Dimissioni dopo l’inchiesta, parla Muratore: «Comune a rischio» – Video

L’ormai ex presidente del consiglio comunale di Vibo: «Il dato da trarre con il lavoro del procuratore Gratteri è questo, dagli altri mi sarei aspettato una risposta diversa ma ogni posizione è legittima»
L’ormai ex presidente del consiglio comunale di Vibo: «Il dato da trarre con il lavoro del procuratore Gratteri è questo, dagli altri mi sarei aspettato una risposta diversa ma ogni posizione è legittima»
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Le ragioni delle dimissioni da presidente del consiglio comunale di Vibo Valentia sono conseguenza del monito lanciato dal procuratore Nicola Gratteri. È lo stesso Giuseppe Muratore a spiegarlo nell’intervista che segue il suo forfait e la nota stampa del resto della maggioranza di centrodestra che, senza nominare l’ex alleato, conferma la volontà di andare avanti con il «coraggio dei giusti». Secondo Muratore «il municipio di Vibo è infiltrato, così come ci ha detto il giudice Gratteri, e io non ho più la serenità per continuare». L’ex presidente, un medico prestato alla politica, vicino alle posizioni del senatore forzista Giuseppe Mangialavori, ha detto di essersi confrontato proprio con il parlamentare e con il sindaco Maria Limardo prima di prendere una decisione che propizia il primo vero terremoto politico dopo l’operazione Rinascita-Scott che ha portato agli arresti fra gli altri del consigliere comunale di opposizione, Alfredo Lo Bianco, e del comandante dei vigili Filippo Nesci.

Assolutamente non coinvolto nel mare magnum della madre di tutti i blitz antimafia, ha lanciato il sasso nello stagno e spiega di aver chiesto una reazione pubblica diversa dopo gli arresti e il sostegno a chi gli arresti li ha fatti, una sorta di appello bipartisan alla politica rimasto evidentemente inascoltato.

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