Ricadi: 15 anni di lotte contro il Comune ed una giustizia “lumaca”

Il paradossale caso di Domenica Pugliese che da ben 6 anni attende una sentenza. Nel mese scorso ha ricevuto due ordinanze per la messa in sicurezza del suo fabbricato per il quale ha da anni citato in giudizio il vicino di casa
Il paradossale caso di Domenica Pugliese che da ben 6 anni attende una sentenza. Nel mese scorso ha ricevuto due ordinanze per la messa in sicurezza del suo fabbricato per il quale ha da anni citato in giudizio il vicino di casa
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Il Comune di Ricadi

Denuncia un abuso edilizio nel lontano 2005 da parte del vicino di casa che, in assenza dei proprietari, esegue dei lavori. Lo cita in causa dinanzi al Tribunale civile ma in attesa dell’esito giudiziario riceve dal sindaco un ordine di messa in sicurezza del fabbricato entro cinque giorni. Succede a Ricadi e della paradossale vicenda è protagonista la signora Domenica Pugliese. E’ il 29 giugno 2005, quando dopo aver preso atto di alcuni lavori edilizi ai danni della sua famiglia, la signora sporge denuncia al Comune che la rassicura: entro 90 giorni il vicino che aveva causato il lamentato danno in assenza dei Pugliese sarebbe stato chiamato a ristabilire lo stato dei luoghi. Domenica Pugliese denuncia quindi la demolizione della parete divisoria, lo sconfinamento nella sua attigua proprietà, il crollo del tetto e l’apertura di una finestra abusiva sopra il sottostante scarico della canna fumaria. Non avendo ricevuto alcuna risposta dal Comune, la signora risollecita con raccomandata del 30 dicembre 2005 e poi in data 3 marzo 2008. Nessuna risposta. Il 17 febbraio 2009 nuova raccomandata – questa volta direttamente al responsabile dell’Ufficio Tecnico Calzona – per lamentare il rifiuto da parte del Comune a rilasciarle il modello Dia.

Nel frattempo si apre contro il vicino di casa una causa civile infinita. E qui accadono due vicende che hanno dell’incredibile: un ingegnere ed un architetto eseguono delle perizie in favore della signora Pugliese ma entrambi alla fine la ritirano. Il Tribunale affida così una perizia ad un consulente tecnico d’ufficio che però dalla Dia risultava la stessa persona che aveva svolto i lavori incriminati e per i quali la Pugliese aveva citato in causa il vicino di casa. Nessuno, fra giudice e avvocati, si era inizialmente accorto dell’anomalia e solo dietro segnalazione della signora Pugliese il Ctu viene sostituito. [Continua dopo la pubblicità]

In tutto ciò, Domenica Pugliese nel febbraio 2011 inoltra richiesta per il patrocinio gratuito al Tribunale di Vibo Valentia ma le viene negato. Nel febbraio 2014, desiderando ripresentare la domanda – e avendo il medesimo reddito con il quale a Milano era stata ammesso al gratuito patrocinio – inoltra un reclamo all’Ordine degli avvocati di Vibo Valentia segnalando che avevano considerato erroneamente il reddito. Intanto il Tribunale dispone una nuova perizia e il Ctu incaricato viene ammonito per non aver correttamente eseguito quanto richiestogli. Dal 2014, quindi, la signora Domenica Pugliese attende il deposito della sentenza per procedere con il riconoscimento del danno e intraprendere l’azione di rivalsa.

Ottobre 2020: la signora Pugliese – che vive a Milano – riceve dal Comune di Ricadi un’ordinanza per mettere in sicurezza l’immobile di sua proprietà al 75%. La Pugliese fa presente che vi è una causa in corso con una sentenza che il giudice deve ancora depositare, ma il sindaco firma una seconda ordinanza con la quale viene informata che il Comune avrebbe provveduto alla messa in sicurezza del fabbricato addebitandole poi i costi.

Il 24 novembre scorso, infine, il Comune di Ricadi ha provveduto a transennare la zona evidenziando pericoli per la pubblica incolumità. Anche in questo caso la signora Pugliese ha segnalato al Comune una possibile alterazione dello stato dei luoghi con una causa civile ancora in corso e una sentenza da depositare. Per evitare ulteriori effetti derivanti dall’ordinanza sarà così costretta ad impugnarla innescando un nuovo contenzioso giudiziario, questa volta dinanzi al Tar. Il tutto a 15 anni dai fatti, dopo svariate mail inviate al Comune e dopo anni di carte bollate per reclamare una giustizia e una sentenza che tardano ad arrivare.

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