Sant’Onofrio, il centrosinistra lancia Maragò ma la coalizione si spacca

In vista delle elezioni comunali. Il professionista è stato indicato al termine di un’assemblea che ha però registrato pesanti defezioni dell’area guidata dal giovane Giuseppe Disì, che ora lancia pesanti strali: «Volevano imporre un pacchetto preconfezionato».

In vista delle elezioni comunali. Il professionista è stato indicato al termine di un’assemblea che ha però registrato pesanti defezioni dell’area guidata dal giovane Giuseppe Disì, che ora lancia pesanti strali: «Volevano imporre un pacchetto preconfezionato».

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Onofrio Maragò
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Il centrosinistra di Sant’Onofrio ha il suo candidato sindaco ufficiale per le prossime amministrative di primavera. Dopo una lunga fase di confronto interno, che aveva preso il via già nel luglio 2015, la coalizione ha sciolto le riserve, esprimendo il nome dell’ingegner Onofrio Maragò quale testa di ponte per tornare alla guida del Comune. Una decisione, tuttavia, che appare sofferta, in quanto non sostenuta da chi puntava a rivoluzionare completamente la scena politica con un candidato di rottura, scevro da esperienze pregresse. Prospettiva, quest’ultima, sposata dal gruppo che fa riferimento a Giuseppe Disì, nipote del sindaco di Stefanaconi, Salvatore, e considerato vicino all’ex presidente della provincia Francesco De Nisi.

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Da un lato, dunque, il passo ufficiale della coalizione, affidato ad una circostanziata nota. Dall’altra un malumore che potrebbe incidere non poco sull’imminente campagna visto che Disì pare per niente intenzionato a tornare sui suoi passi né tantomeno ad abbandonare la scena come se niente fosse. Sullo sfondo, ancora una volta, la guerra di posizione tra Bruno Censore e Francesco De Nisi.

Film già visto, anche a Sant’Onofrio, dove, è bene ricordare, il centrosinistra ufficiale disertò l’ultimo turno elettorale seguito alle dimissioni della maggioranza (di centrosinistra) e allo scioglimento del Consiglio, spalancando così le porte del municipio al centrodestra guidato dall’attuale sindaco Tito Rodà. Stavolta, invece, sarà una battaglia più accesa in quanto anche la componente avversaria ha già da tempo aperto i giochi puntando sul già vicesindaco di Vibo e consigliere regionale Salvatore Bulzomì, sostenuto da Udc, Ncd e una parte di Forza Italia. Resta in forse la partecipazione dell’attuale primo cittadino, in rotta con il resto della sua coalizione, che non ha ancora del tutto sciolto le riserve.

La proposta Maragò, già presidente del consiglio e più volte consigliere, si vuole oggi basata principalmente su due direttrici: «le necessarie competenze indispensabili per amministrare e la voglia di rinnovamento, orientato a ispirare una compagine ed un impegno politico di lungo periodo». La figura dell’ingegnere è ritenuta «coerente con le caratteristiche richieste e massima garanzia del progetto politico che si sta mettendo in campo. Il nuovo progetto sarà improntato su un evidente rinnovamento, sulla modernità, sull’efficacia e l’efficienza amministrativa e con uno sguardo attento, soprattutto, ai fondi comunitari».

Da questa prospettiva prende le distanze proprio Giuseppe Disì, il quale riferisce di un accordo preso sì per acclamazione, ma «un’acclamazione di sole otto persone seguita all’abbandono della riunione da parte di altri esponenti». E sulle ragioni del suo dissenso, Disì spiega: «da parte mia c’è stata una contestazione del metodo utilizzato per arrivare alla designazione di Maragò, che ritengo comunque persona capace. Non è però possibile parlare di rinnovamento, decidendo di puntare su figure che fin dal lontano ‘94 hanno già dato prova delle loro capacità amministrative. La mia proposta andava verso una scelta di rottura, nella quale io ero disposto a dare il mio contributo dalla panchina o dalla tribuna. Ora invece a dettare la linea politica è chi per cinque anni, in consiglio, ha alzato la mano a favore della maggioranza di centrodestra». Il riferimento è a Fortunato Addesi, ritenuto vicino a Censore, parte dell’attuale minoranza consiliare e ora tra i promotori della lista di centrosinistra. «Addirittura – prosegue – il nominativo è stato portato in assemblea per una mera ratifica e sul punto è mancata qualunque discussione».

Disì rivela poi un altro retroscena legato alla sua estromissione dalla commissione ristretta che è poi arrivata alla scelta di Maragò. «Mi è stato detto di farmi da parte visto che si faceva il mio nome in qualità di candidato, ma è chiaro che è il veto è stato posto direttamente da Censore che ha dato l’ordine: “abbattetelo”».

Vi sarebbe ora in corso un tentativo di ricucire lo strappo da parte della corrente “maggioritaria”, offrendo a Disì la possibilità di un eventuale incarico da vicensindaco. Eventualità che l’interessato esclude categoricamente: «Non m’interessa prestare il fianco a questi metodi di vecchio stampo che mirano alla tutela di interessi personali. Il mio progetto rimane in campo. Ci sono persone che come me credono che sia ora di dire basta a queste logiche e dunque andremo avanti».