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Area ex Basalti a Vibo Marina: da monumento al degrado a Museo dell’Agroalimentare, scelta che fa discutere

Tanti i cimiteri industriali nelle Marinate che conferiscono un aspetto di abbandono ad una comunità che dovrebbe puntare su turismo e servizi marittimi e portuali

Area ex Basalti a Vibo Marina: da monumento al degrado a Museo dell’Agroalimentare, scelta che fa discutere
L’area Basalti interessata dal progetto di recupero

Il territorio che va da Vibo Marina a Portosalvo è disseminato di cimiteri industriali ed occupato, per una percentuale consistente, da insediamenti industriali ormai dismessi che conferiscono, in misura marcata, un aspetto di degrado e di abbandono a una cittadina che potrebbe ancora, nonostante tutto, giocarsi più di una carta in altri settori economici, come il turismo o l’offerta di servizi marittimo-portuali.
L’esempio più vistoso è rappresentato dall’area dell’ex Italcementi, ma non mancano altri casi: C.G.R, Gaslini, Saima, nonché l’ex deposito costiero Basalti & Bitumi. Per i motivi più diversi, le attività che vi si svolgevano sono state soppresse, ma gli insediamenti di ferro e cemento sono rimasti, silenti, a deperire. Ora sono presenze tristi, sinistre, inquinanti. [Continua in basso]

Forse l’ecomostro più longevo è quello dell’ex deposito Basalti & Bitumi a causa della sua collocazione in un’area posta a ridosso di un luogo di particolare richiamo per la presenza, alle sue spalle, di uno splendido arenile frequentato da un considerevole numero di utenti.
L’insediamento industriale fu attivo dal 1964 all’agosto del 2006, quando l’alluvione del 3 luglio di quell’anno decretò la sua fine. Con ordinanza n. 61/2006, il commissario delegato, l’allora presidente della Regione, Agazio Loiero, disponeva che la stessa attività industriale dovesse essere smantellata entro dodici mesi in quanto risultava essere collocata “in zona altimetricamente depressa, in posizione di incompatibilità con il territorio urbano e con l’ambiente marino circostante”.

I dodici mesi trascorsero senza esito e quattro anni dopo, il 5 luglio 2010, il gip di Vibo Valentia poneva l’area sotto sequestro preventivo, provvedimento eseguito dalla Guardia di Finanza del comando stazione aeronavale di Vibo Marina. Da allora sono trascorsi altri dodici anni. Appariva fortemente opportuno che l’area, dopo quasi sessanta anni, venisse restituita alla collettività programmando su di essa la costruzione di strutture pubbliche di cui la cittadina portuale ha urgente bisogno. Sull’area sarebbe potuto sorgere, a titolo esemplificativo, un auditorium comunale, un anfiteatro all’aperto per spettacoli estivi, una biblioteca-emeroteca con annessa sala conferenze, un poliambulatorio, una stazione marittima, un museo tematico del mare con annesso acquario e prevedendo, in ogni caso, la destinazione di un’adeguata fetta di area a verde pubblico attrezzato. La scelta è stata diversa. E’ notizia degli ultimi giorni che i fondi Cis-Calabria finanzieranno la costruzione di un “Museo dell’Agroalimentare”, che con Vibo Marina c’entra come i cavoli a merenda, scelta con cui si è persa l’occasione per fornire il segno di una cittadina più viva e vivibile.
Dopo lo smantellamento di uno dei più vistosi monumenti al degrado esistenti nella zona costiera vibonese, forse sarebbe stato più opportuno che Vibo Marina, grazie all’importante finanziamento (7.980.000 euro) ottenuto per il recupero dell’area ex Basalti & Bitumi, potesse beneficiare di un intervento capace di accentuarne il profilo di città turistica esaltando la propria connotazione di città di mare.

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