giovedì,Ottobre 6 2022

Piazza Spogliatore Vibo, Lo Gatto a difesa del mercato: «Fulcro di vita collettiva»

Il componente della segreteria cittadina di “Azione” interviene in merito al paventato spostamento degli ambulanti

Piazza Spogliatore Vibo, Lo Gatto a difesa del mercato: «Fulcro di vita collettiva»
Piazza Spogliatore in base al progetto di riqualificazione
Pierluigi Lo Gatto (“Azione”)

«In merito al paventato spostamento definitivo del mercato cittadino di piazza Spogliatore, preme sottolineare che la proposta di destinarlo in altre aree, ancor peggio periferiche (via Lacquari, Terminal bus e altro) contrasta nettamente con la necessità, peraltro perennemente ostentata dall’attuale amministrazione, di valorizzare il limitrofo centro storico e di dare respiro ad un’economia locale oramai asfittica». Lo afferma Pierluigi Lo Gatto, componente della segreteria cittadina di “Azione”, secondo il quale «fin da tempi antichi il mercato è stato inteso come fulcro della vita collettiva, coniugando l’aspetto commerciale ed artigianale a quello insediativo. E piazza Spogliatore è da decenni luogo settimanale di incontro, di rituale trattativa, di vita pulsante di una comunità che intende mantenere le proprie tradizioni. Non è un caso, infatti – spiega l’esponente di “Azione” -, che strade vicine traggano il nome da arti e mestieri che in esse si esercitavano. La riqualificazione della piazza (la cui realizzazione, si spera, dovrebbe essere più celere di quella del teatro… ) deve funzionare da impulso, e non da ostacolo, a tale simbolo vibonese, valorizzandolo con idee nuove e sostenibili».

A parere di Pierluigi Lo Gatto, insomma, «sradicare il mercato dalla sua location originaria, delocalizzandolo (magari con il supporto di navette che finirebbero per rimanere vuote come gli attuali bus cittadini, che sembrano vagare senza meta né orari) significa assimilarlo ai grandi supermercati periferici, privi di identità e di memoria. Il “nostro” mercato – conclude l’interessato – rappresenta una grande ricchezza, non soltanto per chi ci lavora o per chi lo frequenta abitualmente, ma per un’intera collettività, ormai stanca di grandi proclami e di mancata attenzione a ciò di cui ha davvero bisogno».

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