Sorveglianza speciale rigettata per l’imprenditore Antonio Maccarone

Assolto in via definitiva dal processo “Black money”, il Tribunale di Vibo respinge la misura di prevenzione “Nessun collegamento con il suocero Pantaleone Mancuso”

Assolto in via definitiva dal processo “Black money”, il Tribunale di Vibo respinge la misura di prevenzione “Nessun collegamento con il suocero Pantaleone Mancuso”

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Rigettata la proposta di sorveglianza di sorveglianza speciale per cinque anni, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, avanzata dalla Questura di Vibo Valentia nei confronti di Antonio Maccarone, 38 anni, di Ricadi, genero del defunto boss di Limbadi Pantaleone Mancuso (cl. ’47), alias “Vetrinetta”, deceduto nell’ottobre del 2015. La proposta – che si fondava in particolare su un’informativa dei carabinieri della Compagnia di Tropea redatta il 25 aprile 2014 – è stata bocciata dal Tribunale di Vibo Valentia, sezione “Misure di Prevenzione”, presieduto dal giudice Vincenza Papagno con a latere i giudici Adriano Cantilena e Graziamaria Monaco.

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Per i giudici l’accusa non ha fornito elementi e prove da cui desumere una pericolosità sociale da parte di Antonio Maccarone. Nulla infatti risulta, quanto agli sviluppi processuali (che non si sono mai avuti) in relazione ad una vecchia informativa (risalente al 25 marzo 2003) della Guardia di finanza di Milano che vedeva Maccarone indagato per associazione mafiosa.

Dal processo “Black money”, invece, Antonio Maccarone è stato assolto dall’accusa di associazione mafiosa in primo e secondo grado “per non aver commesso il fatto”, nonostante una richiesta di pena a 5 anni e 6 mesi di reclusione avanzata dal pm Marisa Manzini. L’assoluzione di Antonio Maccarone è divenuta definitiva in quanto la Procura generale di Catanzaro non ha appellato la sentenza.

Da tenere anche ben presente che i giudici della Corte d’Appello di Catanzaro hanno anche revocato la confisca dei beni di Antonio Maccarone ritenendo le attività di impresa “oggetto di indagine da parte delle forze dell’ordine, del tutto lecite”. E di certo non basta – come più volte ribadito dalla giurisprudenza della Cassazione in materia – il solo legame parentale con il boss Mancuso per fondare una penale responsabilità di Antonio Maccarone in ordine al reato di associazione mafiosa e meno che mai per riconoscere la pericolosità sociale necessaria per l’applicazione della misura di prevenzione personale.

Le sentenze, infine, hanno sottolineato che appare del tutto “privo di riscontro il supposto collegamento fra Maccarone ed il suocero Mancuso”.

Antonio Maccarone era difeso dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Francesco Gambardella.

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