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L’ente, sorto in un immobile confiscato al clan Mancuso, non è mai del tutto decollato. La proposta avanzata nel corso della quinta edizione del progetto “A scuola di OpenCoesione”

L'arrivo degli studenti a Limbadi
Cultura

Ha fatto tappa all’Università dell’antimafia di Limbadi la quinta edizione del progetto “A scuola di OpenCoesione” (Asoc) che coinvolge 21 team di altrettante scuole calabresi impegnate in una gara di “promozione dei  principi di cittadinanza attiva”. “#school4legality” è il tema scelto, nell’occasione, dagli alunni del liceo “Vito Capialbi” di Vibo Valentia che hanno acceso i riflettori sulla questione dei beni confiscati alla mafia e sulla loro riconversione. Proprio come è avvenuto a Limbadi, dove l’Università antimafia sorge in un bene confiscato al clan Mancuso. Gli alunni della Terza A, dopo aver visitato i tre beni di Limbadi, hanno avuto modo di riflettere sul perché un patrimonio così importante e di grande valenza sociale non sia pienamente utilizzato, arrivando ad ipotizzare una candidatura da parte della scuola per la sua gestione. L’idea dei ragazzi è quella di utilizzare l’Università antimafia di Limbadi per scopi culturali, incontri formativi e scambi internazionali. Nella villa di località “Santa”, anche il neo commissario prefettizio di Limbadi, Alessandra Camporota, alla sua prima uscita pubblica dopo il recente scioglimento del consiglio comunale per presunte infiltrazioni mafiose. 

 

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