mercoledì,Febbraio 21 2024

Accorpamento Guardie mediche, Comuni sul piede di guerra contro l’Asp di Vibo: «Scelte scellerate»

Sulla rimodulazione delle postazioni di continuità assistenziale c'è chi festeggia parlando di «importante risultato» e chi annuncia battaglia gridando allo scippo e accusando i vertici dell'Azienda sanitaria: «Non conoscono il territorio»

Accorpamento Guardie mediche, Comuni sul piede di guerra contro l’Asp di Vibo: «Scelte scellerate»

Da un lato c’è chi festeggia, dall’altro chi annuncia battaglia. Sono queste le reazioni che si registrano tra sindaci e cittadini dopo la decisione dell’Asp di Vibo Valentia di accorpare alcune postazioni di Guardia medica a causa della carenza di personale. Troppo pochi i medici disponibili per poter tenere aperte tutte e 39 le sedi di continuità assistenziale presenti sul territorio provinciale, e così si è proceduto a una rimodulazione che – a detta del management aziendale – è solo temporanea. Operazione che consentirà anche di recuperare medici da impiegare nelle postazioni carenti e in quelle «nevralgiche» soprattutto durante il periodo estivo. [Continua in basso]

Da Nicotera si parla di «importante risultato»

L’Asp di Vibo Valentia

C’è chi festeggia, dicevamo, e tra questi vi è sicuramente il sindaco di Nicotera Giuseppe Marasco: la sua è una delle postazioni che sarà “rimpolpata” con i medici liberati dall’Asp con l’accorpamento di otto sedi (Simbario e Mongiana andranno con Serra San Bruno; Pizzoni con Soriano; Capistrano con Fabrizia; Gerocarne con San Nicola da Crissa; Drapia con Spilinga; Sant’Onofrio con Stefanaconi e Polia con Monterosso). Marasco nei giorni scorsi aveva presentato un esposto in Procura contro Asp e Regione poiché la carenza di personale aveva causato in più occasioni la chiusura della Guardia medica di Nicotera; oggi parla di «risultato» e «pur non mancando di esprimere la propria soddisfazione per questo primo importante passo in avanti, auspica adesso che l’Azienda sanitaria vada fino in fondo e ribadisce che le sue azioni a tutela del diritto alla salute dei cittadini nicoteresi e di quelli dei centri urbani limitrofi proseguiranno e anzi si intensificheranno».

Per Mongiana è un «ulteriore e grave scippo»

E poi c’è chi è sul piede di guerra, non vuole perdere la propria postazione di Guardia medica e lancia strali contro l’Asp di Vibo Valentia. Tra i primi ad intervenire sulla questione è l’amministrazione comunale di Mongiana, guidata dal sindaco Francesco Angilletta. «Dopo aver appreso dalle testate giornalistiche online, della questione relativa alla rimodulazione “temporanea” delle sedi di continuità assistenziali da parte dell’ASP di Vibo Valentia, con l’accorpamento (tra le tante) della Guardia Medica di Mongiana a Serra San Bruno oltre ad aver appreso dello “strano” caso dell’accorpamento delle guardie mediche di Fabrizia e addirittura Capistrano, dovuta alla carenza di personale sanitario, è necessario porre in essere ogni azione utile per fermare questa scellerata scelta! Non possiamo accettare questo ulteriore e grave scippo ad un territorio già privo di quasi tutti i servizi essenziali. Non permetteremo che i cittadini vengano privati di un diritto inviolabile qual è il diritto alla salute. Non assisteremo in silenzio a questa vergognosa e assurda decisione, la dignità dei Mongianesi non dovrà essere ulteriormente calpestata da dei burocrati». [Continua in basso]

Capistrano: di accorpamento non se ne parla

Giuseppe Giuliano, commissario Asp di Vibo

Sulla stessa linea il sindaco di Capistrano Marco Martino, dopo aver saputo anche lui dai giornali online dell’accorpamento delle Guardie mediche. Quella del suo comune, in particolare, è stata abbinata a Fabrizia nonostante i 36 chilometri che separano i due centri. Martino lamenta il fatto che l’Asp non abbia coinvolto i sindaci e parla di situazione drammatica, che «rischierebbe ancora una volta di far precipitare nell’oblio del disservizio le molteplici entità territoriali che oggi si trovano ad affrontare una condizione sanitaria davvero molto ma molto difficile. I presidi di Guardia medica rappresentano infatti una delle poche cose davvero importanti rimaste sui territori ed in particolar modo nei piccoli comuni. Sarebbe impensabile la loro mancanza e soprattutto sarebbe ancor di più impensabile credere che i cittadini in un momento di necessità debbano raggiungere mete distanti oltre 30 km dal luogo di residenza per ricevere un primo soccorso». Per Martino è «impressionante come si possa parlare di riduzione di presidi essenziali senza coinvolgere i sindaci dei territori e le prefetture di appartenenza». Il sindaco inoltre si dice contrario al numero chiuso in Medicina nonostante la grave carenza di medici e annuncia battaglia contro la decisione dell’Asp di Vibo, essendo responsabile della salute pubblica nel suo comune: «Non voglio certo creare allarmismi scellerati ma per quanto concerne la posizione della mia amministrazione reputo intoccabile ed indiscutibile la possibilità di accorpamento del nostro presidio ad altro comune».

Da Pizzoni si chiede un’assemblea dei sindaci

Anche il primo cittadino di Pizzoni, Vincenzo Caruso, contesta il non coinvolgimento dei sindaci da parte dell’Asp di Vibo: «L’ho appurato dai social». La postazione del suo comune è previsto sia accorpata con Soriano. «Subito i sindaci dei paesi le cui Guarda mediche sono coinvolte, ci siamo attivati per bloccare questa disposizione. Abbiamo ricevuto rassicurazioni in tal senso dal consigliere regionale Michele Comito. Abbiamo anche chiesto alla presidente della conferenza dei sindaci, Maria Limardo, di convocare un’assemblea alla presenza anche del commissario dell’Asp». Caruso precisa: «Contesto la delibera del commissario nel merito poiché non ha coinvolto i sindaci, ma soprattutto nel merito: perché chiudere alcune Guardie mediche, con quale criterio?».

«L’Asp non conosce il territorio»

A Pizzoni ad intervenire è stato anche l’ex sindaco Tiziana De Nardo, e attuale consigliere comunale di opposizione, che parla di «scelta scellerata» da parte dell’Asp che così «dimostra la poca cognizione e conoscenza del territorio ancor di più dell’entroterra vibonese». «Negli anni scorsi – aggiunge -, durante il mio mandato da sindaco avevamo già affrontato la problematica e si era superata perché io stessa in riferimento al ruolo occupato spiegai quanto poco fosse applicabile l’accorpamento alla guardia medica di Soriano. Innanzitutto non capivo e continuo a non capire perché bisognava mantenere la Guardia medica di Soriano a discapito di Pizzoni e Vazzano. Soriano quantomeno ha già una postazione 118 per sopperire ad eventuali situazioni particolari. Per i nostri territori mal collegati da strade disagevoli che distano almeno 8 km, tra smottamenti e tornanti, sta a significare che una problematica qualsiasi di un cittadino di Pizzoni e Vazzano non verrà mai risolta perché lo stesso preferirà recarsi in ospedale ed i più vicini distano 25 km e già di loro sono oberati per altri motivi di cui siamo tutti a conoscenza con il conseguente sovraffollamento e creando disservizi vari. Non tenendo conto che se il medico di guardia da Soriano dovesse fare una domiciliare a Pizzoni o Vazzano, nel frattempo della vista e la logistica di spostamento si può dire che finirebbe il turno con l’aggravante di lasciare vuota per diverse ore la postazione stessa. E sottolineando che una guardia medica può sostituire in alcuni casi alle chiamate di codice più leggero per il 118 evitando così di tenere l’equipe medica occupata in interventi minori rispetto a situazioni più pericolose. Mi chiedo se coloro che eseguono questi tagli hanno idea davvero dei disagi, della conoscenza e contezza del territorio, dove la popolazione anziana con le conseguenti precarietà di mobilità è di gran numero superiore rispetto ai giovani. E quindi i presidi di guardia medica sono elementi di sostegno sanitario imprescindibili e pertanto i cittadini confidano anche per la propria sicurezza in una presenza assistenziale medica sul territorio. Non si fanno i tagli a discapito dei cittadini! Confido – conclude De Nardo – nel nostro presidente Occhiuto e nel consigliere Comito delegato Sanità, che possano rivedere delle situazioni con il loro buon senso piuttosto che con la superficialità dimostrata da altri che vorrebbero desertificare i territori».

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