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Un’opera edita da Meligrana in cui trovano posto gli scritti di sei autori locali introdotti dal giornalista Rai Francesco Repice

Cultura

Si intitola “Racconti tropeani” ed è il frutto di un lavoro a più mani di sei autori della cittadina tirrenica. Uno sguardo sulla storia di una città millenaria, sui suoi figli più celebri e su quelli dimenticati, su leggende, realtà, dicerie, di un patrimonio a molti sconosciuto. Edito da Meligrana, il libro ha visto la partecipazione di Maria Antonietta Artesi, Bruno Cimino, Pasquale De Luca, Pasquale Lorenzo, Carlo Simonelli e Alessandro Stella. A curare l'introduzione il noto giornalista Rai Francesco Repice, figlio anch'egli della città d'Ercole. L’opera si può definire una raccolta di avvenimenti legati al territorio di Tropea «che non hanno trovato posto nei libri di storia – spiega un comunicato - e sono stati conservati accuratamente nella memoria popolare contro il delirio dei tempi, e ora riemergono per rimanere patrimonio sociale. In ogni racconto si trovano formule alchemiche che si dischiudono per comprendere molte verità del nostro divenire. Lo stile letterario si ispira a contenuti crepuscolari, nonché di realismo storico che, pur non tralasciando aspetti di matrice impressionista, accende l’animo del lettore il quale si immedesima nei fatti e nei personaggi. Con nobiltà letteraria gli autori esplorano l’animo umano, rievocano con nostalgia un passato che non deve essere dimenticato, affrontano severi giudizi, politici e sociali, ne esaminano il vissuto, entrano nei meandri più sconosciuti, portano la storia ufficiale nei tribunali a difendersi per le omissioni volutamente compiute e ridonano significato alle parole, alle idee, alle sofferenze, alle speranze e alle verità nascoste. Scevri da ogni critica allusiva, i racconti assumono significato ideologico, forse involontario, ma silenziosamente penetrante. Il loro campo d’azione non ha limiti, si estende, si insinua e filtra in ogni ambito, ripercorre periodi di varie epoche; in esse troviamo le ansie, gli affanni e le esaltazioni dell’uomo comune alle prese con la vita di tutti i giorni, con le tradizioni, con la realtà dell’ambiente in cui si vive e, non esistendo il destino, con le influenze di “chi decide cosa” per tutti».

Lacnews24.it
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