Conferenza dei sindaci, parla Romeo: «Il centrodestra vuole fare da scudo a Occhiuto sulla sanità, io così non ci sto» – VIDEO
Il sindaco di Vibo spiega perché ha reagito duramente all’esito dell’elezione monocolore del comitato ristretto: «Da anni i cittadini soffrono le conseguenze di questa politica». E ancora: «Non volevo fare il presidente, chiedevo solo unità per risolvere davvero i problemi»
«Sconfitto io? No, sono stati sconfitti i cittadini della provincia vibonese che già da tanti anni ormai soffrono per l’incapacità di alcune persone che non riescono a rappresentare al meglio le istanze di questo territorio».
Non ha nessuna intenzione di glissare il sindaco Enzo Romeo, nessuna intenzione di abbozzare e chiuderla qui. Lo smacco subito in Conferenza dei sindaci, e con lui da tutto il centrosinistra, è qualcosa che non riesce a mandare giù. I fatti sono noti: la Conferenza dei sindaci ha espresso un comitato ristretto, una sorta di esecutivo che sia soprattutto l’interlocutore di Asp e Regione sulla sanità, tutto orientato verso il centrodestra. A presiederlo c’è il sindaco di Mileto, Salvatore Fortunato Giordano; al suo fianco Sergio Pititto (Pizzo), Enzo Massa (Vazzano) e Giuseppe Marasco (Nicotera). Ai margini resta quindi il centrosinistra, con Romeo che entra di diritto nel comitato dei 5 in quanto sindaco del capoluogo provinciale, ma isolato. Lui non è certo il tipo che si lasci andare a scatti d’ira o usi parole sopra le righe. Eppure, questa volta la sua irritazione è molto percepibile. E non è un caso che abbia rispedito al mittente con parole sprezzanti l’appello di Giordano, che ha invocato un’azione unitaria e condivisa.
Romeo, la sua reazione è stata molto veemente e piccata. C’era un accordo che è stato tradito?
«No, non c’era nessun accordo. O per meglio dire, avevamo provato a fare un accordo, ma da parte del centrodestra c’è stata una prova di forza, sono arrivati già determinati e non hanno proprio preso in considerazione la possibilità di poter gestire il comitato ristretto della conferenza dei sindaci in modo unitario».
Era questo che voleva, condivisione?
«Avevo chiesto con determinazione di mostrare unità e collaborazione, affinché potessimo imprimere davvero una svolta alla sanità vibonese».
Alla fine si trattava comunque di un’elezione guidata da logiche politiche. Come pensava di poterla spuntare senza i numeri?
«Credevo che i sindaci e chi li rappresenta anche dal punto di vista politico capissero che nel momento in cui si parla di un argomento così delicato, così grave come la sanità in provincia di Vibo, bisogna spogliarsi delle casacche azzurre, bianche e rosse. Insieme avremmo potuto programmare e agire per affrontare i veri problemi della gente».
Ma ha definito ipocrita l’appello di Giordano che ha chiesto di trovare un’intesa…
«Ho trovato le sue parole provocatorie e strumentali. L’accordo avremmo dovuto farlo prima quando l’ha chiesto il sindaco di Vibo, era quello il momento per mettersi intorno a un tavolo e fare in modo che il comitato ristretto non fosse espressione di una sola area politica. Invece, il confronto è stato affossato. Ma intendiamoci, quando parlo di accordo mancato non alludo alla presidenza. A me non interessava fare il presidente della Conferenza dei sindaci, è già abbastanza oneroso per me fare il sindaco della città al capoluogo. A me interessava che si raggiugesse una sinergia per definire delle linee strategiche comuni per dare risposte agli utenti che oggi sono veramente in grande difficoltà».
Significa che non parteciperà attivamente alla Conferenza dei sindaci?
«Il mio impegno nei confronti dei vibonesi non cambia, ma non avallerò scelte che abbiano un preciso imprimatur politico. Non è detto che la mia presenza non ci sia anche nel Comitato, ma certamente condividerò solo ciò che effettivamente è da condividere».
Cioè?
«La sanità vibonese è stata depauperata di quasi 32 milioni di euro rispetto alla provincia di Crotone. Una cosa inaudita. Si stanno chiudendo reparti, si stanno diminuendo i posti letto anche nei reparti in cui ancora si può lavorare. C’è una sanità territoriale inesistente, c’è una farmacia territoriale che farebbe scandalo anche in Paesi sottosviluppati… più sottosviluppati della Calabria».
Quindi?
«Nonostante questi problemi si continua a pensare che vadano date prova di forza politica, come quella espressa nella composizione del Comitato. Perché? Non dovremmo operare insieme per cercare di risolvere i problemi che esistono? Se c’è da fare una battaglia per questo ci sto, si faccia, ma veramente. Se ci sarà un’azione di sprone verso la Regione Calabria allora io sarò con il Comitato e sarò con la Conferenza».
Non crede che sarebbe stato meglio glissare piuttosto che esaltare indirettamente la vittoria del centrodestra mostrando la profonda irritazione per cui sono andate le cose?
«Glissare avrebbe significato dare la possibilità a queste persone di dire noi siamo i più bravi, noi siamo quelli forti, noi siamo quelli che abbiamo risolto i problemi della sanità. Ma non è così, non si può difendere l’indifendibile».