Una replica punto per punto, per respingere l’impianto della relazione che ha portato allo scioglimento del Comune di Soriano Calabro per infiltrazioni mafiose. L’ex sindaco Antonino De Nardo affida a una lettera aperta ai cittadini la sua lettura del provvedimento, dopo che ministro dell’Interno, Prefettura di Vibo Valentia e Commissione di accesso hanno evidenziato una «grave compromissione con la criminalità organizzata in quasi tutti i settori dell’ente locale». Nella relazione vengono richiamati rapporti controindicati di amministratori, consiglieri e dipendenti, presunte interferenze durante la campagna elettorale, criticità negli affidamenti, omissioni nei controlli antimafia, gestione di beni confiscati, concorsi, contenziosi e concessioni.

Per De Nardo, però, il decreto avrebbe prodotto «un grave pregiudizio, non solo ai membri di questa Amministrazione, all’intero Consiglio comunale, ma ai cittadini e alla collettività intera». Soriano, scrive l’ex primo cittadino, rischierebbe di essere «marchiata sulla base di mere presunzioni, prive di fondamento giuridico e di riscontro concreto». Da qui la scelta di replicare con argomentazioni che di certo formeranno l’ossatura del ricorso al Tar che De Nardo, a quanto si apprende, starebbe preparando: «Non ci si è limitati a mettere in discussione la legittimità degli atti amministrativi, ma si è dubitato dei valori e dei principi che connotano la nostra persona, mettendo in discussione l’onorabilità di una comunità intera».

Campagna elettorale, esposti e presunte pressioni ai seggi

L’ex sindaco colloca l’inizio della vicenda nella presentazione della lista “Soriano Futura”. Da quel momento, sostiene, sarebbe partita «una sistematica e violenta campagna di delegittimazione politica, diffamazione personale e denigrazione umana nei confronti di ogni singolo candidato». Una «macchina del fango», alimentata – secondo De Nardo – da «decine e decine di lettere anonime, esposti, insinuazioni e segnalazioni» fino ad arrivare «ad un totale di circa cento esposti».

La relazione di scioglimento, invece, dedica spazio al clima elettorale del giugno 2024, richiamando la presenza nei pressi dei seggi di soggetti ritenuti controindicati, alcuni dei quali non residenti, e un presunto controllo psicologico sugli elettori. De Nardo contesta questa lettura: «Nei giorni delle votazioni, come sempre accade nei piccoli Comuni, nei pressi del seggio si concentra la presenza di centinaia di cittadini e candidati di entrambe le liste». Per l’ex sindaco, inoltre, «le forze dell’ordine erano costantemente presenti in quelle giornate» e «non risultano posti in essere episodi intimidatori idonei ad alterare il libero esercizio del voto».

Anche sulla presunta aggressione a un candidato della lista avversa, richiamata nella relazione nel quadro del clima elettorale, la replica è ferma. De Nardo parla di una ricostruzione «priva di elementi oggettivi» e riconduce l’episodio a «un confronto verbale, originato da vicende di natura personale e dall’utilizzo di falsi profili social». Per l’ex sindaco sarebbe «grave e palesemente illegittimo» porre quell’episodio «a sostegno della motivazione dedotta nel decreto che dispone lo scioglimento».

Ditte, affidamenti e beni confiscati

Uno dei passaggi centrali della relazione riguarda l’attività amministrativa. Secondo gli accertamenti richiamati nel documento, su 107 istanze esaminate non sarebbero emerse verifiche, neppure a campione, sui requisiti soggettivi né richieste di informazione antimafia alla Prefettura. Vengono citati, tra gli altri, affidamenti per il taglio degli alberi, manutenzione della rete idrica, lavori della mensa scolastica, forniture, buoni libro e servizio canile.

De Nardo oppone una diversa ricostruzione: «La relazione omette completamente un dato decisivo: le ditte rappresentate come “controindicate” avevano già regolarmente lavorato con il Comune durante il periodo di gestione commissariale». Da qui la tesi dell’ex sindaco: «È evidente la contraddizione di fondo di una ricostruzione che tenta oggi di attribuire all’attuale amministrazione responsabilità o favoritismi rispetto a rapporti economici e amministrativi già consolidati».

La lettera elenca anche gli importi: taglio di alberi per circa 2mila euro, manutenzione ordinaria della rete idrica per circa 13mila euro annui, forniture di materiale di consumo per circa 1.800 euro annui, rimborsi dei buoni libro alle due cartolibrerie del territorio per circa 6mila euro complessivi. Sulla ditta autorizzata al subappalto per i lavori della mensa scolastica, De Nardo aggiunge che la stessa impresa, durante la gestione commissariale, sarebbe stata destinataria di affidamenti «per lavori di notevole importo» senza che allora fossero sollevate contestazioni analoghe.

Capitolo beni confiscati: la relazione aveva segnalato l’affidamento a un’impresa ritenuta priva di esperienze specifiche nella gestione di patrimoni sottratti alla criminalità. La replica è affidata a un passaggio diretto: «Anche la procedura relativa all’affidamento dei beni confiscati era stata interamente istruita e sostanzialmente definita durante il periodo commissariale». Non solo. Secondo De Nardo «l’affidamento sostanzialmente non si è mai concretizzato», perché la società «non ha sottoscritto alcuna convenzione, non ha mai preso possesso del terreno e non lo ha mai gestito».

Campo sportivo, canile e concessioni edilizie

Nella lettera trova spazio anche la gestione del campo sportivo “Alexandra Primerano”, contestata – secondo De Nardo – in modo «parziale e distorto». L’ex sindaco premette che l’impianto «viene concesso gratuitamente alle associazioni sportive operanti sul territorio da oltre cinquant’anni» e aggiunge: «L’ufficio competente si è limitato a proseguire l’impostazione già adottata durante la gestione commissariale». Con una differenza, rivendica: «L’attuale Amministrazione non ha mai erogato alcun contributo economico in favore della società sportiva».

La società concessionaria, sostiene ancora De Nardo, avrebbe sostenuto direttamente spese ordinarie e in alcuni casi straordinarie, oltre alla custodia dell’impianto. Quanto ai locali richiesti dall’associazione, «consistenti in due stanze di circa tre metri quadrati ciascuna, da anni inutilizzate e in condizioni vetuste», l’ex sindaco precisa che «non sono mai stati materialmente consegnati, né utilizzati».

Sul canile, la relazione aveva richiamato la violazione della normativa antimafia nel servizio di custodia, cura e mantenimento dei cani randagi affidato a un’impresa già destinataria di interdittiva antimafia e poi ammessa al controllo giudiziario. La lettera replica così: «La convenzione con il canile è stata stipulata per la durata di un solo anno, in risposta alle reiterate e pressanti segnalazioni della cittadinanza». Per De Nardo, quella struttura era «l’unica realtà disponibile sull’intero territorio della provincia di Vibo Valentia» e aveva intrattenuto rapporti analoghi con altri Comuni.

Sulle concessioni edilizie, l’ex sindaco respinge l’idea che rapporti di parentela o frequentazioni possano trasformarsi automaticamente in indizi di irregolarità: «Le poche concessioni edilizie rilasciate risultano adottate nel pieno rispetto della normativa vigente». I richiedenti, aggiunge, sarebbero «cittadini comuni» impegnati nella realizzazione della propria abitazione familiare.

Abusi, concorsi, contenziosi e ruolo degli uffici

La lettera affronta anche la demolizione di un immobile abusivo realizzato in area sottoposta a vincolo idrogeologico. De Nardo ricorda che si tratta di «un procedimento che si protrae da circa quindici anni» e che non avrebbe trovato soluzione neppure durante la gestione commissariale. L’ente, sostiene, dopo l’inottemperanza all’ingiunzione di demolizione, ha proceduto «all’acquisizione definitiva dell’immobile al proprio patrimonio».

Sulle procedure concorsuali, l’ex sindaco respinge la lettura del «concorso ad personam». La selezione per il dirigente amministrativo-contabile, scrive, «riguardava esclusivamente il personale interno all’ente» ed era supportata dai pareri favorevoli del revisore dei conti e del segretario comunale. Anche lo scorrimento della graduatoria del funzionario tecnico sarebbe avvenuto nel rispetto delle regole, dopo l’interpello dei candidati utilmente collocati e la disponibilità fornita da un solo soggetto.

Il contenzioso giudiziario riguarda invece la mancata opposizione a un decreto ingiuntivo. De Nardo sostiene che i lavori fossero stati affidati nel 2021 e in larga parte eseguiti prima dell’interdittiva antimafia del 2022. La scelta di non opporsi, secondo l’ex sindaco, sarebbe stata valutata da uffici, segretario e legale dell’ente: «La proposizione dell’opposizione avrebbe esposto l’Ente ad un elevato e concreto rischio di soccombenza, con conseguente aggravio di spese legali e ulteriore danno erariale».

Più in generale, l’ex primo cittadino contesta l’attribuzione alla politica di responsabilità che, a suo avviso, rientrano nelle competenze gestionali: «Le verifiche antimafia, gli accertamenti istruttori e la gestione dei procedimenti amministrativi rientrano in via esclusiva nella competenza dei responsabili di servizio e della struttura burocratico-gestionale dell’ente». Lo stesso vale per i dipendenti comunali: «Non sono stati scelti dall’attuale Amministrazione, ma risultano assunti dall’Ente da diversi decenni».

La chiusura della lettera è tutta sulla tenuta democratica del provvedimento. «Una misura di estrema gravità, quale lo scioglimento di un Consiglio comunale democraticamente eletto, non può che fondarsi su un quadro fattuale solido, attuale e rigorosamente dimostrato». Per De Nardo, Soriano deve essere valutata «esclusivamente sulla base di fatti concreti e verificati» e non attraverso «letture pregiudiziali o generalizzazioni indimostrate».