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I rapporti col Pd, i giudizi sul centrodestra, le "condizioni" per scendere ancora in campo. Parla il leader dei Progressisti

Antonio Lo Schiavo
Politica

Rivendica «coerenza, serietà e competenza». È disposto a «dialogare» con le «figure istituzionali» del mal ridotto Pd vibonese, sapendo bene che rispetto al 2015 i rapporti di forza si sono invertiti. Ma non avrebbe alcun problema ad accantonare l’ipotesi di una sua candidatura diretta a sindaco «se non ci fossero le giuste condizioni». Antonio Lo Schiavo sa che nel centrosinistra questa volta può dare le carte e il mazzo dalle mani non se lo fa togliere.

Insomma, ha intenzione di candidarsi o no? «Non incorrerò nello stesso grave errore che stanno commettendo gli altri. Il candidato a sindaco deve nascere sulla base di una visione complessiva dei problemi della città e delle ricette per risolverli, una visione che deve emergere da un confronto tra tutti gli attori in campo».

A quali attori si riferisce? «Credo che la gente non sia cieca e si renda conto benissimo da chi è composta l’aggregazione di centrodestra. Una condizione che in quell’area non ha lasciato tutti soddisfatti. Ci sono delusi nel centrodestra, ci sono delusi nel Pd, ci sono tante persone a cui non è stata data voce, come le realtà associative, del terzo settore. Risorse sulle quali puntare per aggregare».

Entriamo nello specifico. Tra i soggetti politici si sa dell’appoggio che le offre Sinistra italiana. Tra gli altri, a cominciare dai suoi vecchi alleati del Pd, con chi pensa di poter dialogare? «Credo che il Pd debba risolvere innanzitutto i suoi problemi interni, dopodiché io sono disposto ad ascoltarli e capire cosa intendono fare. Hanno una grande responsabilità e due possibilità: scegliere con chi stare... Ritengo che la questione, in questo momento di confusione, debba essere presa in mano dai due esponenti istituzionali (il consigliere regionale Michele Mirabello e il deputato Antonio Viscomi, ndr), oltre che da una figura equilibrata come il presidente Enzo Romeo. In ogni caso, francamente, con loro o senza di loro io andrò avanti per la mia strada».

E se il Pd scegliesse di appoggiare altri candidati o correre da solo? «Me ne farei una ragione (ride)! Seriamente, arriverà il momento in cui dovranno fare una scelta: sostenere la candidatura di chi appena qualche mese fa, alle provinciali, era seduto al tavolo del centrodestra (Stefano Luciano, ndr), o ragionare con chi, in coerenza con i propri ideali e valori, ha votato l’unico candidato di centrosinistra, peraltro espresso proprio dal Pd. Perché il paradosso è questo: i loro consiglieri hanno votato Solano, io e il mio gruppo abbiamo appoggiato Schinella. Una persona con un minimo di senno trarrebbe le logiche conclusioni».

Ma quindi esclude ci possa essere un’interlocuzione anche col gruppo di Luciano? «Non ho alcuna preclusione nei riguardi delle forze moderate, purché si faccia un passo indietro sui nomi e si riparta da un tavolo programmatico».

Come giudica la scelta del centrodestra di puntare (quasi certamente) su una figura come l’avvocato Domenico Sorace? «Non ho nulla da dire sulla persona. Ho tanto da dire sui soliti metodi. Il centrodestra sta incappando ancora una volta, senza rendersene conto, nell’errore già commesso con la maggioranza che ha portato Elio Costa alla vittoria: mettere insieme un numero infinito di soggetti disomogenei, molti dei quali con ambizioni personali proiettate sui prossimi appuntamenti elettorali, che renderanno l’amministrazione ingovernabile, e ai quali poco importa del bene della città».

Ha detto che mancano i contenuti in questo inizio di campagna elettorali. Per finire, ce ne dica qualcuno lei. «Ripristinare i servizi primari che mancano; potenziare l’apparato burocratico e riorganizzare il personale con nuove risorse e nuovi mezzi, e mi sono già informato su come fare anche a fronte del dissesto; attuare politiche che diano un’identità alla città, la quale deve avere una sua vocazione che sia industriale, turistica o di servizi; superare i vincoli del dissesto idrogeologico che bloccano settori come l’edilizia; rilanciare il commercio a cominciare da un Patto che metta davanti i proprietari di immobili con i commercianti magari predisponendo un canone equo degli affitti; creare una fondazione che diventi l’organo di coordinamento tra le Politiche sociali del Comune e il terzo settore. Questo solo per grandi linee».

In definitiva, pensa davvero di riuscire a riaggregare il centrosinistra? «Non dipende solo da me, ma questa volta abbiamo quattro anni di esperienza da far valere e un grande senso di responsabilità verso la città. Se anche gli altri avvertono la necessità di dare un’alternativa a questo centrodestra che ha creato solo danni, noi siamo qua...».

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