lunedì,Settembre 27 2021

Omicidio Piccione a Vibo Valentia, Antonio Grillo e la clamorosa collaborazione con la giustizia

Ecco le dirompenti dichiarazioni rilasciate il 20 ottobre 2007 dall’esponente di punta del clan Lo Bianco, detto Totò Mazzeo, deceduto nel 2018. La possibilità, svanita, di colpire la ‘ndrangheta vibonese con dieci anni di anticipo rispetto a Mantella

Omicidio Piccione a Vibo Valentia, Antonio Grillo e la clamorosa collaborazione con la giustizia
Antonio Grillo detto “Totò Mazzeo”

Ci sono anche le dichiarazioni di Antonio Grillo, alias “Totò Mazzeo”, cl. ’68, di Vibo Valentia, deceduto il 6 febbraio 2018, alla base delle accuse che hanno portato ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Salvatore Lo Bianco, 49 anni, detto “U Gniccu”, e Rosario Lo Bianco, 52 anni (genero del defunto boss Carmelo Lo Bianco, detto Sicarro). Entrambi i vibonesi sono accusati di aver ucciso il 21 febbraio 1993 il geologo ed imprenditore Filippo Piccione, freddato con cinque colpi di pistola sotto casa in via Dante Alighieri, a due passi da piazza Municipio. [Continua in basso]

L’avvio della collaborazione di Antonio Grillo

L’inchiesta condotta dai carabinieri del Ros di Catanzaro e del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia, con il coordinamento del pm della Dda Annamaria Frustaci, permette la rilettura di fatti di sangue rimasti impuniti per quasi 30 anni e svela una circostanza dirompente: Antonio Grillo, alias “Totò Mazzeo”, un volto notissimo alle cronache di Vibo Valentia e con numerosi precedenti penali, il 20 ottobre 2007 si era presentato dai militari dell’Arma per collaborare con la giustizia. Una decisione clamorosa per l’epoca, atteso che il personaggio avrebbe potuto raccontare fatti e misfatti della ‘ndrangheta di Vibo Valentia con quasi un decennio di anticipo rispetto ad Andrea Mantella (la cui collaborazione risale al maggio 2016). Se sia stato fatto di tutto, all’epoca, per impedire ad Antonio Grillo di ritornare sui propri passi e quindi recedere dalla volontà di collaborare con la giustizia, è un aspetto non toccato per ora dall’inchiesta. Vero è che il verbale reso ai carabinieri da Antonio Grillo (Totò Mazzeo) – e che viene utilizzato ora dalla Dda a sostegno dell’impalacatura accusatoria contro gli autori dell’omicidio Piccione – appare importantissimo e getta più di un fascio di luce su personaggi e dinamiche criminali nella città di Vibo rimaste per troppo tempo nell’ombra.

Carmelo Lo Bianco (Sicarro)

Antonio Grillo, i Lo Bianco ed il boss Sicarro

Ecco il verbale di spontanee dichiarazioni di Antonio Grillo reso ai carabinieri il 20 ottobre 2007: “Mi chiamo Grillo Antonio, sono nato a Vibo Valentia l’8.09.1968 e vivo a Vibo Valentia da sempre. Mi sono presentato qui da voi perché ho deciso di collaborare con la giustizia. In passato, da ragazzo, c’è stato un momento della mia vita dove ho cominciato a commettere reati come rapine, furti, scippi, estorsioni. Poi all’età di 16 anni sono rimasto orfano di entrambi i genitori, tantè che sono stato accolto in casa da Lo Bianco Carmelo classe 1945, detto lo zio Carmelo U Sicarru, cugino dell’omonimo boss di Vibo Valentia, che mi ha accolto in famiglia crescendomi ed ospitandomi. Io ero ospite da Carmelo Lo Bianco – ha spiegato Antonio Grillo – quando abitava in via Terravecchia Inferiore, credo al civico 103. Dopo diversi anni di convivenza a casa di Carmelo Lo Bianco, intorno al 1986 quando avevo circa 18 anni, visto che negli ultimi anni avevo dimostrato di essere affidabile come criminale, su presentazione di Carmelo Lo Bianco, Sicarru, fui affiliato alla cosca Lo Bianco di Vibo Valentia con il grado di picciotto. Da quel giorno ho commesso numerosi crimini, compresi omicidi, estorsioni e rapine per conto dei Lo Bianco”. [Continua in basso]

Totò Mazzeo e l’omicidio di Luca Lo Bianco

Antonio Grillo, alias “Totò Mazzeo”, passa quindi a parlare dell’omicidio di Filippo Piccione. E’ stato un omicidio avvenuto dopo l’omicidio di Luca Lo Bianco, figlio di Nino Lo Bianco, il pastore che è morto”.
Luca (o Leoluca) Lo Bianco (cl. ’68) è stato ucciso a fucilate l’1 febbraio 1992 a Vibo Valentia in contrada Nasari ed i colpi sono partiti da un terreno di proprietà di Filippo Piccione. Nino (Antonino) Lo Bianco era il fratello di Carmelo Lo Bianco, alias Sicarro. “L’omicidio Piccione – aveva dichiarato Antonio Grillo ai carabinieri – è stata la risposta a quello di Luca Lo Bianco. In sostanza, Piccione in passato aveva patito un danneggiamento di alcuni alberi, mediante taglio, che si trovavano nella sua proprietà in località Nasari del comune di Vibo Valentia. Nelle immediate vicinanze della proprietà di Piccione vi abitava una famiglia di pastori, parenti di Luca Lo Bianco. Una sera Luca Lo Bianco, insieme al padre, a bordo della moto ape, si sono recati nel terreno del loro parente. Dopo un po’ Luca era uscito dall’abitazione per andare ad acquistare delle sigarette. Al ritorno ha parcheggiato la moto ape proprio dinanzi al cancello d’ingresso della proprietà di Piccione. Mentre Luca si trovava ancora a bordo della moto ape – ha raccontato Antonio Grillo – , qualcuno gli ha sparato con un fucile. Luca riuscì comunque a percorrere alcuni metri prima di cadere a terra e morire. Di questo omicidio, Carmelo Lo Bianco, detto Sicarru, zio del defunto, ritenne responsabile il Piccione o il guardiano della sua proprietà, che ricordo essere di Pannaconi. Nel dubbio sull’autore materiale dell’omicidio, Carmelo Lo Bianco decise di vendicare il parente facendo uccidere Piccione”.

Filippo Piccione

La preparazione dell’agguato contro Piccione

Il racconto di Antonio Grillo sull’omicidio ai danni di Filippo Piccione è preciso e dettagliato, anche per averne preso parte in prima persona. Un giorno Carmelo Lo Bianco, Sicarru, in ufficio presso la sua azienda, la Caloda Sud, mi disse che all’omicidio dovevo partecipare pure io. Il commando era composto da me che guidavo la macchina, – che era una Seat Ibiza bianca che utilizzavamo noi, non ricordo però a chi era intestata – e poi erano presenti Nicola Lo Bianco, figlio di Sicarru, Sarino Lo Bianco genero dello stesso Sicarru, e Salvatore Lo Bianco, fratello del ragazzo ucciso, cioè di Luca. Quel giorno ricordo che mentre mi trovavo in ufficio – ha aggiunto Antonio Grillo – un ragazzo molto giovane, Nicola Lo Bianco figlio di Anna intesa Zi Anna, sorella di Carmelo Lo Bianco, ci disse che Piccione si trovava in piazza. [Continua in basso]

Rosario Lo Bianco

A quel punto presi la mia macchina e mi recai in località Affaccio dove era parcheggiata la Seat Ibiza e contestualmente trovai pure Sarino e Salvatore Lo Bianco. Ci recammo verso la piazza. Ricordo che parcheggiai la macchina proprio nella traversa adiacente la farmacia Buccarelli, dove trovai pure Nicola Lo Bianco. Ricordo che mentre ci apprestavamo a salire sull’Ibiza, un ragazzo ci disse che di fronte al negozio di vendita di autoricambi c’era una macchina della polizia. Giunti nei pressi della farmacia Biccarelli, io rimasi in macchina, Salvatore Lo Bianco andò invece verso l’abitazione di Piccione e Nicola Lo Bianco rimase lì con me fuori dalla macchina e Sarino Lo Bianco accompagnò Salvatore fino ad un certo punto nei pressi dell’angolo della strada. Dopo qualche istante – ricorda Antonio Grillo – vidi tornare velocemente Salvatore e Sarino Lo Bianco che salirono in macchina, mentre Nicola Lo Bianco se ne andò per i fatti suoi. Io e gli altri due ci allontanammo in macchina percorrendo la strada che costeggia la caserma dei carabinieri, per riaccompagnarli dove li avevo presi prima. Successivamente mi recai a casa di Carmelo Lo Bianco dove cenai con lui e la sua famiglia, compreso Nicola, che arrivò subito dopo di me. Quando Salvatore e Sarino tornarono in macchina con un cenno della testa chiesi se l’avessero ammazzato e Salvatore mi rispose di sì, che l’omicidio l’aveva commesso. Salvatore Lo Bianco aveva una maschera, anche perché eravamo in periodo di carnevale. Tranne Nicola Lo Bianco, che non so se fosse armato, gli altri eravamo tutti armati. Io avevo un revolver calibro 38 special, Sarino Lo Bianco aveva un fucile a canne mozze che occultava sotto il giaccone lungo e Salvatore Lo Bianco una pistola che ritengo fosse una calibro 9, anche se non l’ho vista. Mi pare di ricordare che ne abbiamo parlato”.

Carmelo Lo Bianco (Piccinni o U Formaggiaru)

La “copiata” di Antonio Grillo e il mancato ritorno per proseguire la collaborazione

Antonio Grillo, alias Totò Mazzeo, interrompe qui il suo racconto, aggiungendo però quanto segue: Per adesso, data l’ora e attese le mie condizioni di salute, non mi sento di proseguire oltre. Sono fermamente convinto di tornare da voi nei prossimi giorni anche perché io ho almeno vent’anni di di storia di mafia da raccontarvi, compresi una serie di omicidi, di casi di lupara bianca, estorsioni, rapine e altro, ed in particolare delle famiglie mafiose della zona”. Era il 20 ottobre 2007 e Antonio Grillo dai carabinieri non tornò più. Come mai? Prima di lasciare gli investigatori, verbalizzò tuttavia i nominativi della sua “copiata” mafiosa all’atto dell’affiliazione al clan Lo Bianco. “Per adesso, proprio in virtù di quello che ho appena detto, mi limiterò a dirvi chi erano gli elementi che componevano la mia copiata. La copiata alla quale appartenevo era capeggiata da Carmelo Lo Bianco, detto Formaggio, il vice è Raffaele Franzè, detto Lo Svizzero, poi c’è Francesco Patania che indico in colui che ha un’impresa edile insieme a Carmelo Lo Bianco detto Satizza, che aveva il ruolo di contabile. Poi c’era Filippo Catania, cognato di Carmelo Lo Bianco, detto Formaggio, inteso Zu Filippo e tantissimi altri che vi dirò nei prossimi giorni”.
Antonio Grillo, detto Totò Mazzeo, è deceduto il 6 febbraio 2018.
Carmelo Lo Bianco, alias “Sicarro”, è invece morto il 9 dicembre 2016 all’età di 75 anni, mentre il cugino omonimo Carmelo Lo Bianco, alias Piccinni o “U Formaggiaru”, è deceduto all’ospedale di Parma, in stato di detenzione, nel marzo 2014 all’età di 82 anni.

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