Raid in località Còfino a Vibo, parlano gli archeologi: «Andiamo avanti» (VIDEO)

I lavori nel sito archeologico proseguono come da programma, mentre i danneggiamenti riaccendono i riflettori sul patrimonio culturale cittadino gravato da scarsa fruibilità dei siti, lentezze burocratiche e vicende criminose

I lavori nel sito archeologico proseguono come da programma, mentre i danneggiamenti riaccendono i riflettori sul patrimonio culturale cittadino gravato da scarsa fruibilità dei siti, lentezze burocratiche e vicende criminose

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Le strutture danneggiate a Vibo
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I lavori in località Còfino non si sono arrestati nonostante l’atto vandalico della scorsa notte. Tagli profondi inferti nelle tensostrutture realizzate a copertura degli scavi, a pochi giorni dalla conclusione dei lavori. Una ferita inferta nel cuore della città che tanto aveva puntato all’apertura del Parco archeologico di cui il sito è parte integrante. E non solo negli addetti ai lavori. Sono stati proprio loro, tra rabbia e incredulità, a denunciare i danni nell’area del tempio. Un gesto inqualificabile che apre nuovi interrogativi. Perché accanirsi sul sito che potrebbe rappresentare centro attrattivo per l’intero comprensorio? Domande attualmente senza risposta: «Le attività si concluderanno in questi giorni nonostante lo spiacevole episodio – racconta l’archeologa Maria D’Andrea – Perché è giusto che i cittadini possano beneficiare dei propri siti».

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L’area archeologa del Còfino. L’importanza dei reperti lì custoditi era stata rimarcata dall’archeologo Paolo Orsi che, ad inizio Novecento, individuò le rovine di un tempio ionico. E non solo. Vennero alla luce fosse votive e poi, con il tempo, resti della possente cinta muraria e altre strutture di epoca ellenistica. Dagli oggetti rivenuti, si comprese che il culto seguito dalle popolazioni dell’antica Hipponion era quello dedicato a Persefone, regina degli Inferi.

Fruibilità delle aree d’interesse storico. L’area sacra è stata rivalutata grazie anche alle recenti campagne studi, finanziate da fondi comunitari. Un sito – secondo i progetti principali – da inserire in un percorso nella storia della città attraverso le tappe al tempio dorico, sito nel parco delle Rimembranze, all’area dei mosaici di Sant’Aloe (fase romana) e il castello di Bivona. Un patrimonio non completamente fruibile per fattori burocratici: «Il problemi si sono dilatati perché ci sono problemi a monte. Come per esempio – ha precisato l’archeologa D’Andrea – l’interdittiva antimafia della precedente ditta».

L’impegno da parte della Soprintendenza non è mai venuto meno, ha più volte rimarcato la professionista nell’elogiare il lavoro portato avanti dal responsabile capoarea “Patrimonio archeologico” Fabrizio Sudano. A seguito degli atti vandalici, tanti cittadini e persone comuni hanno espresso solidarietà: «Tranne il Fai e qualche associazione, nessuno altro si è fatto vedere. Ci ha sorpreso la vicinanza della gente». Per poter proporre Vibo a città della cultura, anche in futuro, «bisognerà lavorare prima per poi proporre qualcosa. In questa situazione, se la gente viene a squarciare le tensostrutture…». Il messaggio alla città è lanciato anche dall’archeologa Mariangela Preta: «Siamo qui, continuiamo a lavorare per tutelare beni che ci appartengono. Uno schiaffo morale a quanto accaduto la notte scorsa».

Le reazioni. «La notizia che viene dal Còfino, uno dei simboli della storia e della cultura del Vibonese, è devastante. Il gesto violento della lacerazione dei teloni, posti a protezione degli scavi destinati a diventare nel tempo uno dei punti attrattivi più suggestivi della città appare sconvolgente ed insieme drammatico». Queste le parole di Teresa Saeli, delegata Fai Vibo Valentia. «Esprimiamo tutti noi del Fai sdegno e condanna inequivoca per simili crimini rivendicando a noi stessi, alla città ed ai suoi cittadini il diritto di appartenere ad una comunità onesta, rispettosa della convivenza civile e non ad una realtà violenta e priva di ogni remora morale e civile».

Sul caso si è espresso anche il capogruppo del Pd in consiglio comunale a Vibo, Giovanni Russo. «Credo fortemente – ha affermato – che cultura e turismo siano uno dei motori per far ripartire la città. Credo che sia l’ora di mettere in mostra i gioielli. Per primi i cittadini devono convincersi che bisogna utilizzare la cultura affinché Vibo Valentia ritrovi se stessa, ritrovi il proprio spirito e la propria anima. Sono tra coloro i quali credono che con la cultura si mangia. Quella cultura che andrebbe utilizzata come se fosse ago e filo per legare passato e futuro dei vibonesi. Ma anche per tenere insieme il tessuto sociale. Vibo ha attraversato i secoli grazie alla diversità. Quella diversità che deve oggi diventare ricchezza. Si faccia di questo la sua peculiarità. E la crisi che sta affrontando deve essere un’opportunità per diventare un’altra cosa. Per risvegliare quel senso di comunità che davanti a gesti simili sappia ritornare ad indignarsi».

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