mercoledì,Maggio 12 2021

Pentolame e burrate pugliesi: la Fiera del Nulla

Per l'ennesimo anno consecutivo la "fiera del pentolame" promuove il nulla a Vibo Valentia. C'è ancora gente che aspetta Natale per comprare cianfrusaglie e burrate pugliesi? E il made in Calabria che fine ha fatto? Mancano idee o l'amministrazione comunale è pigra?

Pentolame e burrate pugliesi: la Fiera del Nulla

Si parla tanto di Calabria in giro per l’Italia e, ultimamente, anche in giro per il mondo. Ad Expo2015 c’era un padiglione dedicato alla regione, che pare sia andato pure bene; dovunque si va l’enogastronomia locale, il prodotto tipico e le eccellenze iniziano ad entrare dentro le case di moltissime persone, negli scaffali e nei banco-frighi dei supermercati. Stare qui a ribadire quanto ‘nduja, caciocavalli, cipolla rossa, salami e bergamotti abbiano finalmente fatto il grande salto di qualità parrebbe pure inutile. Ma in fondo non lo è: perché i calabresi stanno abbandonando la Calabria. Magari non direttamente loro, ma certamente chi decide, come ad esempio l’amministrazione comunale di Vibo, di proporre per l’ennesimo anno consecutivo la solita fiera del pentolame, dei panni magici, delle cianfrusaglie e dei prodotti tipici pugliese e siciliani non sta facendo di sicuro un favore all’economia regionale.

Il libero mercato è libero mercato, chiaro. Ne tantomeno si può e si vuole dire che “noi” siamo meglio di “loro”, addurre tutto ad un mero fatto identitario o cose del genere. No, è solo una questione di lungimiranze e visioni politiche. Che a quanto pare non esiste.

Più semplicemente: è davvero così difficile mettere in piedi una serie di iniziative che esaltino la calabresità? E’ molto più facile, nonché meno dispendioso, per un amministrazione comunale prendere un pacchetto completo proposto dalla Confcommercio, incassare soldi dall’affitto del suolo pubblico, creare il cosiddetto “passeggio” di curiosi che guardano e quasi mai comprano, appendere sui muri estenuanti filodiffusioni con “jingle bells” in loop fino alla nausea.

Quanto sarebbe più interessante, considerando che quasi nessuno ha bisogno più della fiera per comprare il pecorino, proporre cibi e innovazioni sul piano strettamente culturale? Mostrare proprio cosa sia la cultura – tanto cara ai corregionali – del mangiare, ritrovare tradizioni, ricreare lo street-food, riportare la Calabria al centro dell’agenda quotidiana dei calabresi.

E invece no. Ancora una volta, in perfetta continuità con l’amministrazione D’Agostino, Costa e soci mostrano il volto peggiore della politica economica locale: la pigrizia. Il tutto mentre la qualità, in questa terra, diventa il miglior biglietto da visita al di fuori dei confini.

Aspettando le classiche dichiarazione autocelebrative del solito Assessore che dirà, c’è da scommettere, che la Fiera del Nulla è stato un successone.

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