Carattere

Chi si vergogna, chi vuole bloccare, chi medita vendette, chi ci mette dentro delle inesistenti componenti ideologiche non solo ha bisogno di un bravo psichiatra che gli spieghi la differenza tra la paura del Babau a 2 anni e a 30, ma ha proprio problemi seri con la vita sociale.

L'editoriale

Certo è che l’emancipazione di un territorio non passa dalla presenza o meno del mondo omosessuale in festa. Un po’ perché gay e lesbiche non sono trofei da esibire e un po’ perché essere persone normali non è migliorativo di una società. Quindi, la sola idea di schierarsi a favore della manifestazione “Gay Pride” di giorno 30 luglio a Tropea non toglie e non da niente. Colori, musiche, allegria a parte, s’intende. Il bellissimo carrozzone piumato è già di per se uno spettacolo nello spettacolo.

La contro-emancipazione, invece, è il vero tema della manifestazione. Se essere a favore dei gay non deve essere visto appunto come migliorativo in quanto fatto assolutamente naturale delle specie umana, il non esserlo invece dev’essere visto come peggiorativo in quanto fatto assolutamente innaturale della specie umana. Chi si vergogna, chi vuole bloccare, chi medita vendette, chi ci mette dentro delle inesistenti componenti ideologhe non solo ha bisogno di un bravo psichiatra che gli spieghi la differenza tra la paura del Babau a 2 anni e a 30, ma ha proprio problemi seri con la vita sociale. Quindi, purtroppo, chi ancora sta qui a puntare il dito contro i “froci” non ha capito bene che il problema della società è lui medesimo. Senza scomodare Freud o Platone, chi ce l’ha con qualcuno o è stato stuprato da piccolo (quindi soffre della sindrome da abusato/abusatore) o è complessato per fatti estranei. E ce ne dispiace, al pari di qualunque essere umano che soffre.

Tropea, capitale turistica calabrese, grazie a questa manifestazione “carnascialesca” riprenderà più slancio e bellezza di prima. E il motivo è assai semplice. La qualità del turismo qui parla fortunatamente tante lingue, escluso l’italiano. Tedeschi, svedesi, francesi, inglesi, svizzeri. Tutta gente, tutti popoli che hanno promosso leggi sulla civiltà già molti anni prima della “Cirinnà”. Quindi, per loro, per gente che viene qui a spendere i soldi veri, che mantiene in piedi per davvero (e non a ridicoli slogan di parte) l’intero circuito produttivo della “Costa degli Dei”, questa occasione sarà un modo importante per rivalutare seriamente lo stereotipo tipico del calabrese se non ‘ndranghetista quanto meno “spillatore di soldi” e, purtroppo, ignorante (vedi cementificazione senza scrupoli delle coste o incapacità totale di parlare almeno una lingua straniera).

Una bella ventata di civiltà, ecco. Non di emancipazione. Ma di civiltà.

Lacnews24.it
X

Seguici su Facebook