giovedì,Agosto 18 2022

Sant’Onofrio e la mozione sulla guerra: replica del presidente del Consiglio comunale

Giuseppe Alibrandi indirizza una lettera aperta al capogruppo di minoranza Onofrio Maragò spiegando il contrasto con quanto previsto dal regolamento del Comune

Sant’Onofrio e la mozione sulla guerra: replica del presidente del Consiglio comunale
Il Comune di Sant'Onofrio e nel riquadro Giuseppe Alibrandi
Giuseppe Alibrandi

Dopo la lettera aperta del gruppo Tre Spighe presentata dal capogruppo, Onofrio Maragò, ecco la risposta con altra lettera aperta presentata dal presidente del Consiglio comunale di Sant’Onofrio, Giuseppe Alibrandi.

Preso atto della lettera presentata dal gruppo Tre Spighe, in persona del suo capogruppo consigliere di minoranza Onofrio Maragò, sento il dovere morale e istituzionale di rispondere, tutelando l’organo che onoratamente presiedo evitando strumentalizzazioni sulla mia persona e su tutto il Consiglio comunale. Prima di ogni cosa, ribadisco e preciso a gran voce, che il Comune di Sant’Onofrio, in ogni sua componente istituzionale, politica e sociale, ripudia la guerra ed ogni forma di violenza.  Ciò è principio che guida l’intera Nazione e che ogni Comune tutela e si impegna a raggiungere come obiettivo di ogni azione amministrativa e politica.Detto questo, per quanto la precisazione credo fosse superflua, ritengo fermamente – spiega Alibrandi – che sia stata fatta errata interpretazione di quanto avvenuto nel corso del Consiglio comunale dello scorso 10 marzo. E, infatti, la non approvazione della mozione non è da intendersi quale rifiuto di aiuto nei riguardi ditutte le persone tranciate dalla triste guerra in Ucraina, alle quali la solidarietà non mancherà in nessuncaso, ma semplicemente la forma utilizzata dal gruppo di minoranza, ossia la presentazione dimozione – si appalesava in contrasto con quanto disposto dall’art. 53 del regolamento C.C. Dunque,il rifiuto della stessa in quanto in contrasto con norma regolamentare non equivale a diniego all’oggetto della mozione stessa. Prima di entrare nel merito innanzitutto vorrei ancora una volta sottolineare, come fatto già nel mio intervento in Consiglio comunale, la situazione delicata ed emergenziale della guerra in corso che colpisce indirettamente anche tutti quanti noi con conseguenze spiacevoli sulle spalle dei cittadini già note a tutti. [Continua in basso]

Ciò merita sicuramente una riflessione profonda da parte di tutti evitando, cosa che sarebbe alquanto aberrante, spettacolarizzazioni e accuse sterili che in una situazione del genere rischiano di essere fine a sé stessi senza concorrere all’obiettivo finale voluto da tutti. Ci tengo a chiarire che la mia posizione all’interno del Consiglio comunale non è servile a nessuno e che nessuno si permette di usurpare il ruolo che ricopro, ma tutt’al più, il mio fine è sempre quello di trovare il giusto equilibrio tra le parti anche e soprattutto quando la discussione diventa più accesa, tutelando i diritti di ciascun consigliere come anche in questa occasione ho fatto. Entrando nel merito della mozione presentata, la stessa rilevava evidenti implicazioni di natura tecnica. Seppur il Consiglio comunale, come ben so, è un organo sovrano, ciò non mi esula dal fare un richiamo al regolamento non per portare giustificazioni, ma perché da presidente ho l’obbligo di rispettarlo e di farlo rispettare, anche se è il caso leggendone esplicitamente il contenuto. La mozione, non iscritta all’ordine del giorno, è stata presentata al Consiglio d’urgenza a seduta in corso, oralmente e non per iscritto, recitando:Propongo che il Consiglio comunale di Sant’Onofrio ripudi ogni forma di guerra e propongo che in questo momento di particolare gravità sia pronto a rendersi disponibile a favorire l’ospitalità di rifugiati provenienti da territori interessati dalla guerra agevolando nelle forme più opportune, per esempio coprendo il costo delle tariffe comunali, per tutti quei cittadini che offrono disponibilità”.

Così presentata è evidente che la mozione andava indubbiamente ad impegnare il bilancio comunale e che come previsto dall’art. 53 del regolamento del C.C. non poteva essere accolta in quella seduta. Per le mozioni con carattere di urgenza che abbiano per fine di provocare una manifestazione degli orientamenti e delle opinioni del Consiglio, e sempre che esse non impegnino il bilancio comunale, né modifichino norme di funzionamento dei servizi ed attività del Comune, non è necessaria la preventiva iscrizione all’ordine del giorno. Sono presentate per iscritto in sede di comunicazioni e discusse entro i termini di tempo previsti dall’undicesimo comma del precedente articolo. Se non rientrano entro tali termini la loro trattazione viene rinviata alla seduta successiva ed è iscritta nel relativo ordine del giorno.

Sono rammaricato perché è una mozione di cui in linea di massima ne condivido il contenuto e sono sicuro che tutto il Consiglio comunale lo condivide. Ma sono inoltre perplesso, perché la stessa poteva essere discussa in conferenza dei capigruppo, presentata nei tempi e nelle modalità previste dal regolamento e iscritta al relativo ordine del giorno con un’istruttoria preliminare per il parere di regolarità tecnica e contabile da parte degli uffici. Questo voto non è definitivo e incontrovertibile e non lascia nessuna macchia a questo Consiglio comunale. Quale rappresentante di un organo comunale super partes il monito che mi preme esprimere è quello di contenere superflue polemiche che distolgono le nostre forze, attenzioni e il nostro impegno da finalità più rilevanti quale quella di impegnarci nella risoluzione di ogni bisogno della comunità e di ogni tematica sociale quale quella attinente ai rifugiati ucraini. Pertanto, il sindaco e la giunta comunale potranno mettere in campo tutte le forme di solidarietà nei limiti delle possibilità dell’ente a favore di chi in questo momento particolare soffre. Ogni singolo consigliere potrà presentare le proprie proposte che verranno attentamente valutate e lavorate. L’unica cosa che conta in questo momento storico molto particolare non è una mozione respinta o accolta, ma è qualsiasi forma di aiuto che la nostra comunità potrà offrire al popolo ucraino”.

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