Pd, nuovi abbandoni all’orizzonte. Romeo: «Purtroppo è un partito padronale» – Video

Il presidente dell’assemblea provinciale non si sbilancia ma la strada sembra tracciata: «Renzi un ottimo leader, tra i dem a Vibo non c’è futuro»
Il presidente dell’assemblea provinciale non si sbilancia ma la strada sembra tracciata: «Renzi un ottimo leader, tra i dem a Vibo non c’è futuro»
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Il Pd muta a livello nazionale, si scinde, e l’effetto si riverbera anche sui territori. A Vibo Valentia, dove il partito è sempre stato veltroniano, bersaniano, lettiano, renziano a seconda del potente di turno, ora infatti è zingarettiano, l’aria sta cambiando. Gli abbandoni già si intravedono, e la scelta di rompere il fronte da parte dell’ex premier Matteo Renzi è accolta con un cauto entusiasmo anche da chi, da queste parti, non si riconosce più in un «partito padronale». È il caso del presidente dell’assemblea provinciale Enzo Romeo, che nelle dichiarazioni si mostra prudente ed esclude l’abbandono imminente. Ma il ragionamento da politico navigato si intuisce essere imperniato su una cautela d’obbligo, dato il momento delicato. Maria Salvia le sue dimissioni da componente dell’assemblea nazionale le ha già presentate questa mattina, aprendo la strada ai compagni di partito che, nell’ultima campagna elettorale per le amministrative di Vibo Valentia, avevano manifestato malumori per la gestione censoriana.

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«Sto riflettendo su ciò che è stato il partito nella provincia e nella città in questi anni – commenta Romeo -; abbiamo preso una bella “scoppola”, mi si passi il termine, alle comunali. Nello stesso tempo sto riflettendo sul fatto che nel momento in cui ci fu la fuoriuscita di Bersani e Speranza dal partito, in qualche modo grandi sconvolgimenti non ce ne sono stati, anche perché penso che la sinistra-sinistra in provincia e a livello nazionale non abbia grandi spazi ormai, mentre nell’area moderata forse spazi ce ne sono e ci saranno tante persone che valuteranno eventualmente di aderire». Il giudizio sulla gestione del Pd a Vibo è impietoso, un Pd segnato dall’“oligarchia” Censore-Mirabello-Insardà. «Questo partito continua ad avere un solo padrone che decide cosa fare, decide degli uomini, degli accordi». E siccome «non si può certo pensare di vivere in una realtà come la nostra stando sempre a guardare», la conclusione appare scontata anche se Romeo non la pronuncia. «Il Pd oggi a Vibo non ha grandi prospettive. Io ne sono il presidente, mi rendo conto che serve uno scatto d’orgoglio».

E dunque, in che direzione si va? «In questo momento sto valutando ciò che è meglio fare, non tanto sulla mia persona quanto per ridare entusiasmo ad un’area che in Italia è abbastanza consistente e in questo momento potrebbe avere in Renzi, che è un ottimo leader, l’occasione per rilanciare una certa attività politica. Vedo grande movimento anche in periferia, ci sono tante persone che non condividono un partito che continua ad attorcigliarsi su sé stesso». La strada è segnata, sembra soltanto questione di giorni per ufficializzare un passaggio che potrebbe registrare non soltanto il “transito” dell’attuale presidente dell’assemblea nazionale ma anche di altre figure di primo piano dell’ultimo coordinamento cittadino che, volenti o nolenti, si sono dovute “piegare” alla volontà del Capo.