Camere di commercio verso il commissariamento? Monta la protesta dei “ribelli”

I presidenti dei 18 enti camerali attaccano Unioncamere: «Cerca di liquidarci per procedere all’accorpamento cui ci siamo opposti con ricorso alla Corte costituzionale»
I presidenti dei 18 enti camerali attaccano Unioncamere: «Cerca di liquidarci per procedere all’accorpamento cui ci siamo opposti con ricorso alla Corte costituzionale»
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Le Camere di commercio interessate dagli accorpamenti sono ancora sul piede di guerra. Nelle ultime ore, infatti, sarebbe trapelata l’intenzione di Unioncamere nazionale di procedere al commissariamento degli enti camerali “dissenzienti” (Massa Carrara, Pavia, Ferrara, Lucca, Pisa, Terni, Rieti, Frosinone, Teramo, Benevento, Oristano, Brindisi, Vibo Valentia, Crotone, Catanzaro, Ravenna, Parma, Verbania Cusio Ossola) per aggirare i ricorsi da questi presentati tramite un organo costituito ad hoc per la gestione. «Consideriamo questo tentativo – scrivono i presidenti delle Camere coinvolte – come un ultimo, disperato ed antidemocratico atto di Unioncamere suggerito al ministero dello Sviluppo economico per bloccare quello che in democrazia ed in uno Stato di diritto è l’ordinario e corretto controllo sulle norme che il Parlamento approva». La situazione viene poi riassunta così: «Alcune Camere di Commercio (5), una Regione ed alcune associazioni di categoria hanno legittimamente fatto ricorso contro la normativa che vuole che le loro Camere si accorpino con altre e che di fatto scompaiano a beneficio, si fa per dire, di enti “monstre” racchiudenti da due a tre territori provinciali, distanti tra loro 200/300 km anche non confinanti, con assetti istituzionali e relazionali completamente diversi e soprattutto con sistemi produttivi totalmente differenziati. I territori, specialmente quelli più piccoli, più deboli e più in crisi sarebbero i primi a soffrirne». Secondo i ricorrenti, dunque, la ratio del provvedimento di Unioncamere sarebbe quella di «eliminare gli organi ribelli, sostituendoli con un organo commissariale individuato “ad hoc” che ritiri i ricorsi e proceda speditamente nella chiusura del procedimento di accorpamento».

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Ecco perché, a loro dire, la «proposta di commissariamento è evidentemente illegittima, stante la sospensione dei giudizi davanti alla magistratura o le decisioni assunte dalle Regioni». «Se il tentativo di commissariamento portato avanti immotivatamente ed improvvidamente da Unioncamere dovesse andare a buon fine, stante il perseguimento di un fine illegittimo, comporterebbe le necessarie ed immediate dimissioni del presidente e degli organi in carica di questa, per giusta causa. Unioncamere è l’ente di rappresentanza e di tutela degli interessi di tutte le Camere di Commercio. È finanziata da queste con risorse che non incidono sul bilancio dello Stato, ma delle comunità su cui insistono e queste hanno l’aspettativa che l’Unione svolga bene la propria missione che è sicuramente difficile e complicata. La ricchezza viene prodotta dai territori e qua deve essere riallocata sulla base delle decisioni assunte dai territori stessi. No taxation without representation».