Nessuno doveva intralciare la strada verso l'aggiudicazione degli appalti boschivi. È questa la convinzione che emerge dalle pagine dell'ordinanza cautelare che ricostruisce il presunto sistema di controllo delle gare pubbliche per il taglio dei boschi comunali nel Catanzarese. Al centro dell'inchiesta della Dda di Catanzaro, denominata Artemis II c’è Domenico Cracolici, considerato a capo dell’omonima ‘ndrina operante sui territori di Cortale, Maida Jacurso e Maierato e indicato dagli investigatori come il vero regista di un articolato meccanismo che avrebbe consentito di dominare il settore forestale tra Cortale e i comuni limitrofi. Un potere che, secondo gli inquirenti, non si limitava agli aspetti economici ma si traduceva in un vero e proprio controllo del territorio, esercitato attraverso la forza intimidatrice derivante dai legami con la criminalità organizzata.

Il controllo delle gare per il taglio boschivo

Per la Procura, la supremazia nel comparto boschivo sarebbe stata riconosciuta e consolidata nel tempo fino a trasformarsi in una sorta di monopolio di fatto.
Secondo le ricostruzioni effettuate dai carabinieri del Gruppo di Lamezia Terme, il predominio di Domenico Cracolici sarebbe nato da un'investitura fatta da Rocco Anello, boss del sodalizio egemone su Filadelfia.
Un predominio che avrebbe consentito non solo di assicurarsi gli appalti pubblici, ma anche di tenere lontani concorrenti sgraditi e gestire attività economiche formalmente intestate ad altri soggetti. L'ordinanza ripercorre tre procedure di gara indette dal Comune di Cortale per il taglio del bosco in località Malittoro. Gare che, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbero state oggetto di continui tentativi di condizionamento.
La prima asta sarebbe andata deserta dopo che alcuni imprenditori avrebbero rinunciato a partecipare. Nelle successive procedure, invece, sarebbe entrato in scena un sistema fondato sull'utilizzo di imprese formalmente autonome ma ritenute riconducibili allo stesso centro decisionale.

Tra queste figura l'azienda intestata alla moglie di Cracolici, Domenica Maria Maiorana, che secondo gli investigatori sarebbe stata gestita di fatto dal marito. Accanto a essa compare la Chiaravalle Legnami, indicata dagli inquirenti come impresa utilizzata per garantire una partecipazione solo apparente alla competizione.
L'obiettivo, secondo l'accusa, era semplice: aumentare le possibilità di vittoria e, contemporaneamente, tenere sotto controllo i rialzi economici. Le offerte, infatti, sarebbero state concordate in anticipo per evitare una reale concorrenza.

Le intimidazioni ai concorrenti

Ma il cuore dell'inchiesta è rappresentato soprattutto dalle presunte attività di intimidazione e monitoraggio dei concorrenti.
Gli investigatori descrivono un clima di costante pressione attorno alle gare. Cracolici avrebbe cercato di individuare in anticipo chi fosse interessato a partecipare, raccogliendo informazioni sugli imprenditori del settore e seguendone gli spostamenti. In alcuni casi, secondo l'ordinanza, sarebbero stati incaricati soggetti vicini ad ambienti criminali di avvicinare o dissuadere i potenziali concorrenti.
Non solo. Per gli inquirenti, nei giorni decisivi delle procedure l'imprenditore avrebbe ostentato la propria presenza davanti al municipio di Cortale, parcheggiando mezzi e automobili vicino agli uffici comunali. Un messaggio silenzioso ma chiaro, finalizzato a far comprendere chi fosse realmente interessato all'esito della gara.
Il giorno della scadenza per la presentazione delle offerte avrebbe addirittura vigilato sugli accessi al Comune per verificare l'eventuale arrivo di concorrenti.

Secondo la Procura guidata da Salvatore Curcio, il sistema poteva contare anche su una rete di rapporti estesa oltre i confini del territorio cortalese. Nell'ordinanza vengono richiamati contatti con esponenti di altre consorterie mafiose operanti nelle aree vicine, che avrebbero contribuito a individuare e scoraggiare eventuali partecipanti alle gare.
A chi avesse deciso di sfidare il sistema, sarebbe stato fatto arrivare un messaggio preciso: in caso di aggiudicazione dell'appalto, avrebbe potuto trovarsi successivamente a fronteggiare richieste estorsive proporzionate al valore della commessa.

La collusione di pubblici ufficiali

Nella ricostruzione accusatoria compare anche il ruolo dell'agronomo Enzo Larussa, incaricato della progettazione forestale e della stima economica di un lotto boschivo. Per gli investigatori avrebbe fornito supporto tecnico per consentire alla ditta intestata a Maiorana di superare gli ostacoli burocratici necessari alla partecipazione alle gare.
Gli viene inoltre contestata una sottostima del valore del bosco. Un passaggio ritenuto rilevante dagli inquirenti, che stimano una differenza significativa tra il valore attribuito negli atti e quello effettivo del lotto.
Larussa è accusato anche di corruzione perché avrebbe accettato una somma di denaro tra 2000 e 5000 euro per sottostimare il valore del lotto boschivo. «Dottò, e quando fai un qualcosa, che si può al meglio ... eeeh, io non ti lascio neanche da parte a te, mi capisci cosa voglio dire ?!», gli avrebbe detto Domenico Cracolici.

Sotto la lente della Procura è finito anche Giuseppe Vinci, in qualità di responsabile dell'Ufficio tecnico comunale e del procedimento amministrativo. Secondo l'ordinanza avrebbe mantenuto contatti costanti con Cracolici, fornendogli informazioni riservate sull'andamento delle gare, sull'identità dei partecipanti e sul contenuto delle offerte.

Un quadro che, secondo gli investigatori, delinea un sistema collaudato in cui imprese, professionisti e pubblici funzionari avrebbero agito, con ruoli diversi, per orientare l'esito delle procedure pubbliche e garantire il controllo di un settore strategico dell'economia locale.
Dalle carte dell'inchiesta emerge il racconto di un presunto meccanismo che, per anni, avrebbe trasformato le gare pubbliche per i boschi in una competizione con il vincitore già scritto.