agostino Ventrici, Domenico Ventrici, Tomas Ventrici e Antonio Calabria i quali avrebbero usufruito di false certificazioni mediche di prolungamento delle prognosi di guarigione.

Sempre i due Arena, Maria Nicolaci ed il medico Mylene Molina rispondono di altra contestazione di falso per un incidente in cui sarebbero rimasti coinvolti due minori rappresentati dai rispettivi esercenti la potestà genitoriale, ovvero Maria Nicolaci e Giovanni Battista Arena. In questo caso sarebbero state tratte in errore le compagnie di assicurazioni Sara e Carige, con il medico del Pronto soccorso dell’ospedale di Tropea, Mylene Molina, che avrebbe compilato la relativa certificazione sanitaria attestando falsamente la presentazione dei feriti al Pronto soccorso, realizzando anche ulteriore presunta falsa certificazione medica di prolungamento delle prognosi di guarigione.

 Altra contestazione per il reato di falso vede infine indagati Domenicantonio Arena, Giovanni Battista Arena, Celestino Arena, Francesco Stagno ed il medico Mylene Molina. In questo caso, attraverso documentazione che i carabinieri diretti dal comandante Nazzareno Lopreiato, ritengono falsa, i due Arena avrebbero nel 2011 attestato l’investimento di un pedone a San Calogero con il coinvolgimento di Celestino Arena, padre dei due germani indicati come ideatori del falso. Identico alle altre contestazioni il ruolo del medico Molina, mentre in questo caso l’assicurazione tratta in inganno sarebbe stata la Ina-Assitalia.

Ancora reati di falso materiale per i due Arena, Nicola Fiamingo e Rosa Norma Accorinti per un sinistro stradale paventato a Zungri nel 2011 in realtà per gli inquirenti mai avvenuto. In questo caso ad essere tratta in inganno è stata la Unipol Assicurazioni ed anche in questo caso la documentazione sanitaria sarebbe falsa. L’assicurazione Groupama sarebbe invece stata raggirata nel 2010 dai due Arena, Salvatore Pititto, Rocco Baldo e dal medico Giacomo Streva, specialista ortopedico in servizio all’Asp di Vibo. Il medico è accusato di aver compilato e sottoscritto (in un caso anche quando si trovava in ferie) la relativa certificazione sanitaria attestando falsamente il prolungamento delle prognosi di guarigione per un figlio di Baldo e per un figlio di Pititto.

 Truffa alle assicurazioni nel Vibonese: 65 richieste di rinvio a giudizio (NOMI)

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