‘Ndrangheta: chiesta la condanna a Vibo di Nazzareno Lo Bianco

E’ imputato dinanzi al Tribunale collegiale per il reato di tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose

E’ imputato dinanzi al Tribunale collegiale per il reato di tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose

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Quattro anni e 6 mesi di reclusione, più tremila euro di multa. Questa la richiesta di pena formulata oggi dal pm della Dda di Catanzaro, Andrea Mancuso, nei confronti di Nazzareno Lo Bianco, 64 anni, detto “Giacchetta”, di Vibo Valentia, accusato del reato di tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose (art. 7 della legge antimafia). La richiesta è stata fatta dal pubblico ministero al termine della requisitoria dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia presieduto dal giudice Lucia Monaco. 

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Secondo l’accusa, Nazzareno Lo Bianco avrebbe impedito all’imprenditore Salvatore Naccari di proseguire i lavori iniziati alla Metal Sud di Domenico Arena, sita in località Aereoporto, per la realizzazione di 15 bagni e dell’impianto antincendio. Il tutto per un valore complessivo di 5.500,00 euro. Per far ciò, ad avviso degli inquirenti, Nazzareno Lo Bianco si sarebbe avvalso della forza di intimidazione ed assoggettamento derivante dalla sua appartenenza – o comunque vicinanza – alla criminalità organizzata di tipo ‘ndranghetistico, ed in particolare al clan Lo Bianco di Vibo, sfruttando il metodo mafioso attraverso implicite ed esplicite minacce di gravi ritorsioni, consistite nel trattenere la vittima per una spalla mentre quest’ultima tentava di allontanarsi, ponendo in essere atti idonei e diretti a costringere Salvatore Naccari, titolare dell’omonima ditta edile – impegnato anche nella ristrutturazione idraulica dei sanitari dell’appartamento sito a Vibo su corso Umberto I e di proprietà di Filippo Russo – a non proseguire nei lavori in quanto gli stessi sarebbero stati ultimati dalla sua ditta. 

Alla rappresentazione di Salvatore Naccari circa l’esistenza di pregressi accordi assunti con il committente ingegnere Russo, Nazzareno Lo Bianco (in foto) avrebbe risposto: “Con l’ingegnere Russo ce la vediamo noi!”. In tal modo, secondo l’accusa, Nazzareno Lo Bianco, alla presenza di Domenico Naccari (figlio di Salvatore), avrebbe evocato l’interesse della cosca Lo Bianco per l’esecuzione dei lavori, “da imporre contro la volontà del committente e della ditta incaricata”. 

L’ estorsione non sarebbe poi andata a buon fine (da qui l’accusa di tentata estorsione) “per cause indipendenti dalla volontà dell’autore”, cioè dell’imputato Nazzareno Lo Bianco. I fatti al centro del processo si sarebbero verificati il 18 aprile del 2013. 

Dopo la requisitoria e la richiesta di pena del pm Andrea Mancuso, è stata la volta dell’avvocato Francesco Sabatino che, nel chiedere l’assoluzione per il proprio assistito, ha cercato di evidenziare al Collegio i presunti “punti deboli” dell’accusa facendo leva sulle stesse dichiarazioni di Naccari. Citando poi la giurisprudenza del Tribunale di Vibo sul reato di tentata estorsione e sulla sua configurabilità (sentenza del processo “Nasty Embass”), il legale si è soffermato infine sull’aggravante delle modalità mafiose, rimarcando che Nazzareno Lo Bianco – accusato ora dal collaboratore di giustizia Andrea Mantella di aver ricoperto un ruolo verticistico nel clan Lo Bianco con il grado di “santista” – dopo una condanna in primo grado nel processo “Nuova Alba” per associazione mafiosa (4 anni ed 8 mesi di reclusione), è stato poi assolto in appello e l’assoluzione è divenuta definitiva. 

Il Tribunale ha quindi rinviato l’udienza a mercoledì prossimo per l’eventuale replica del pubblico ministero e per la camera di consiglio a cui seguirà la sentenza. 

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