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Sotto “sigilli” anche un supermercato a Limbadi. Il 51enne, imparentato con i Mancuso, è stato condannato per traffico di droga

Cronaca

Restano confiscati i beni di Roberto Cuturello, 51 anni, di Limbadi e della moglie Maria Rizzo, 58 anni, anche lei di Limbadi. La Cassazione ha infatti respinto, ritenendolo inammissibile, il ricorso avverso l’ordinanza con cui il gip del Tribunale di Vibo Valentia il 5 febbraio del 2016 ha confiscato un terreno intestato a Cuturello ed i beni aziendali dell’impresa individuale - supermercato “Vivo” - nella formale titolarità della Rizzo. 

Anche per la Suprema Corte risulta accertata “la sproporzione tra l'acquisto del terreno e le disponibilità economiche dell'epoca di Cuturello, posto che i redditi dello stesso negli anni 1989-1991 non erano sufficienti a far fronte all’acquisto nemmeno per la somma dichiarata di sette milioni di lire. Men che meno erano sufficienti per avviare nel 1992 l’attività commerciale di supermercato che risultava poi formalmente cessata nel 2005 e contestualmente proseguita dalla moglie che non aveva mai dichiarato redditi prima del 2002, e successivamente aveva dichiarato redditi assai modesti”.

Per la Cassazione, infine, non trova giustificazione alcuna il cospicuo esborso di 155.000 euro sostenuto in appena due anni (2002-2004) per la costruzione dell'immobile di 350 metri quadri, poi adibito a supermercato. Da qui l’inammissibilità del ricorso e la conferma della confisca scattata a seguito di un’attività investigativa condotta dalla Dia (Direzione investigativa antimafia) di Catanzaro. 

Roberto Cuturello - imparentato con esponenti apicali della famiglia Mancuso - è stato condannato per traffico di droga a 4 anni e 4 mesi dalla Corte d’Appello di Firenze. Attualmente si trova sotto processo dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia nell’ambito dell’operazione “Pinocchio” dove risponde del reato di usura. 

E' stato invece assolto a Vibo nel processo "Genesi" nell'ambito del quale la Dda di Catanzato (pm Giuseppe Borrelli e Simona Rossi) aveva chiesto 13 anni di reclusione. Il verdetto assolutorio non è stato però appellato divenendo così l'assoluzione definitiva. 

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