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Il sindaco di Acquaro lancia un ultimo appello al partito invitandolo a non chiudere le porte e ad esprimere una candidatura. E avverte: «Se non sarà così, noi ci chiameremo fuori» 

Il sindaco di Acquaro Giuseppe Barilaro
Politica

«Il Partito democratico sta commettendo un errore, dimostrando di non aver compreso il segnale venuto fuori dalle elezioni del 4 marzo quando, non solo a Vibo ma anche a livello nazionale, la gente ha detto “no” ad un partito chiuso, “no” ad una diaspora interna infinita. Al contrario c’è bisogno di un ascolto nuovo, di una progettualità nuova. C’è bisogno di nuove sensibilità. Se il partito, a Vibo in questo caso, continua ad essere chiuso, miope, non inclusivo, ancora una volta secondo me non abbiamo capito qual è la lezione arrivata dagli elettori». Il suo nome è stato tirato in ballo più volte, accostato ora a questa ora a quella corrente in funzione di una potenziale candidatura alla presidenza della Provincia di Vibo. Aspirazione che smentisce serenamente non rinunciando, tuttavia, a dire la sua nel tentativo di lanciare un monito al suo partito, quel Pd dove è approdato dopo anni di militanza al Centro, e nell’estremo sforzo di riannodare i fili di un dialogo mai pienamente decollato tra i vertici dem vibonesi e quel “terzo polo” nato dall’iniziativa degli “ex” guidati da Francesco De Nisi, proprio in vista delle consultazioni di secondo livello del 31 ottobre. Lui è il sindaco di Acquaro Giuseppe Barilaro e a poche ore dalla scadenza dei termini per la presentazione delle liste, quando nello schieramento di centrosinistra tutto sembra ancora in alto mare, lancia - appunto - l’ultimo appello all’unità. (L'articolo prosegue sotto la pubblicità)

«Ritengo - dichiara a Il Vibonese - che immediatamente il Pd debba avviare una discussione seria e inclusiva guardando a tutti quei sindaci e quei consiglieri comunali che non si riconoscono nel progetto del centrodestra. Con loro occorre dialogare, coscienti di un fatto: il Pd al suo interno ha personalità in grado di fare sintesi e soprattutto sensibili ad aprire una fase nuova di discussione. Il partito non può e non deve rinunciare ad intestarsi una battaglia, rivendicandone la primogenitura, individuando una personalità o una figura che possa rappresentare un quadro ampio, approfondito, composito se vogliamo. Guai se non fosse così. Io per primo insieme ai miei amici, se l’operazione non sarà questa, ci chiamiamo fuori da subito da qualunque tipo di discussione. Parlo con disinteresse completo a qualunque tipo di candidatura. Sono però preoccupato perché con la sottoscrizione del documento a favore della ricandidatura di Oliverio alla Regione si è aperta una fase nuova, e sarebbe un peccato non cogliere questa opportunità. C’è bisogno, a mio avviso, di andare oltre le logiche e i vecchi schemi di un partito che si vuole solo contare. Schemi che hanno penalizzato non solo l’azione politica degli enti amministrati ma anche e soprattutto un progetto che gli elettori hanno poi bocciato. Se si apre una fase nuova inclusiva, bene, ci saremo anche noi. Altrimenti se si continua su una vecchia logica non intendiamo partecipare». 

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