lunedì,Aprile 19 2021

La variante inglese spaventa il Vibonese, gli esperti: «È quella prevalente in tutta Italia»

Sei casi registrati in provincia di Vibo Valentia fanno crescere la preoccupazione per la rapidità del contagio. Ma è tutto il Paese ad essere coinvolto: «Ormai rappresenta il 54% delle infezioni Covid-19»

La variante inglese spaventa il Vibonese, gli esperti: «È quella prevalente in tutta Italia»

Sei casi della variante inglese del Covid-19 sono stati isolati in provincia di Vibo Valentia (su 11 in tutta la regione) nei 127 tamponi anti-Covid inviati dalle cinque Aziende sanitarie provinciali all’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno di Portici (Napoli).

Ma la preoccupazione per il diffondersi delle varianti del virus SarsCov2 che, più contagiose, cresce in tutta Italia. Le mutazioni si stanno infatti espandendo sul territorio nazionale sempre più rapidamente e lo dimostrano i risultati dell’ultima indagine dell’Istituto superiore di sanità (Iss): il 54% delle infezioni Covid-19 nel nostro Paese è dovuto proprio alla variante inglese, il 4,3% a quella brasiliana e lo 0,4% alla sudafricana. Una situazione che, avverte l’Iss, impone un rafforzamento delle misure per frenare i contagi. La stima viene dalla nuova “flash survey” condotta dall’Iss e dal ministero della Salute insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Bruno Kessler, come specifica l’Ansa.

Al 18 febbraio scorso, la prevalenza della variante inglese del virus era del 54% con valori oscillanti però tra le singole regioni tra lo 0% e il 93,3%, mentre per quella brasiliana era del 4,3% (0%-36,2%) e per la sudafricana dello 0,4% (0%-2,9%). In totale, hanno partecipato all’indagine le 21 Regioni/PPAA e complessivamente 101 laboratori, e sono stati effettuati 1296 sequenziamenti. L’indagine sulla diffusione delle varianti evidenzia un dato preannunciato e molto preoccupante: la variante inglese sta diventando quella “prevalente” nel paese, afferma l’Iss, e in considerazione della sua maggiore trasmissibilità «occorre rafforzare/innalzare le misure di mitigazione in tutto il Paese nel contenere e ridurre la diffusione del virus, mantenendo o riportando rapidamente i valori di Rt a valori sotto 1 e l’incidenza a valori in grado di garantire la possibilità del sistematico tracciamento di tutti i casi».

Ma ad allarmare è anche il diffondersi dell’altra variante, la brasiliana , finora più circoscritta. Emerge, infatti, una «chiara espansione geografica dall’epicentro umbro a regioni quali Lazio e Toscana della variante brasiliana, che deve essere contrastata con le massime misure di mitigazione». Intanto, è stata isolata oggi a Brescia per la prima volta – dopo alcuni casi in Emilia Romagna e Campania – anche la variante nigeriana del virus. «Per la prima volta abbiamo isolato il virus portatore di queste mutazioni che preoccupano perché potrebbero conferire resistenza ai vaccini anti Covid oggi disponibili», ha spiegato Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia. Il quadro della pandemia, dunque, si va aggravando a causa delle varianti ed è fondamentale adottare misure tempestive, come ha sottolineato il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro alla conferenza stampa a Palazzo Chigi per illustrare il prossimo Dpcm:

«Per la variante brasiliana – ha affermato – la sfida è il contenimento: bisogna intervenire chirurgicamente con zone rosse ed evitare che si diffonda in altri contesti. Questa doppia strategia si dovrà accompagnare a un monitoraggio stretto anche delle incidenze e un forte supporto alle vaccinazioni». Al contempo, ha evidenziato, «la circolazione della variante inglese è maggioritaria e lo sarà sempre più: ha più elevata trasmissibilità ed il modo migliore di contrastare la trasmissibilità è ridurre le occasioni di trasmissione». Altro dato è la maggiore diffusione dei contagi da varianti tra la popolazione più giovane, finora invece meno colpita dal virus. «Abbiamo evidenze chiare sul fatto che la variante inglese» è più trasmissibile «nelle fasce di età comprese tra i 10 e i 19 anni, ma anche tra i 6 e 10 anni» nelle quali «vi è un aumento del numero di casi infetti», ha spiegato in conferenza stampa il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli, precisando tuttavia come questo maggiore potere infettante «non si associa ad una patologia più grave». Quanto all’efficacia dei vaccini, la variante inglese non mostra resistenza, mentre per la brasiliana sono stati segnalati casi di reinfezione che, ha concluso Locatelli, «non dovrebbero però connotarsi con forme di particolare gravità».

https://www.ilvibonese.it/sanita/96292-covid-11-casi-di-variante-inglese-in-calabria-6-solo-nel-vibonese/

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