La parola inglese Boardwalk si può tradurre in italiano con il termine “passerella”. Il megayacht dell’ambasciatore Tilman J. Fertitta, che porta questo nome, è atteso per questa notte al porto di Vibo Marina, dove attraccherà alla banchina Fiume. Il nome dell’imbarcazione da circa 500 milioni di euro potrebbe rappresentare in modo allegorico una passerella per mettere in vetrina un porto finora solcato quasi esclusivamente da petroliere.

Vibo Marina nel tour dell’Ambasciata Usa

Vibo Marina rientra infatti nella ristretta cerchia dei tredici porti italiani scelti dall’Ambasciata Usa per ospitare gli eventi del “Freedom 250 Coastal Diplomacy Italy Tour”, iniziativa ideata per celebrare il 250° anniversario dell’Indipendenza americana e gli 80 anni della Repubblica Italiana. Un’iniziativa, quella del tour celebrativo, che Fertitta ha voluto annunciare sui social con un video autoprodotto nel corso del quale risponde a un fantomatico test di “italianità” (guardare per credere).

Lo scalo vibonese, che accoglierà una personalità istituzionale di primo piano sul piano internazionale, prova così a proporsi come meta del turismo nautico internazionale e non solo. Fra pochi giorni è infatti previsto anche l’arrivo della Wind Surf, la nave da crociera a vela più grande del mondo.

Per due giorni Vibo Marina sarà al centro dell’attenzione regionale e nazionale. Ma mentre l’evento sta ricevendo il benvenuto di amministratori e istituzioni, sui social emergono anche numerosi commenti irridenti, quando non apertamente ostili.

Lo scetticismo sui social

Accanto al consueto refrain del tipo «e che ce ne frega a noi», oppure «ma il territorio che ci guadagna?» e ancora «si pensi a risolvere i veri problemi: strade, acqua, degrado», c’è anche chi invita a preparare un’accoglienza con pomodori marci, chi rivolge insulti ed esortazioni ad andare via presto, chi sostiene che il territorio sia “servo degli americani” e chi se la prende con i “ricconi” che arriverebbero solo per sporcare il mare senza lasciare nulla.

Forse è il segno di un livello di disillusione ormai radicato, che porta a snobbare qualsiasi evento istituzionale. Ma è anche la cifra di un approccio che fatica ancora a uscire da una mentalità localistica e che non riesce a considerare questo appuntamento come un’occasione per aumentare il prestigio e la visibilità del porto vibonese.

La visita allo stabilimento Baker Hughes

Fra gli impegni inseriti nel programma di Tilman J. Fertitta, che oltre a essere un diplomatico di alto livello è anche un importante uomo d’affari internazionale, è prevista anche una visita allo stabilimento Baker Hughes di Porto Salvo, azienda di proprietà di una multinazionale statunitense.

Un passaggio che rappresenta un riconoscimento significativo per una realtà industriale d’eccellenza presente sul territorio e conferma la dimensione non solo istituzionale, ma anche economica e produttiva, della tappa vibonese.