Carattere

Stralciate per difetti di notifica altre cinque posizioni. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Vibo, è stata condotta sul campo dal Norm di Serra San Bruno

Cronaca

Quindici capi di imputazione che vanno dalla detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti (marijuana, hashish ed in qualche caso pure cocaina) sino alla produzione e coltivazione di canapa indiana. Il gup del Tribunale di Vibo Valentia, Graziamaria Monaco, ha rinviato a giudizio tre imputati dinanzi al Tribunale, ammettendone al rito abbreviato altri 7 i quali in caso di condanna potranno usufruire di uno sconto di pena pari ad un terzo.

A giudizio - il processo si aprirà il 19 febbraio prossimo - andranno: Francesco Attilio Candido, 25 anni residente a Isca sullo Ionio; Angelo Garieri, 32 anni di Cardinale; Nino Emanuele, 29 anni di Santa Caterina dello Ionio.

Processo con rito abbreviato, e quindi allo stato degli atti dinanzi allo stesso gup, invece per: Emanuele Mancuso, 30 anni, di Nicotera, figlio del boss della ‘ndrangheta Pantaleone Mancuso, detto “l’Ingegnere”; Giuseppe Gamo, 28 anni, di Spadola; Francesco Cannizzaro, 28 anni, di Sant’Eufemia d’Aspromonte; Damiano Mamone, 35 anni, di Serra San Bruno; Cristian Francesco Valenti, 22 anni di Serra San Bruno; Vincenzo Tino, 28 anni, di Capistrano; Manuel Delfino, 30 anni di Reggio Calabria. Per loro l’udienza è stata rinviata al 7 marzo per la discussione del pubblico ministero con le richieste di pena, mentre l’11 marzo sarà la volta degli avvocati delle difese. 

Stralciate, infine, per difetti di notifica, le posizione degli indagati: Simone Musolino, 28 anni di Brognaturo; Piera Tounsi, 24 anni di Suzzara (Mn); Fernando Spatola, 21 anni di Serra San Bruno; Marco Cunsolo, 32 anni di Soverato; Giovanni Gimigliano, 23 anni di Catanzaro.

L’inchiesta coordinata dal pm della Procura di Vibo Valentia, Filomena Aliberti, ha chiuso il cerchio su un’attività investigativa che nel giugno dello scorso anno ha fatto luce sulla cessione e produzione di sostanze stupefacenti nella zona delle Serre e delle Preserre.

Un’indagine meticolosa messa in piedi dai carabinieri del Norm di Serra San Bruno, diretti dal luogotenente Massimiliano Staglianò, e che ha disarticolato una rete di spacciatori attiva nelle Serre vibonesi con diramazioni pure nel Soveratese, nel Reggino ed in altre zone d’Italia. 

La rete di spaccio avrebbe inondato di hashish, marijuana, e in alcuni casi anche di cocaina, le “piazze” di Serra San Bruno, delle Serre e del Soveratatese, contando su solidi canali di approvvigionamento e su una capillare distribuzione sul territorio. Il tutto coordinato attraverso uno strumento comunissimo quanto fallace: una chat di WhatsApp. Ed è stato proprio il noto dispositivo di messaggistica a tradire i componenti del gruppo, senza alcuna posizione verticistica o componente associativa.

Per le singole accuse LEGGI QUI: 

 Droga nelle Serre Vibonesi: chiusa l’inchiesta, 16 indagati