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L’invito formulato a margine della seduta di Consiglio sulla modifica dello statuto. Russo: «maggioranza a brandelli»; Lo Schiavo: «Paralisi amministrativa»; Schiavello: «Hanno vinto i cittadini»

La conferenza stampa delle opposizioni
Politica

Repentina, a margine dello scioglimento della seduta di consiglio comunale (di fatto non celebratosi) che doveva discutere la variazione dello statuto per l’introduzione del decimo assessorato al Comune di Vibo, è giunta la convocazione di una conferenza stampa che l’opposizione ha tenuto unitariamente a Palazzo Luigi Razza.

A commentare il clamoroso dietrofront del sindaco Costa a pochi giorni di distanza dall’annuncio in pompa magna dell’avvenuto rimpasto dell’esecutivo i capigruppo di Pd, Progressisti per Vibo e Territori e libertà, Giovanni Russo, Antonio Lo Schiavo e Antonio Schiavello.

Per Russo quello di oggi è l’ennesimo «clamoroso scivolone della maggioranza e del sindaco Costa rispetto alla volontà già annunciata di allargare la Giunta a 10 assessori, pur non essendo questa procedura prevista dalla legge. Noi - ha detto - avevamo da subito affermato che non solo non era previsto dalla legge ma che era anche inopportuno sul piano politico per ciò che la città sta vivendo. Dieci assessori e una delega all’Immigrazione, pur non avendo il Comune competenze specifiche in materia, non era davvero cosa tollerabile. La città di Vibo, da due anni ormai, non è assolutamente amministrata. Costa e la sua maggioranza non hanno mai speso energie per farlo mentre lo hanno fatto eccome per mantenere gli equilibri che si presentano ogni giorno sempre più precari. Non hanno saputo né voluto affrontare le tante emergenze: dall’acqua potabile ai rifiuti, dai lavori pubblici ai tanti cantieri bloccati, da un settore nevralgico come quello dell’urbanistica ingessato, e quant’altro. Il sindaco Costa, ancora una volta, è stato tirato dalla giacchetta da Vibo Unica e Forza Italia. Quella che viene fuori da questa vicenda - ha aggiunto - è una maggioranza a brandelli. Auspichiamo che questa maggioranza inizi a risolvere qualche problema ma non possiamo non rilevare che oggi abbiamo un sindaco non più legittimato dalla sua stessa maggioranza, un sindaco ostaggio dei ricatti politici di Luciano e Mangialavori che oggi non dovrebbe fare altro che dimettersi e ridare la parola ai vibonesi. Sarebbe più dignitoso chiudere questo teatrino che ormai da oltre due anni va avanti a Palazzo Luigi Razza».

Dal canto suo Lo Schiavo non ha mancato di evidenziare che «inevitabilmente questo passaggio segna una svolta nella vita politica di questa consiliatura: è evidente che c’è un dissenso nell’area di centrodestra, non legato solo al rimpasto di giunta, ma che ha a che fare con frizioni tra più forze politiche che stentano a trovare un vero collante tra di esse. Il dato rilevante è che quasi la metà dei consiglieri comunali era contraria a questa modifica e questo è un segnale politico forte che dimostra, anche, come l’opposizione sia unita su alcune questioni di fondo. La città di Vibo che si trova oggettivamente lontana dal dibattito surreale della classe politica. Discutere come priorità di un allargamento del numero degli assessori voleva dire o non comprendere come le vere priorità siano altre o non essere in sintonia con la città. Il segnale è stato pesante: non è un fatto di poco conto fare una conferenza stampa in cui si annuncia una linea politica e dover poi fare marcia indietro così repentinamente: questo è un segno di disagio politico forte che non si chiuderà qui. Mi preoccupa - ha aggiunto Lo Schiavo - la paralisi amministrativa in un contesto di dati economici e sociali da vera emergenza. Spero per la città che il sindaco trovi la forza di andare avanti, ma qualora questo non dovesse accadere il rischio che vedo è quello di un’agonia che continuerà per mesi».

Infine Schiavello ha messo in evidenza come a prevalere sia stata «la volontà dei cittadini, primi ad opporsi, e dei loro referenti che hanno dato seguito ad una battaglia seria. Alla fine quando hanno capito di non avere più i numeri, nonostante le pressioni esercitate, hanno dovuto cedere all’ennesimo scivolone cambiando le carte in tavola a distanza di pochi giorni. Io sono stato contrario fin dal primo momento. Non tanto per il decimo assessore, che avrei anche accettato difronte alla reale necessità, ma l’invenzione di una delega all’immigrazione l’ho trovato scorretto nei confronti della cittadinanza vibonese. Per fortuna questo non è avvenuto è ed una vittoria delle opposizioni che hanno fatto questa battaglia unitaria».

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